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Referenze

Successi così, meritano di essere esposti.

 

La Progress Insurance Broker con la sua divisione FineArt, nel corso di questi anni ha assicurato opere d’arte per oltre 100 miliardi di Euro. La passione per l’arte ci ha spinto ad essere non solo consulenti assicurativi delle maggiori esposizioni tenutasi in Italia nell’ultimo decennio, ma di partecipare attivamente al loro successo grazie anche alle nostre sponsorizzazioni. Tra le mostre svoltesi con la consulenza di Progress FineArt, vogliamo ricordare:



TITOLO MOSTRA LOCATION  CITTA'  ANNO INFO
American Dreamers. Realtà e immaginazione nell’arte contemporanea americana Palazzo Strozzi Firenze 2012  
Descrizione

American Dreamers. Realtà e immaginazione nell’arte contemporanea americana
 9 marzo-15 luglio 2012
 
Inaugurazione: 8 marzo 2012, ore 19.00
 
Esiste ancora il sogno americano? Qual è il suo possibile futuro in un’epoca in cui la promessa di felicità e di prosperità economica sembra scontrarsi con una realtà che esclude fasce sempre più larghe della popolazione?
 
La mostra propone opere di undici artisti contemporanei americani che utilizzano fantasia, immaginazione e sogno per costruire possibili mondi alternativi di fronte alla realtà sempre più complessa e difficile del presente. Per alcuni la costruzione di mondi fantastici costituisce la propria personale critica alla società contemporanea; per altri ciò permette di creare soluzioni alternative in cui ritrovare significati e valori che sembrano ormai persi.
 Alcune opere condensano l’essenza del reale in sistemi miniaturizzati, altre si espandono nello spazio creando mondi alternativi con cui lo spettatore è chiamato a interagire, altre ancora si nutrono di figure oniriche e fantastiche o riflettono su temi simbolici come la casa o la famiglia o su immagini del mondo dei media, ancora oggi centrali nella costruzione del mito dell’American way of life.
 
Artisti: Laura Ball, Adrien Broom, Nick Cave, Will Cotton, Adam Cvijanovic, Richard Deon, Thomas Doyle, Mandy Greer, Kirsten Hassenfeld, Patrick Jacobs, Christy Rupp
 
La mostra è organizzata dal CCC Strozzina in collaborazione con l’Hudson River Museum di Yonkers (New York) ed è curata da Bartholomew F. Bland.

ARTISTI
Laura Ball
Adrien Broom
Nick Cave
Will Cotton
Adam Cvijanovic
Richard Deon
Thomas Doyle
Mandy Greer
Kirsten Hassenfeld
Patrick Jacobs
Christy Rupp

 AUTORI CATALOGO
Bartholomew Bland
Robert Borosage / Katrina vanden Heuvel
Sandra L. Hanson / John Kenneth White
Franziska Nori

immagine pubblicata

T. Doyle, Acceptable losses, 2008 (detail),
Mixed media sculpture, diam. 40 x 34 cm
Courtesy the artist and Amanda Erlanson

Informazioni e prenotazioni:
 tel. +39 055 3917137
 didatticastrozzina@strozzina.org

CONTATTI
 Informazioni: +39 055 39 17 11
 Biglietteria: +39 055 26 45 155
 Email: news@strozzina.org

www.strozzina.org


 
DALI' - Un artista, un genio Complesso del Vittoriano Roma 2012  
Descrizione

Dopo quasi sessanta anni dall’ultima retrospettiva, ritorna nella capitale una grande esposizione dedicata a Salvador Dalì, uno degli artisti più celebri di tutti i tempi, al Complesso del Vittoriano: “Dalì. Un artista, un genio” dal 9 marzo al 1° luglio 2012.

La mostra, attraverso olii, disegni, documenti, fotografie, filmati, lettere, oggetti, vuole tessere il filo tra l’artista e il genio per restituire a tutto tondo il Salvador Dalì che ha saputo creare dalle sue eccentricità caratteriali e biografiche un universo affascinante e suggestivo di immagini plastiche e letterarie davvero uniche. Viene qui presentato l’artista la cui pittura visionaria di sogni, incubi e ossessioni, è stata sempre alla ricerca di quel “meraviglioso” che André Breton, il teorico del Surrealismo, considerava il fine dell’arte, ma anche il genio con le sue invenzioni e l’uomo con le sue bizzarrie.
Inoltre, alla luce dell’inedito contributo scientifico realizzato in occasione della mostra sulla cronologia del rapporto tra il grande artista spagnolo e l’Italia, l’esposizione vuole raccontare per la prima volta le relazioni tra il Maestro e il nostro paese e quanto l’arte italiana sia stata fondamentale per la sua opera. Un rapporto strettissimo, eppure quasi del tutto sconosciuto, fino ad oggi inesplorato.

L’esposizione presenta capolavori dalla Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres e vanta la collaborazione e il supporto di grandi istituzioni museali come il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, la Thyssen-Bornemisza Collection, l’Haggerty Museum of Art, il Walt Disney Animation Studios, Burbank.

La mostra “Dalì. Un artista, un genio” è a cura di Montse Aguer, Direttrice del Centro per gli studi daliniani alla Fundació Gala-Salvador Dalí, e Lea Mattarella, Docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Napoli con la direzione e il coordinamento generale di Alessandro Nicosia.

L’esposizione, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, promossa dalla Regione Lazio – Presidenza e Assessorato alla Cultura, Arte e Sport -, Roma Capitale - Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Assessorato alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani –, Provincia di Roma – Presidenza e Assessorato alle Politiche culturali -, Camera di Commercio di Roma, si avvale del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dell’Ambasciata di Spagna in Italia, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero degli Affari Esteri e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. La rassegna è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando.


La mostra
La mostra romana nasce dalla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí e vuole ripercorrere il cammino umano e artistico del grande Maestro spagnolo proprio perché non si può prescindere dal raccontare il Dalì uomo per raccontare il Dalì artista. Con questo obiettivo la rassegna vuole presentare vari focus che, partendo da una sezione introduttiva su Dalì uomo e personaggio, spaziano dall’influenza dell’arte italiana sulla sua arte, all’esposizione di veri e propri capolavori, fino ad un’inedita sezione che, grazie al contributo scientifico realizzato in occasione della mostra, racconterà il rapporto tra Dalì e l’Italia.

Nella SEZIONE INTRODUTTIVA dell’esposizione a introdurre alla scoperta del Dalí artista, è anche Dalí uomo. La sua voce e la sua faccia, le sue trovate e le sue performance, sono tappe imprescindibili dell’itinerario della mostra. Proprio per questo, all’inizio del percorso espositivo, è possibile ammirare per la prima volta a Roma numerosi scatti che il grande fotografo russo-americano Philippe Halsman ha dedicato al pittore spagnolo: immagini divertenti, piene di ironia da cui emerge la genialità sia dell’autore che del soggetto inquadrato.
Vengono inoltre presentate in questa sezione delle vere e proprie installazioni nelle quali si potrà sentire la voce stessa di Dalì e si potranno osservare le sue innumerevoli e originali performance. La mostra romana è infatti scandita dal volto, dalla voce, dalle apparizioni di questo surrealista totale che già negli anni Trenta aveva capito l’importanza della cultura di massa, anticipando di gran lunga l’atteggiamento di Andy Warhol, il fare di se stesso l’oggetto stesso di una grande, interminabile opera d’arte. Diversi monitor conducono chi guarda dentro le sue invenzioni, i suoi travestimenti, le sue teatralizzazioni.

Nella PRIMA SEZIONE si vuole analizzare quanto l’attenzione di Dalì verso la pittura e la scultura del passato si configuri come un dialogo serrato con i grandi maestri del Rinascimento italiano, che è desiderio di emulazione, ma anche sotterranea lotta per una sempre agognata supremazia nel campo dell’arte mondiale.
“Gala stava risvegliando il mio interesse per l’Italia” scrive Dalì in La vita segreta di Salvador Dalì, un’autobiografia in cui immaginazione e realtà si accavallano e si confondono proprio come fossimo dentro a un suo dipinto, identificando in quella che da sempre ha riconosciuto come la musa della sua pittura, la causa del suo innamoramento per il Bel Paese. Che per Dalì avviene su un doppio binario: il primo è un confronto con la classicità, l’altro la scoperta di elementi  misterosi. Quello dello sguardo duplice, di una cosa che ne contiene un’altra, della doppia visione è, d’altra parte, una delle modalità fondamentali e anche più suggestive dell’arte daliniana.
Per Dalí guardare i maestri non è esercizio di ammirazione ma scontro, sfida, lotta, competizione alla pari. Lui vuole ardentemente essere Raffaello, Michelangelo. In un piccolo foglio autografo, che le curatrici hanno voluto in mostra, dà le votazioni allo stile, colore, invenzione, disegno dei grandi artisti del passato e inserisce anche il suo nome tra questi.
Ci sono Raffaello, con cui si inizia, e Michelangelo con cui idealmente si chiude. Il quadro più antico di questa rassegna è proprio il giovanile Autoritratto con il collo di Raffaello del 1921, in cui l’artista rivela fin da subito la sua volontà di iniziare un sottile colloquio con il pittore urbinate che non si rivela come un semplice esercizio di ammirazione fatto da uno studente dell’Accademia, ma come una vera e propria identificazione.  “Mi ero lasciato crescere i capelli – ricorda lo stesso Dalì – ormai lunghi come quelli di una fanciulla, e guardandomi allo specchio amavo assumere l’espressione di malinconia, l’affascinante atteggiamento di Raffaello nell’autoritratto. Mi sarebbe piaciuto tanto somigliargli!”. E nei 50 segreti magici per dipingere aggiunge: “Ora dipingo, irresistibilmente, come Dalì, il che è già moltissimo, perché tra tutti i pittori contemporanei io sono colui che è maggiormente in grado di fare quel che vuole – e forse un giorno sarò considerato, senza essermelo prefisso, il Raffaello della mia epoca”. Ed è da notare come Dalì sostenga di poter essere accomunato a Raffaello anche senza la sua volontà, come fosse una cosa naturale.
Esposte, inoltre, tre tele, le più recenti di tutta la mostra, ideale sipario che chiude un confronto durato una vita,  in cui Dalì  rivisita Michelangelo. Queste immagini ispirate alla Pietà vaticana e al Giorno e la Notte delle Cappelle Medicee a Firenze, mostrano come per il pittore spagnolo guardare all’antico non significhi fare a meno del proprio lato visionario. L’Italia di Dalì ha sempre un passo doppio.

Nella SECONDA SEZIONE viene presentato un gruppo di capolavori di Salvador Dalì. Quadri dunque; perché a raccontare il mondo onirico, inquietante, denso di suggestioni, è la perfetta tecnica pittorica dell’artista spagnolo che, con spietato realismo, inquadra un mondo immaginario, oggi diventato patrimonio universale dello sguardo, eppure emerso dalla profondità di un inconscio che ha saputo fare del delirio e della propria paranoia un’indicibile forza.
Dalì nasce l’11 maggio 1904 a Figueres e muore nel 1989. Suo fratello maggiore, anch’egli di nome Salvador (nato il 12 ottobre 1901), muore a causa di una meningite nove mesi prima, il 1º agosto 1903. Il padre, Salvador Dalí y Cusí, è un avvocato e notaio appartenente alla classe media, la cui rigidità nell’applicazione della disciplina viene temperata dalla moglie, Felipa Domènech Ferrés, che incoraggia le aspirazioni artistiche del figlio. All’età di cinque anni Dalí viene condotto sulla tomba del fratello dai genitori, che gli dicono che lui è la sua reincarnazione, idea della quale finisce per convincersi. Dalí ha anche una sorella, Ana María, di tre anni più giovane di lui, che nel 1949 pubblicherà un libro sul fratello. Nel febbraio del 1921 la madre di Dalí muore per un tumore al seno. Dalí ha sedici anni; in seguito dirà che la morte della madre “è stata la disgrazia più grande che mi sia capitata nella vita. La adoravo... Non potevo rassegnarmi alla perdita di una persona su cui contavo per rendere invisibili le inevitabili imperfezioni della mia anima.”
A Barcellona entra ben presto in contatto con l’ambiente dell’avanguardia catalana, si fa cacciare dall’Accademia di Madrid dove si era iscritto nel 1922, perché non considera i suoi professori degni di giudicarlo. E scopre la pittura francese, la modernità: eccolo guardare al divisionismo in un quadro come Bagnanti, il cui soggetto è cézanniano, ma la resa è già quella di un universo in cui non c’è differenza tra solidi e liquidi, tra carni e sassi.
C’è poi la splendida fase realista in cui tutto sembra scolpito in un sole mediterraneo che rende il mondo incandescente ma contiene già quell’imbrunire, quegli incubi notturni a cui Dalí ci abituerà dopo poco. Capolavoro di questa fase è il Ritratto di ragazza del 1925 dove si intravede quel mare di Port Lligat che riappare in quel brano straordinario degli anni d’oro che è la Composizione surrealista con figure invisibili.
Il 1926 è la data del primo viaggio a Parigi e del confronto con Picasso: il cubismo si affaccia nell’Omaggio a Satie, qui esposto, dove è citato anche il nostro Grande Metafisico, Giorgio De Chirico. E che si tratti di una sfida tra giganti appare evidente nell’Accademia neocubista in cui Dalí spia le ‘gigantesse’ del collega andaluso, le fa sue, le trasfigura, ricordando l’Italia e il Mediterraneo.
Nel frattempo ha incontrato Gala, la sua musa, la donna con cui vivrà tutta la vita. Un’altra ossessione. Gala diventa albero in quel processo di trasformazione, putrefazione, decomposizione, ma anche costruzione e sovrapposizione di immagini e cose che lo affascina e lo cattura. Succede in un piccolo dipinto che mostra come la sapienza pittorica del nostro artista sia quella di un orafo abituato a incastonare pietre preziose. Anche la sua pittura è preziosa, impeccabile. Per dipingere in una minima dimensione con perfezione maniacale utilizza una lente di ingrandimento. L’effetto è quello monumentale dello Spettro del sex-appeal, un vero e proprio ossimoro. Gala è poi al centro dei suoi studi sulla ripetizione dell’immagine, sulla scienza, sull’atomo: la vede raddoppiata in un gioco di specchi nei dipinti stereoscopici.
Dalí affermava: “Ho sempre visto quello che gli altri non vedevano; e quello che vedevano loro io non lo vedevo”. Cercava l’estasi cioè quello “stato vitale sconvolgente durante il quale ogni segno e senso si capovolgono nel loro contrario, e le costruzioni estetiche razionali, morali hanno un cedimento”. Dopo la lite, per ragioni soprattutto politiche, con Breton e i colleghi surrealisti, alla domanda di un giornalista su cosa fosse stato il movimento rispose convinto: “Il Surrealismo sono io”. E la carrellata di capolavori qui esposti, dall’Autoritratto con la pancetta fino al Senso della malinconia, da Singolarità fino alla Figura e drappeggio in un paesaggio, tutto questo scorrere di misteri in spazi deserti, di ombre allungate, di cipressi che arrivano da Boecklin, di sciami di insetti, perle gigantesche che gli ha elargito lo sguardo su Vermeer, di orologi che non segnano un tempo reale, apparizioni, deliri geologici, fantasmi, vertigini, figure del sogno e del capriccio ma anche del terrore, rocce che si metamorfizzano anche in fattezze umanoidi, di frammenti di corpi come fossili preistorici su cui compaiono concrezioni materiche di ogni tipo, è davvero il frutto dell’immaginazione sfrenata e instancabile del più totale tra i surrealisti.
In mostra, esposti Impressioni d’Africa, ispirato proprio da un viaggio in Sicilia, e altri autentici capolavori come una straordinaria serie di dipinti e disegni surrealisti tutti realizzati in quel decennio magico per l’artista che ha inizio nel 1931: Il sentimento della velocità, Figura e drappeggio in un paesaggio, Gradiva ritrova le rovine antropomorfiche (fantasia retrospettiva), Il piano surrealista, Cortile Ovest dell’Isola dei morti (ossessione ricostitutiva da Boecklin), Coppia con la testa piena di nuvole, “Angelus” architettonico di Millet, Autoritratto con pancetta fritta, Eclissi e osmosi vegetali, Singolarità, La couple, lo Spettro del sex appeal, una perfezione di forme incastonate come un’antica miniatura, cesellate come in un lussuoso gioiello.

Nella TERZA SEZIONE, prendendo spunto dall’inedito contributo scientifico realizzato in occasione della mostra sulla cronologia delle relazioni tra l’artista spagnolo e l’Italia, l’esposizione vuole raccontare per la prima volta il rapporto tra Dalì in vita e il nostro paese.
Questo nesso, fino ad oggi quasi del tutto ignoto, rivive in mostra innanzitutto attraverso le rievocazioni dei suoi viaggi: tra Roma, Venezia e anche Bomarzo dove visita quei giardini popolati da mostri che sembrano venir fuori dalle rocce animate dei suoi dipinti. A questo proposito, in questa visione multipla, eccolo nelle immagini che lo vedono visitare, nel 1948, i giardini di Bomarzo e trovarvi un mondo di mostri e di figure fantastiche che appartengono al suo universo fin dai primi dipinti surrealisti. Di questa giornata in cui Dalì sembra quasi ritrovare le sue rocce che si trasformano in straordinarie figure della fantasia, è possibile vedere anche un filmato che è uno dei tanti che accompagnano il visitatore.
Si indaga, inoltre, non solo lo scambio fecondo con gli artisti del passato e suoi contemporanei, dall’ossessione per Raffaello e più tardi per Michelangelo fino alle suggestioni del mondo di Valori Plastici e di De Chirico, ma anche quello con registi, attori, industriali come Luchino Visconti, Anna Magnani, Alberto Alessi. Nel nostro paese Dalì collabora con Luchino Visconti a una messa in scena di Rosalinda o come vi piace di Shakespeare che debutta al Teatro Eliseo nel 1948. Questo avvenimento è ricostruito attraverso bellissime fotografie d’epoca, un album che apparteneva a Visconti, documenti vari, la corrispondenza tra i due e un paio di costumi originali. Ma non è questo l’unico contatto italiano ricostruito dalla mostra: c’è la casa di produzione Alessi per cui progetta un ‘oggetto inutile’; la Rosso Antico per cui realizza tre bottiglie differenti; il Teatro La Fenice che lo vede nelle vesti di scenografo di balletti; Anna Magnani con cui sogna di realizzare un film intitolato La carrettila de carne, “la vera storia di una donna paranoica innamorata di una carriola” ; c’è Federico Fellini a cui Gala propone di fare un film su Dalì e gli porta anche un giovane attore che dovrebbe recitare nella parte del maestro a cui, in questa circostanza, vengono messi dei bei baffi daliniani, ma c’è anche un sogno del regista italiano dedicato al pittore spagnolo. E poi ecco le mostre, le prime italiane, che gli danno la possibilità di vere e proprie performance come quando, in occasione dell’esposizione a Palazzo Rospigliosi, muore simbolicamente per poi rinascere in un cubo metafisico che viene portato in giro per la città da uomini incappucciati e da cui con grande effetto teatrale, l’artista esce magicamente in occasione della conferenza stampa.  Qui è espressa tutta la sua volontà di costruire eventi intorno alla sua persona, in modo da creare interesse e curiosità. Dalì, in questo senso, ha messo in atto le più moderne strategie di marketing. Inoltre sono ricostruiti, sempre attraverso documenti, fotografie, lettere, le feste, gli inviti, le relazione dei coniugi Dalì in Italia, i luoghi dei loro soggiorni. Ci sono poi i libri pubblicati in Italia e i fascicoli usciti per la rivista “Tempo” dedicati alla figura di Don Chisciotte. Tra le ossessioni del pittore c’è proprio la figura di Don Quixote: le pregevoli illustrazioni del testo di Chervantes sono in mostra a raccontarla.
E’ esposta anche la Vespa della Piaggio su cui Dalí è intervenuto nel 1962: lo scooter, infatti, viene ribattezzato Dulcinea come la donna amata dal personaggio chervantiano. Segue una sezione dedicata all’attività pubblicitaria: le bottiglie realizzate per il liquore Rosso Antico, l’oggetto ‘surrealisticamente’ inutile progettato per Alessi, bottiglie di profumo, copertine di riviste e affiches sono sorprendenti elementi che raccontano la realtà così contemporanea di un artista a tutto tondo.

Partner: Il Gioco del Lotto - Lottomatica, Eni, Trenitalia – Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, BNL Gruppo BNP Paribas, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena - Banche tesoriere di Roma Capitale

DALÌ - Un artista, un genio

Roma – Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)

9 marzo – 1 luglio 2012

Inaugurazione della mostra: giovedì 8 marzo 2012 - ore 18.00

Apertura al pubblico:    venerdì 9 marzo 2012 – ore 9.30

Chiusura:      domenica 1 luglio 2012

Orari:       dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30
       venerdì e sabato 9.30 – 23.30
       domenica  9.30 – 20.30

Costo del biglietto:     € 12,50 intero; € 9,00 ridotto

Catalogo della mostra:    Skira, Milano

Costo del catalogo:      € 35,00

Informazioni e visite guidate:   tel. 06/6780664

Prevendite:      199.747.554
       www.ticketone.it

Ufficio Stampa Comunicare Organizzando: 

        Sveva Fede
       Cell. 336/693767
       e-mail: sveva.fede@libero.it

       con la collaborazione di:

       Paola Saba
       Tel. 06/3225380, Fax 06/3224014
       e-mail: p.saba@comunicareorganizzando.it

       Caterina Mollica
       Tel. 06/3225380, Fax 06/3224014
       e-mail: c.mollica@comunicareorganizzando.it

Segreteria della mostra
c/o il Complesso del Vittoriano:   tel. 06/6780664 – 06/6780363

Organizzazione generale:    Comunicare Organizzando
       Tel. 06/3225380 – Fax 06/3224014
       e-mail: info@comunicareorganizzando.it

Per ulteriori informazioni:    www.comunicareorganizzando.it

immagine pubblicata

Salvador Dalí
© Halsman Archive
Dopo il 15 luglio 2012, non è permessa nessuna riproduzione senza il permesso dell’Archivio Philippe Halsman
Diritti di Immagine di Salvador Dalí riservati, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres, 2012 


 
Gustav Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione Museo Correr Venezia 2012  
Descrizione

A quasi un secolo dalla sua acclamata partecipazione alla Biennale di Venezia (1910), Gustav Klimt torna in laguna come protagonista di una straordinaria esposizione. L'occasione è importante, festeggiare il 150° della sua nascita (1862-2012) con un'esposizione frutto di una co-produzione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Museo Belvedere di Vienna, a cura di Alfreid Weidinger, uno dei massimi esperti dell’artista austriaco.
 

Nel 1910 la Biennale di Venezia gli dedicò un’intera sala in contrapposizione ad una personale di Renoir.
 
Nel 1901 ricevette il Primo Premio dell’Esposizione Internazionale di arte a Roma per Morte e Vita;
 
Nel 1903 Klimt effettuò un viaggio in Italia visitando Venezia, Ravenna e Firenze. Egli rimase molto impressionato dai mosaici bizantini la cui luminosità e preziosità furono ispirazione per la scelta dell’utilizzo del metallo come elemento primario nella composizione dei suoi lavori fino almeno al 1909.
 
Nel 1918, di ritorno da un viaggio a Roma, fu colpito da ictus e poco dopo morì. Il suo grande amico Egon Schiele lo ritrasse sul letto di morte.
 
"Gustav Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione" presenta grazie ad un ciclo eccezionale di dipinti, a rari e preziosi disegni, mobili e raffinati gioielli, ma anche elaborate ricostruzioni e interessanti documenti storici, la genesi e l’evoluzione, in ambito architettonico e pittorico, dell’opera di Klimt e di quanti con lui diedero vita alla Secessione viennese, personaggi come Minne, Jan Toorop, Fernand Khnopff, Koloman Moser, e soprattutto l’amico di tante avventure intellettuali e progettuali, Josef Hoffmann.

Nelle sale del Correr sono riunite per la prima volta insieme la Giuditta I (1901) e l’opera Giuditta II (1909), acquistata alla Biennale del 1910 per la Galleria Nazionale Moderna di Ca’ Pesaro, oltre ad alcuni capolavori del Belvedere di Vienna, l’istituzione proprietaria della più consistente collezione di olii su tela di Klimt, e altri provenienti da collezioni pubbliche e private tra cui Lady davanti al camino (1897/98) e Gli amanti (1901/1902), Hermine Gallia (1904), Il Girasole (1907).

"Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione"
Dal 24 marzo all'8 luglio 2012
Museo Correr, piazza San Marco, Venezia.
Orari: tutti i giorni, dalle 10 alle 19.
Ingresso: intero 16 euro (assieme ai Musei Civici), ridotto 8 euro
 
Info: 0412405211
www.mostraklimt.it


 
Italian Futurism 1909-1944 Espoo Museum of Modern Art Finlandia 2012  
Descrizione

2 marzo 2012 – 10 giugno 2012
                               
 
La mostra “Italian Futurism 1909-1944” si inserisce nel ciclo di mostre dedicate al Modernismo dal museo finlandese EMMA, dopo “Kazimir Malevich” (2006-2007), “The Power of Africa. Three Perspectives” (2010) ed è stata organizzata per la manifestazione “Helsinki World Design Capital 2012”.     
La mostra rappresenta i principali passaggi storici ed estetici del Movimento futurista dalla nascita nell’anno 1909 al 1944 attraverso 160 opere, tra pitture ad olio, collage, disegni, sculture, arredi, progetti di scenografia, tavole parolibere, fotografie e manifesti programmatici.
Espone 51 artisti, ripercorrendo le principali mostre cui presero parte in Italia e in Europa, da Les peintres futuristes italiens (Parigi 1912) alle Biennali degli anni venti, a Enrico Prampolini et les aéropeintres futuristes italiens (Parigi, 1932) all’unica itinerante in Scandinavia (“Il Novecento italiano”, Helsinki – Stoccolma – Oslo, 1931-32) e confronta in particolare gli sviluppi rispettivamente filo-fascisti e filo-bolscevichi del Movimento futurista italiano e dei gruppi futuristi russi dal primo dopoguerra.        
Il corpus della mostra individua la principale influenza del Movimento futurista sulle altre avanguardie e sull’arte del dopoguerra nella originaria vocazione performativa, della quale documenta le declinazioni nei media artistici, dalla poesia concreta di Marinetti alle composizioni pre-dada di Cangiullo, al design e al visual design di Calzavara, alla cartellonistica pubblicitaria di Depero – oggetto di un raffronto con gli stilemi neonatali delle correnti neo-pop – all’iconografia pre-pop di Balla negli anni trenta. 
In tal senso, mentre dell’opera di Boccioni è rappresentata la fase anteriore all’assimilazione del cubismo e il periodo cezanniano, della coeva produzione astrattista, dal simbolismo esoterico di Ginna al “verismo astratto” di Balla, è rappresentato lo sviluppo nei complessi plastici e nei polimaterici cinetici della metà degli anni dieci e degli anni venti (Zátková) e negli arredi e oggetti decorativi.         
All’interno di questo macrotema, l’esposizione confronta la parola libera e il rebus –, dal quale deriveranno le “parole crociate”, “parole coatte” secondo la definizione di Cecchi – proposto come possibile nuovo contesto per l’origine delle parolibere.  


Elenco degli artisti: 
Enrico Allemandi 
Cesare Andreoni 
R.M. Baldessari 
Giacomo Balla
Barbara 
Vasco Battistoni
Benedetta 
Umberto Boccioni
Arturo Bragaglia
Attilio Calzavara
Francesco Cangiullo 
Pasqualino Cangiullo
Carlo Dalmazzo Carrà 
Arturo Ciacelli
Umberto Primo Conti
Tullio Crali
Francesco Cristofanetti
Fortunato Depero
De Pistoris
Di Bosso
Nicolay Diulgheroff
Gerardo Dottori
Leonardo Dudreville
Carlo Erba
Julius Evola
Farfa
Fillia
Achille Funi
Gino Galli
Arnaldo Ginna
Virgilio Marchi
Filippo Tommaso Marinetti
Mario Nannini
Emilio Notte
Pippo Oriani
Vinicio Paladini
Ivo Pannaggi
Enrico Prampolini
Pippo Rizzo
Angelo Rognoni
Romolo Romani
Ottone Rosai
Mino Rosso
Luigi Russolo
Gino Severini
Mario Sironi
Ardengo Soffici
Tato
Thayaht
Lucio Venna
Rougena Zatkova 

In cooperation with
 •Futur-ism
 •Galleria Comunale d'Arte Moderna of Roma
 •Estorick Collection of Modern Italian Art of London
 •Unicredit Group Collection
 
Curators:
 
•Giancarlo Carpi
 •Marco Ancora


EMMA - Espoo Museum of Modern Art
The WeeGee Exhibition Centre, Ahertajantie 5, Tapiola
P.O.Box 6661, 02070 ESPOON KAUPUNKI
 +358 (0)9 8165 7512, info@emma.museum
 Reservations on Mon.-Fri. 9.00-12.00.
tel. +358 (0)9 8163 0493

Ulteriori informazioni


 
La dinastia Brueghel Villa Olmo Como 2012  
Descrizione

dal 24 Marzo 29 Luglio 2012

Sta per inaugurare l’edizione 2012 della grande mostra di Villa Olmo, che quest’anno sarà dedicata alla “dinastia dei Brueghel”, una delle piu importanti dinastie fiamminghe di artisti sviluppatasi tra il XVI e il XVII secolo.

Dopo le otto mostre precedenti, stabilmente nella classifica delle dieci mostre più visitate in Italia, la nuova rassegna costituirà un progetto unico nelle grandi mostre di Villa Olmo, infatti sarà per la prima volta esportata in Europa e negli Stati Uniti divenendo così un evento di portata internazionale: dopo l’esposizione negli splendidi ambienti di Villa Olmo, dal 24 marzo al 29 luglio, la rassegna approderà a Tel Aviv, poi a Praga, a Miami e infine a S. Pietroburgo.
 
La rassegna, che conterà oltre 70 dipinti ad olio e 30 tra disegni e incisioni, assicurati per un valore complessivo che supera i cento milioni di euro e provenienti da importanti collezioni private e musei italiani e stranieri, rappresenterà tutta la dinastia dei maestri fiamminghi. Tra le opere in mostra un capolavoro di Hieronymus Bosch, a cui Pieter Brueghel il vecchio si ispirava. L’opera, parte di una collezione privata di New York, fino ad ora non è mai stata esposta al pubblico.

LA DINASTIA BRUEGHEL,  a cura di Sergio Gaddi e Doron J. Lurie
 
PERIODO: 24 marzo – 29 luglio 2012
 
SEDE: Como, Villa Olmo  -  via Cantoni 1

Ufficio Stampa
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Comunicato stampa La dinastia di Brueghel   >>>                                                                           

CATALOGO
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immagine pubblicata: Pieter Brueghel il Giovane, Festa di matrimonio all'aperto, 1610 ca., olio su tavola, 74,2x94 cm


 
La Pittura Italiana del XIX Secolo Dal Neoclassicismo al Simbolismo Museo Statale Ermitage - Castello Visconteo San Pietroburgo - Pavia 2012  
Descrizione

La Progress Fineart è lieta di annunciare il sostegno che ha dato per una grande mostra, che conclude l’anno Italia-Russia, dedicata alla pittura italiana dell’Ottocento.

LA PITTURA ITALIANA DEL XIX SECOLO - Dal Neoclassicismo al Simbolismo

San Pietroburgo
Museo Statale Ermitage

20 novembre 2011 - 22 gennaio 2012
Pavia
Castello Visconteo

11 febbraio - 18 marzo 2012 - PROROGATA FINO AL 9 APRILE 2012



COMUNICATO STAMPA

A San Pietroburgo la cultura italiana e lombarda anche con i Solisti di Pavia.


Sarà un’autentica scoperta per il pubblico russo e, nel contempo, una straordinaria conferma delle importanti e solide relazioni scientifiche e culturali tra l’Italia e la Russia da un lato, e tra Pavia e l’Ermitage dall’altro.

La mostra ospitata dal prossimo 20 novembre nella prestigiosa sede del Museo Ermitage, presenterà infatti per la prima volta al pubblico russo un’ampia rassegna dellla pittura italiana del XIX secolo, con un nucleo importante di opere della quadreria dell’Ottocento e della Collezione Morone dei Musei Civici di Pavia e prestiti da tanti altri importanti Musei e Collezioni italiani coordinati dai musei pavesi e da Villaggio Globle International.

Un’iniziativa che si pone a chiusura dell’anno dedicato ai rapporti culturali tra Italia e Russia e che si colloca nell’ambito del protocollo siglato nel 2009 tra il Museo Statale Ermitage, il Comune di Pavia, i Musei Civici di Pavia e la Fondazione Banca del Monte di Lombardia, che, in questi due anni ha già portato la città lombarda a realizzare importanti progetti condivisi dai due musei, come le mostre dedicate alla pittura spagnola del Seicento dall’Ermitage e ai Leonardeschi.
La grande rivalutazione e valorizzazione della pittura italiana dell’Ottocento, condotta in questi ultimi anni nelle sue diverse declinazioni tematiche e stilistiche e nelle sue differenti scuole regionali – di cui Pavia vanta importanti testimonianze - ha determinato dunque la volontà di mostrare al pubblico pietroburghese una selezione di circa ottanta opere che, per esempi eccellenti, testimoniasse la ricchezza e la varietà sia delle formule artistiche, sia dei generi, sia delle iconografie dell'arte figurativa italiana del XIX secolo.
Attraverso la pittura del primo Neoclassicismo, passando per le varie sfaccettature del Romanticismo storico e del Realismo, sino ad arrivare al Simbolismo di fine secolo, è possibile raccontare la storia civile, la società, la cultura, le idee e i luoghi di una nazione che si è via via aggregata, mantenendo tuttavia peculiarità formali e contenutistiche: un’occasione importante dunque di confronto con un’Italia in formazione proprio nella concomitanza dei 150 dell’Unità.

La mostra, promossa da Comune di Pavia-Musei Civici di Pavia, Associazione Pavia Città Internazionale dei Saperi, Fondazione Banca delMonte di Lombardia,Museo Statale Ermitage in collaborazione con la Fondazione Ermitage Italia, curata da Susanna Zatti e Fernando Mazzocca, consentirà dunque di illustrare gli stili di un secolo - il nitore neoclassico, il pathos romantico, la forza del colore dei macchiaioli, il sensualismo dei decadenti - e le tematiche predilette dal collezionismo e dal vivace mercato: dalle vedute e paesaggi che descrivono le meraviglie del Bel Paese ai ritratti ambientati o scapigliati; dalle aneddotiche e sapide scene di genere alle grandi rievocazioni allegoriche o di storia risorgimentale. Infine darà modo di evidenziare la personalità straordinaria di alcuni protagonisti della pittura italiana, degni di stare alla pari con i più celebrati rappresentanti europei: da Appiani ad Hayez, da Piccio a Faruffini, da Morbelli a Fattori, da De Nittis a Segantini, da Pellizza a Zandomeneghi.

A San Pietroburgo - esposti nella splendida Sala degli Stemmi del grande museo sulla Neva - giungeranno dunque opere chiave del XIX secolo da Firenze, Torino, Milano, Genova, Bergamo, Brescia, Carpi, Vercelli, Rovereto, per proporre un panorama quanto più rappresentativo e di grandissima qualità dell’arte nazionale.

A documentare l’importante evento espositivo, sarà realizzato dall’Editore Skira un catalogo bilingue italiano/russo, mentre altri importanti eventi collaterali promossi dalla Fondazione Banca del Monte di Lombardia consentiranno, in occasone dell’inaugurazione dell’evento, di promuovere le eccellenze e la cultura non solo figurativa italiana e pavese, ma anche musicale ed enogastronomica. In particolare, nello splendidio Teatro dell’Ermitage, progettato dall’architetto italiano Quarenghi, i Solisti di Pavia, con direttore e solista il Maestro Enrico Dindo, terranno un concerto straordinario – nell’ambito del tour per il loro decennale – appositamente studiato per contestualizzare anche musicalmente la grande stagione dell’Ottocento italiano presentata in Russia. Il concerto proporrà, infatti, alcuni brani del più noto repertorio musicale concertistico del XIX secolo da Martucci e Haydn fino a Cajkovskij.

La mostra “La pittura italiana del XIX secolo. Dal Neoclassicismo al Simbolismo” dopo l’esposizione a San Pietroburgo sarà presentata al Castello Visconteo di Pavia dall’11 febbraio al 18 marzo 2012.

Museo Statale Ermitage, vedi il video:

Promotori
Comune di Pavia - Musei Civici
Museo Statale Ermitage, San Pietroburgo
Associazione Pavia Città Internazionale
dei Saperi
Fondazione Banca del Monte di Lombardia
con la collaborazione di
Fondazione Ermitage Italia
con il patrocinio di
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Comitato Italia Russia 2011
Università degli Studi di Pavia
Consolato Generale d’Italia, San Pietroburgo
con il contributo di
Camera di Commercio e Industria, Pavia

Sponsor
Ecofor
Fondazione Bussodera Branca
Acqua Panna
si ringrazia inoltre per la collaborazione
Annabella
Le Fracce
Progress Fineart

Organizzazione generale
Musei Civici di Pavia
Associazione Pavia Città Internazionale
dei Saperi
Villaggio Globale International

Mostra e catalogo a cura di
Susanna Zatti
Fernando Mazzocca
con la collaborazione di
Francesca Porreca

Catalogo
Skira

Ufficio Stampa
Villaggio Globale International
Lucia Crespi per Skira
Restauri
C.R.D., Conservazione Restauro Dipinti,
Lazzate
Centro di Restauro Paola Zanolini
e Ida Ravenna, Milano
Laboratorio di Restauro delle Scuole Pie,
Genova
Letizia Nesi - Centro conservazione
e restauro, Firenze
Romeo Seccamani, Laboratorio di ricerca
e conservazione d’arte, Brescia

Revisione conservativa delle opere in mostra
Paola Zanolini

Trasporti
Arteria srl
in collaborazione con
Khepry, San Pietroburgo

Assicurazioni
Progress FineArt

Albo dei prestatori
Bergamo, Accademia Carrara
Bologna, MAMbo -Museo d’Arte Moderna
Brescia, Musei Civici d’Arte Storia e Scienze
Carpi, Palazzo Foresti
Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti - Soprintendenza P.S.A.E. e per il Polo Museale della Città di Firenze
Genova, Galleria d’Arte Moderna
Genova, Raccolte Frugone
Milano, Galleria d’Arte Moderna
Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci“
Milano, Casa di Riposo per Musicisti
Fondazione “Giuseppe Verdi”
Milano, Fondazione Internazionale Premio Eugenio Balzan
Pavia, Musei Civici, Quadreria dell’Ottocento, Collezione Morone, Museo del Risorgimento
Rovereto, MART - Museo d’Arte contemporanea di Trento e Rovereto
Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea
Vercelli, Fondazione Museo Francesco Borgogna

Ulteriori informazioni


www.hermitagemuseum.org

www.museicivici.pavia.it


 
New Art – Speed, Danger, Defiance. Italian Futurism 1909 – 1944 Espoo Museum of Modern Art Finlandia 2012  
Descrizione

2 marzo 2012 – 10 giugno 2012
                               
 
La mostra “Italian Futurism 1909-1944” si inserisce nel ciclo di mostre dedicate al Modernismo dal museo finlandese EMMA, dopo “Kazimir Malevich” (2006-2007), “The Power of Africa. Three Perspectives” (2010) ed è stata organizzata per la manifestazione “Helsinki World Design Capital 2012”.     
La mostra rappresenta i principali passaggi storici ed estetici del Movimento futurista dalla nascita nell’anno 1909 al 1944 attraverso 160 opere, tra pitture ad olio, collage, disegni, sculture, arredi, progetti di scenografia, tavole parolibere, fotografie e manifesti programmatici.
Espone 51 artisti, ripercorrendo le principali mostre cui presero parte in Italia e in Europa, da Les peintres futuristes italiens (Parigi 1912) alle Biennali degli anni venti, a Enrico Prampolini et les aéropeintres futuristes italiens (Parigi, 1932) all’unica itinerante in Scandinavia (“Il Novecento italiano”, Helsinki – Stoccolma – Oslo, 1931-32) e confronta in particolare gli sviluppi rispettivamente filo-fascisti e filo-bolscevichi del Movimento futurista italiano e dei gruppi futuristi russi dal primo dopoguerra.        
Il corpus della mostra individua la principale influenza del Movimento futurista sulle altre avanguardie e sull’arte del dopoguerra nella originaria vocazione performativa, della quale documenta le declinazioni nei media artistici, dalla poesia concreta di Marinetti alle composizioni pre-dada di Cangiullo, al design e al visual design di Calzavara, alla cartellonistica pubblicitaria di Depero – oggetto di un raffronto con gli stilemi neonatali delle correnti neo-pop – all’iconografia pre-pop di Balla negli anni trenta. 
In tal senso, mentre dell’opera di Boccioni è rappresentata la fase anteriore all’assimilazione del cubismo e il periodo cezanniano, della coeva produzione astrattista, dal simbolismo esoterico di Ginna al “verismo astratto” di Balla, è rappresentato lo sviluppo nei complessi plastici e nei polimaterici cinetici della metà degli anni dieci e degli anni venti (Zátková) e negli arredi e oggetti decorativi.         
All’interno di questo macrotema, l’esposizione confronta la parola libera e il rebus –, dal quale deriveranno le “parole crociate”, “parole coatte” secondo la definizione di Cecchi – proposto come possibile nuovo contesto per l’origine delle parolibere.  


Elenco degli artisti: 
Enrico Allemandi 
Cesare Andreoni 
R.M. Baldessari 
Giacomo Balla
Barbara 
Vasco Battistoni
Benedetta 
Umberto Boccioni
Arturo Bragaglia
Attilio Calzavara
Francesco Cangiullo 
Pasqualino Cangiullo
Carlo Dalmazzo Carrà 
Arturo Ciacelli
Umberto Primo Conti
Tullio Crali
Francesco Cristofanetti
Fortunato Depero
De Pistoris
Di Bosso
Nicolay Diulgheroff
Gerardo Dottori
Leonardo Dudreville
Carlo Erba
Julius Evola
Farfa
Fillia
Achille Funi
Gino Galli
Arnaldo Ginna
Virgilio Marchi
Filippo Tommaso Marinetti
Mario Nannini
Emilio Notte
Pippo Oriani
Vinicio Paladini
Ivo Pannaggi
Enrico Prampolini
Pippo Rizzo
Angelo Rognoni
Romolo Romani
Ottone Rosai
Mino Rosso
Luigi Russolo
Gino Severini
Mario Sironi
Ardengo Soffici
Tato
Thayaht
Lucio Venna
Rougena Zatkova 

In cooperation with
 •Futur-ism
 •Galleria Comunale d'Arte Moderna of Roma
 •Estorick Collection of Modern Italian Art of London
 •Unicredit Group Collection
 
Curators:
 
•Giancarlo Carpi
 •Marco Ancora


EMMA - Espoo Museum of Modern Art
The WeeGee Exhibition Centre, Ahertajantie 5, Tapiola
P.O.Box 6661, 02070 ESPOON KAUPUNKI
 +358 (0)9 8165 7512, info@emma.museum
 Reservations on Mon.-Fri. 9.00-12.00.
tel. +358 (0)9 8163 0493

Ulteriori informazioni


 
Tintoretto Scuderie del Quirinale Roma 2012  
Descrizione

Le Scuderie del Quirinale, a Roma, presentano dal 25 febbraio al 10 giugno 2012 un’importante mostra dedicata a Tintoretto, a cura di Vittorio Sgarbi. Il percorso espositivo toccherà tutti i generi in cui il maestro veneziano si è cimentato: dai grandi teleri religiosi, alle opere profane, alla ritrattistica.
 
La mostra si svilupperà nei due piani espositivi delle Scuderie seguendo una precisa narrazione biografica.
 Il primo piano si aprirà con quell’icona della modernità rappresentata dal Miracolo dello schiavo delle Gallerie dell’Accademia di Venezia: una scena di crudo realismo, quasi sovrannaturale nell’immagine di San Marco che scende in carne e ossa nel lazzaretto a confortare una folla di malati e moribondi che rappresenta direttamente il gran male del tempo.
 
A quest’opera seguiranno le principali committenze ecclesiastiche, in un racconto che evidenzierà la strettissima connessione tra il pittore e la sua città, Venezia. Si ammireranno tra gli altri Il ritrovamento del corpo di San Marco compiuto per la Scuola Grande di San Marco e le magnifiche tele raffiguranti Santa Maria egiziaca e Santa Maria leggente della Scuola Grande di San Rocco, restaurate in occasione della mostra, così come importanti interventi di tutela sono stati effettuati su alcune ‘teleri’ delle chiese veneziane, come da tradizione consolidata per le mostre delle Scuderie. Tra questi, spiccherà in mostra il serrato confronto tra le due versioni dell’Ultima cena provenienti dalle chiese di San Polo e di San Trovaso: fra le più impressionanti e famose.
 
Al secondo piano, alla pittura religiosa di temi devozionali e dimensioni più contenute si accompagneranno alcuni tra i massimi capolavori della ritrattistica tintorettesca e della pittura profana – introdotta dai cromatismi accecanti e le vibrazioni tonali del San Giorgio uccide il drago della National Gallery di Londra – con prestiti di assoluta eccezionalità quali il malinconico e galante Venere, Vulcano e Marte dell’Alte Pinakothek di Monaco o, tra le storie bibliche, la versione viennese della Susanna e i vecchioni, ove la fanciulla è raffigurata in tutto lo splendore della sua bellezza e luminosità di un nudo che si accompagna all’amorevole minuzia con cui il maestro veneziano descrive i mille particolari della scena.
 
La mostra, che raccoglierà una quarantina di opere scelte per la loro rappresentatività a comporre un racconto visivo capace di illustrarne l’eccezionalità dell’universo pittorico del grande maestro veneziano, sarà arricchita da una sezione straordinaria per raccontare anche il mondo artistico con cui Tintoretto si confronta e che con lui, a sua volta, si misura, a partire dal dibattuto rapporto con il grande Tiziano rappresentato dalla grande Pala con l’Annunciazione della chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli. Qui, opere di maestri di area veneta (e non solo, come nel caso dell’olandese Lambert Sustris che si formò a Venezia tra Tiziano e Tintoretto ed El Greco, spagnolo ma di origine cretese, trasferito a Venezia), da Schiavone a Paolo Veronese, a Parmigianino, Jacopo Bassano o il meno conosciuto Giovanni Demio.
 

Accompagnerà la mostra un catalogo scientifico edito da Skira.

Sede della mostra:
Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio 16, Roma
www.scuderiequirinale.it


 
Achtung! Achtung! locali ex-GIL Roma 2011  
 
Albert Burri, Graphèin. L'opera grafica Palazzo Vecchio San Gemini 2011  
Descrizione

ALBERTO BURRI GRAPHEIN. L’OPERA GRAFICA
Palazzo Vecchio, San Gemini (Terni), 24 settembre - 9 ottobre 2011, XXXVIII Giostra dell'Arme

La città di San Gemini ospiterà, nella splendida Sala dei Priori di PalazzoVecchio, dal 24 settembre al 9 ottobre 2011 24 opere grafiche di Alberto Burri (1915 – 1995) provenienti dalla Fondazione Palazzo Albizzini – Collezione Burri di Città di Castello (PG). La mostra, alla quale è stata concessa la Medaglia del Presidente della Repubblica quale suo Premio di rappresentanza, è promossa dalla Società Dante Alighieri con il Patrocinio della Fondazione Palazzo Albizzini – Collezione Burri di Città di Castello, dell’Accademia Nazionale di San Luca, dell'Università per Stranieri di Perugia e organizzata dall’Ente Giostra dell’Arme “San Gemini”, nell’ambito della XXXVIII edizione,  in collaborazione con la Regione Umbria e con il Rotary Club Terni.
L’esposizione, a cura di Alessandro Masi, è composta da 24 esemplari del corpus grafico di Alberto Burri e propone al pubblico l’esperienza parallela, ma non subordinata, all’opera maggiore. Burri, pittore solitario e rigoroso riesce a traslare nell’opera grafica la stessa attrazione per un assoluto sperimentalismo che si rivela sempre fecondo sul piano estetico. Nato a Città di Castello il 12 marzo 1915, si dedica all’opera grafica fin dalla metà degli anni Cinquanta e nel 1973 ottiene il primo riconoscimento ufficiale dall’Accademia Nazionale dei Lincei che conferisce al maestro il Premio Feltrinelli per la Grafica con la seguente motivazione: "per la qualità e l'invenzione pur nell'apparente semplicità, di una grafica realizzata con mezzi modernissimi, che si integra perfettamente alla pittura dell'artista, di cui costituisce non già un aspetto collaterale, ma quasi una vivificazione che accoppia il rigore estremo ad una purezza espressiva incomparabile".
In mostra grafiche che vanno dal rigoroso ciclo del “Bianco e nero” del 1971 (Stamperia Fausto Baldasserini di Fano), a “Presenza grafica” del 1972 e al colorato “Trittico A” del 1973-76 (Stamperia 2RC di Roma), fino alla splendida serie dei “Cellotex” del 1992 (Stamperia Fausto Baldasserini di Fano) e ai suggestivi “Oro e Nero” del 1993 che precedono l’ultima stagione dei Monotex realizzati dal maestro umbro.
Catalogo a colori (Edimond) a cura di Alessandro Masi. Tesi di Alessandro Masi, Francesco Moschini e Stefano Valeri. Interviste a Maurizio Calvesi, Valter Rossi, Chiara Sarteanesi e antologia critica ragionata a cura di Valentina Spata.

Estratto dal contributo del curatore Alessandro Masi
“…Nell’idea di grafica che Burri sviluppa a partire da subito, segno e spazio sono le due componenti essenziali alle quali si aggiungerà successivamente anche l’incomodo della materia. L’idea primaria è sempre quella del giunto ottico che aggancia ogni parte dell’opera in un unico sistema di relazioni meccaniche, equilibrate e nello stesso tempo asimmetriche. Il dominio del bianco e del nero non ha quasi mai nulla a che vedere con la vocazione bicolore della grafica, ma ne sostanzia solo l’ossatura grammaticale.”

Catalogo: Alberto Burri Graphein. L’opera grafica, a cura di Alessandro Masi, pp. 224,  Edimond, Città di Castello 2011, www.edimond.com, € 48,00

Orari d'apertura: Feriali: 17,00-24,00  Sabato e Domenica: 10,00 - 13,00 / 15,00 - 24,00
Per informazioni:
Ente Giostra dell'Arme “San Gemini”: Piero Zannori - p.zannori@virgilio.it cell. 335/7361150
Ufficio Stampa: Emanuela Gregori – www.artwireless.it  e.gregori@ladante.it cell. 338/3599693


 
Aleksandr Deineka. Il Maestro Sovietico della Modernità Palazzo delle Esposizioni Roma 2011  
 
Alighiero Boetti Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia Madrid 2011  
Descrizione
Alighiero Boetti. game plan
October 5, 2011 - February 5, 2012
Curators: Lynne Cooke, Mark Godfrey and Christian Rattemeyer

alighiero boetti. estrategia de juego from Museo Reina Sofía on Vimeo.
Alighiero Boetti (1940-1994), who identified with arte povera early in his career but soon distanced himself from this movement, was a prolific, unclassifiable artist who, trying to avoid any form of artistic self absorption, explored different modes and degrees of collaboration throughout his career. His oeuvre can be placed within the context of relational aesthetics and in his art notions such as multiplicity, duality and division play a key role (thus his decision in 1972 to starting signing his work Alighiero e Boetti) and a balance is sought between the intellectual and the sensible, order and disorder, individuality and collectivity. Fusing conceptual rigour, a vocation towards the experimental and a playful spirit, Boetti always allows chance and coincidence to influence his work. His work, strongly poetic and iconic, uses a wide range of techniques and tools – from drawing and painting to mail art or the production of handicrafts – and it conceives of the spectator as an accomplice or even a playmat.

His never-ending search for dialogue with the other, and his questioning of the vision of the creator as a god-like figure, would lead him to explore non-Western cultural traditions and to engage in different forms of co-operation which, in many cases, resulted in his works of art developing in ways that were not entirely under his control. In estrategia de juego, his first retrospective in Spain, we can see a selection of embroidery pieces and tapestries that he made in collaboration with artisans in Afghanistan and Pakistan, such as Mappa (1971-1994), a set of embroidered creations that form a map of the world in the colours of the flag of each country; and Ordine e disordine (1973), tapestries comprising grids of letters of different colours and sizes. In these and other works, Boetti comes up with the idea and chooses the working methods and the elements that will be used, but he leaves its material creation and also certain decisions about its final composition in the hands of others.

This show, which brings together over one hundred pieces from different moments in his artistic activity, includes some of his earliest productions, still close to arte povera (for example, Lampada annuale, a box of wood with a light bulb that lights up once a year for eleven seconds), and also pieces that are basic to the development of his discourse, such as the mail art piece Viaggi postali or the mysterious and evocative Aerei (1978-1989), which consists of large panels, done in ballpoint pen or watercolour, where numerous airplanes can be seen criss-crossing the sky.

Exhibition organized by the Museo Reina Sofía, Tate Modern and Museum of Modern Art (MoMA).

Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía
Sabatini Building, floor 3

Santa Isabel, 52
 28012 Madrid
Tel. (+34) 91 774 10 00
Fax. (+34) 91 774 10 56

Information: info@museoreinasofia.es
www.museoreinasofia.es


 
Alle Radici dell'Identità Nazionale. Italia Nazione Culturale Complesso del Vittoriano Roma 2011  
Descrizione

In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il Complesso Monumentale del Vittoriano ospita dal 17 marzo al 2 giugno 2011 la grande mostra “Alle radici dell’identità nazionale. Italia Nazione Culturale” promossa da ROMA CAPITALE in collaborazione con BNL – Gruppo BNP Paribas, UniCredit Banca di Roma, Monte dei Paschi di Siena.

La rassegna, a cura di Marcello Veneziani con il coordinamento scientifico di Marco Pizzo, è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.

Attraverso oltre duecento opere tra dipinti, sculture, documenti, libri antichi, fotografie, manufatti, mappe, cartine geografiche e video, la mostra nasce con l’obiettivo di ricercare le radici della nostra nazione o, meglio ancora, della nostra “civiltà nazionale” intesa come sintesi millenaria di istanze culturali diverse.

Roma - dal 16 marzo al 2 giugno 2011


 
Amedeo Modigliani Kaohsiung Museum of Fine Art Kaohsiung-Taiwan 2011  
Descrizione

Amedeo Clemente Modigliani (1884~1920), a Jewish Italian painter and sculptor, is one of the most renowned artists in the 20th century. During his brief yet extraordinary life of 35 years, he produced a unique and distinctive body of work. Most of his works are now in public and private collections around the world and some are valued at nearly one billion 
NT dollars each on the art market.
 
It is indeed not an easy task to assemble his works for holding this exhibition. Held jointly by the KMFA and Modigliani Institut Archives Lègales Paris-Rome, this exhibition also showcases works by and important documents about some of Modigliani’s fellow artists, including M. Kisling and M. Jacob. This is the first exhibition especially dedicated to Modigliani ever in Taiwan and Asia, showing comprehensive works that can only be paralleled by the collections of some European museums.


A. Modigliani and His Circle

 21 March 2011 - 31 July 2011

 
The Kaohsiung Museum of Fine Arts is situated in the Neiweipi Cultural Park in Taiwan's southern city of Kaohsiung . It exhibits works by both local and foreign artists and occupies 42 acres of land that includes a man-made lake, a sculpture park and an ecological park. The museum, which is administered by the Kaohsiung Bureau of Cultural Affairs, is a multifunctional art museum holding international art activities and presenting regional art to the world. The museum showcases the history of the arts in Taiwan, collects important local works of art and features "thematic display rooms."

ulteriori informazioni >>>


 
Antonio Ligabue. La follia del genio Fondazione Magnani Rocca Parma 2011  
Descrizione

ANTONIO LIGABUE
La follia del genio


Fondazione Magnani Rocca
 Parma - Mamiano di Traversetolo
12 marzo - 26 giugno 2011

a cura di Augusto Agosta Tota

COMUNICATO

Giusto 50 anni fa, Antonio Ligabue (Zurigo, 1899 - Gualtieri, Reggio Emilia, 1965) viveva la sua consacrazione d’artista con una mostra a Roma alla galleria La Barcaccia, presentata da Giancarlo Vigorelli e alla quale Ligabue partecipò a patto che il governo gli desse una medaglia d’oro. Singhiozzava quando se la trovò tra le mani.
 Poco dopo, ad ascoltare “Dam un bes” (“Dammi un bacio”), la celebre canzone di Augusto Daolio dei Nomadi, lo si ritrova a chiedere un “bacio per favore” alla Cesarina, la solare ostessa del paese. Era l’espressione di “un bisogno d’amore che spacca il cuore”.

Un sogno di normalità, dunque, che si concretizza nell’acquisto della Gilera. Ma El matt è ormai un artista se non consacrato almeno considerato.
Dopo la moto, ecco la macchina, altro inarrivabile sogno di una vita, con tanto di autista che si levasse il cappello aprendogli la portiera: una rivalsa su una esistenza terribile, fatta di rifiuto e marginalità, di abbandoni e di malattia. Presto arriva una paresi e, nel 1965, la morte.
Nel 1966 la Quadriennale di Roma ospita le sue opere e lo sdogana definitivamente al mondo dell’arte, mentre la grande antologica di Palazzo Reale a Milano e la più recente mostra alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze lo hanno posto tra i grandi artisti del Novecento.

Curata da Augusto Agosta Tota, per iniziativa della Fondazione Magnani Rocca presieduta da Manfredo Manfredi, in collaborazione con Comune di Parma, Comune di Traversetolo e Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue, presentata da Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, col coordinamento di Stefano Roffi, una grande antologica celebra colui che semplicisticamente a lungo è stato definito “il buon selvaggio” della pittura italiana. La mostra, dal titolo “Antonio Ligabue. La follia del genio”, è visitabile dal 12 marzo al 26 giugno proprio nella Villa dei Capolavori, la raffinata dimora che fu di Luigi Magnani. Vengono presentate circa centocinquanta opere, un esemplare excursus su tutte le diverse anime d’artista: una ampia selezione dei suoi celebri oli, un nucleo di disegni e di incisioni e alcune delle sue intense sculture realizzate dall’originale in argilla del suo amato Po che l’artista masticava a lungo per renderla duttile.

Ligabue è certamente uno dei protagonisti dell’arte del XX secolo, un grande espressionista, al pari di Van Gogh e Munch. Il talento e le tensioni, infatti, sono quelli di un maestro sicuro e ben si colgono dalla potenza visionaria, dalla stesura pittorica e dai rimandi continui – come contrappunti – nello sviluppo della sua opera. Dal primitivismo incerto della prima fase, più ingenua e conclusasi con gli anni Trenta, all’esplosione espressionista dal colore violento e dalla pennellata convulsa. Una vita vissuta come conflitto che non lascia tregua, un’esistenza trascorsa fuori e dentro il manicomio, dove l’arte era puro e semplice mestiere di vivere e andava a coincidere con la vita stessa, in un mondo a lui sempre ostile. Una vita passata a contatto con l’universo animale che amava tanto, che ritraeva con studio anatomico rigoroso, imitando i versi delle bestie mentre le dipingeva con colori frenetici, in una visionaria ricerca identitaria. Dagli animali domestici del primo periodo, alle tigri dalle fauci spalancate, i leoni mostruosi, i serpenti, i rapaci che ghermiscono la preda o lottano per la sopravvivenza: una vera e propria giungla che l’artista immagina con allucinata fantasia fra i boschi del Po.
È particolarmente negli autoritratti che Ligabue dipinge il proprio dolore esistenziale, gridandolo con l’urgenza di una sensibilità intensa e ferina; è il tormento di un’anima che grazie alla pittura trova la propria voce e il proprio riscatto.

www.magnanirocca.it


 
Anzio. Dei, Eroi e Fondatori dal Lazio Antico Museo Civico Archeologico Anzio 2011  
Descrizione

A nove anni dall’inaugurazione, proseguendo un ciclo di eventi espositivi, il Museo Civico Archeologico di Anzio è pronto a presentare l'importante mostra archeologica che coinvolge quattro Soprintendenze e venti Musei. L'appuntamento, fissato per mercoledì 13 luglio alle ore 20, è curato da Tiziana Ceccarini e Stefania Trevisan, funzionari della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma.

"La nuova iniziativa espositiva del Museo Civico Archeologico di Anzio ha un carattere diverso rispetto alle mostre degli anni passati - sottolinea il sindaco di Anzio Luciano Bruschini - Dopo aver riportato all’attenzione della cittadinanza tante opere rinvenute in diverse epoche ad Anzio e attualmente conservate presso autorevoli raccolte museali italiane e straniere, dal Museo del Louvre, al British Museum, ai Musei Capitolini e al Museo Nazionale Romano, solo per citarne alcuni, questo nuovo appuntamento propone una differente idea ispiratrice, maturata attraverso un lungo itinerario di attività organizzato dal Museo Civico. Dopo esserci a lungo soffermati sulle antichità e sulle opere provenienti da Anzio - prosegue - intese come elementi che potessero rappresentare il ruolo della nostra città nel mondo antico e valorizzare un aspetto peculiare del nostro territorio, permettendoci in definitiva di prenderne coscienza, era venuto il momento di volgere lo sguardo intorno a noi e scoprire quali erano quelle città e quei popoli confinanti, come i Latini, i Volsci e gli Etruschi, che si confrontarono con Anzio. Si trattava, dunque, di aprirci alla conoscenza del passato dei nostri vicini. La risposta a tale istanza è stata quella di metterci in relazione più stretta con le tante ed importanti realtà museali archeologiche del Lazio. Questa idea di base è stata tradotta, dallo staff del nostro museo, in due interessanti progetti: I Musei in piazza e Musei e Musei, progetti realizzati anche grazie al sostegno dell’Archeologa Bruna Amendolea - Dipartimento VIII - Servizio I - della Provincia di Roma, alla quale va tutta la nostra gratitudine per aver, prima di ogni altro, creduto e sostenuto una politica di apertura e di dialogo. Questa nuova esposizione - prosegue Bruschini un un comounicato concitato e comlo di ringraziamenti - raccoglie i frutti di tali esperienze radunando i nostri 'nuovi amici' dei musei della provincia di Roma sotto il segno unificante delle radici e delle origini delle nostre città, tra Dei, Eroi e Fondatori. Desidero ringraziare personalmente, Marina Sapelli Ragni, Soprintendente archeologo per il Lazio, che ha sostenuto la nostra nuova iniziativa e come ‘sempre’ non ci ha fatto mancare il suo prezioso aiuto. Un grazie speciale a tutti i responsabili dei Musei che hanno voluto partecipare a questa complessa iniziativa. Concludo ringraziando lo staff del Museo Civico Archeologico per l’organizzazione di questa IX mostra archeologica e sottolineando l’impegno, che tutto lo staff ha largito in questi nove lunghi anni di intensa attività"

Museo Civico Archeologico, Villa Adele - Via di Villa Adele, 2 - 00042 Anzio (Roma)
http://www.culturalazio.it/musei/anzio/index.php


 
Arcimboldo artista milanese tra Leonardo e Caravaggio Palazzo Reale Milano 2011  
 
Arte Povera 1967-2010 Fondazione La Triennale di Milano Milano 2011  
Descrizione

Dal 25 ottobre 2011 si tiene presso la Triennale di Milano “Arte Povera 1967-2011”. L’esposizione fa parte di “Arte Povera 2011”, la mostra-evento a cura di Germano Celant, che sarà presentata dall’autunno 2011 fino ad aprile 2012 in diverse istituzioni italiane.


Ha come fulcro il movimento nato nel 1967 con gli artisti Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio. Presenta su scala nazionale e internazionale, gli sviluppi storici e contemporanei di questa ricerca, distribuendo le varie fasi e i singoli momenti linguistici in differenti città e istituzioni. Un insieme di mostre che con la collaborazione di parte del “sistema museo” italiano e attraverso diverse situazioni architettoniche e ambientali, mette insieme oltre 200 opere storiche e recenti e si propone come un viaggio nel tempo dal 1967 a oggi.

La Triennale di Milano che insieme al Castello di Rivoli Museo d’Arte contemporanea promuove “Arte Povera 2011”, presenta per la prima volta a Milano una rassegna antologica sul movimento: in uno spazio di circa 3000 metri quadrati in cui sono esposte oltre cinquanta opere, la mostra vuole testimoniare l’evoluzione del percorso artistico a partire dal 1967 fino al 2011. L’iniziativa è il frutto della preziosa collaborazione con gli artisti, gli archivi e le fondazioni loro dedicate ed è stata possibile anche grazie alla generosa partecipazione di importanti musei italiani e internazionali e collezioni pubbliche e private.
Sviluppandosi sui due piani dell’edificio progettato da Muzio nel 1931, la mostra si compone di due parti: la prima, dedicata alle opere storiche realizzate dal 1967 al 1975 circa e che segnano l’esordio linguistico dei singoli artisti, è allestita al piano terra, nella Galleria dell’Architettura disegnata da Gae Aulenti. La seconda, ospitata nei grandi spazi aperti del primo piano del Palazzo, aspira a documentare lo spirito fluido e spettacolare delle imponenti opere realizzate dai singoli artisti dal 1975 al 2011, le quali, poste in dialogo tra loro, si intrecciano a formare un arcipelago di momenti intensi e contrastanti.

Il termine, usato per la prima volta nel settembre 1967 da Celant in occasione della mostra “arte povera + Imspazio” a Genova, tende a definire un territorio aperto di materiali e di espressività, che arrivava a comprendere qualsiasi manifestazione naturale e artificiale, corporale e meccanica, così da includere elementi quali animali e vegetali, acqua e fuoco, tela e pietra, tubi fluorescenti e alberi. Un’attitudine a lasciar esprimere le materie, così che l’opera d’arte potesse sviluppare dall’interno mutamenti ed energie, non controllati esteticamente o plasticamente, quanto un muoversi libero nell’ambito delle immagini e delle tecniche, tradizionalmente artistiche.
In particolare a Milano, in Triennale, il pubblico potrà percepire come tale ricerca si è modificata nel corso del tempo, passando da una presentazione di elementi che all’inizio presentavano una grande compressione materica perché affidata a entità segniche primitive come fuoco e pietre, carbone e igloo, ghiaccio e vegetale, piombo e gesso, tubo fluorescente e vetro, nylon e specchio, acqua e stoffa, ad articolazioni complesse e in grande scala dove il discorso linguistico si sviluppa in un’installazione che avvolge e confronta l’osservatore e il visitatore così da mettere relazione corpo e oggetto, movimento e architettura.
Di sala in sala e di piano in piano le persone arriveranno a confrontarsi in Jannis Kounellis con cumuli di pietre, di carbone e di tele grezze quanto con una porta murata e una sequenza di superfici metalliche, attraversate da fiori e da cere, da cotone e da ferro, dove le materie rimandano alla intensità del tempo compresso e alle gestualità umane primarie, mentre con Mario Merz si troveranno dinanzi gli intrecci sorprendenti di tele e oggetti, attraversati dal neon, e l’igloo di vetri e di fascine nonché con l’enorme tavolo a spirale in cui l’artista ha voluto significare una potenziale coesistenza, quanto un drammatico scontro tra società artigianale e industriale. A tali momenti di intensità iconica e energetica, corrispondono la convergenza e la sintonia tra le articolazioni puriste e formali, ad immagine di cubo e di struttura ortogonale, in ottone, di Luciano Fabro e le riflessioni sulle icone plastiche, tipo la colonna e le sue variazioni nello spazio di Giulio Paolini: artisti che a partire dagli anni ottanta fanno esplodere la loro narrazione plastica immettendo forti componenti cromatiche e scultoree. A questo arcipelago contribuisce Michelangelo Pistoletto che sin dall’inizio del suo lavoro si è impegnato sul tema della pittura come strumento di riflessione e di moltiplicazione della realtà esterna. Una polarità tra superficie riflettente e immagine riflessa che si è articolata dall’interno all’esterno e viceversa portandolo, dal 1965, alla creazione di “oggetti in meno”, perché costruiti direttamente dall’immaginario cangiante e mutante dell’artista, quanto alla propagazione infinita di frammenti di materia, dallo specchio allo straccio, e di idee o di segni con cui costruire un terzo paradiso.
Nell’ambito della stessa pluralità di approcci sia concettuali che materiali all’arte si inseriscono anche gli assemblaggi di piombo e di ghiaccio, di scritte e di foglie di tabacco prodotti da Pier Paolo Calzolari. Qui la ricerca è per un equilibrio quasi sublime tra forme e vicende energetiche, che si legano all’atmosfera dell’ambiente quanto al contesto architettonico. Un dialogo tra intensità cromatiche e superfici tattili che passano attraverso l’uso di sale combusto, di piombo e di feltro che innestandosi l’uno nell’altro producono variazioni epidermiche sottili e fragili, quanto effetti di innesto sorprendenti e meraviglianti. Il piacere di un racconto personale e intimo, condotto con materiali fragili come il filo di nylon e le foglie secche, i frammenti di tronco o la morbida creta segnano il percorso di Marisa Merz che partita da una scarpetta con cui segnare una distesa di morbida sabbia, nel tempo, è approdata a storie articolate e complesse, generate dall’incontro di frammenti di vita e di città. Qualcosa di profondamente vissuto giorno per giorno che è arrivato alla costruzione di testine decorate con oro e colore, e alla stesura di ampi cartoni, intrecciati a veline e a ritagli di stoffa e carta, dove il femminile racconta la sua storia.
La messa in immagine di percorsi effimeri e leggeri accomuna Pino Pascali e Alighiero Boetti che si sono impegnati in una narrazione iconica del loro mondo fantastico e avventuroso. Il primo tracciando universi archetipi di animali preistorici o di momenti naturali primari, come il dinosauro o l’orca, quanto il mare o i campi arati, mentre il secondo ha continuamente pensato il suo nomadismo, fisico e filosofico, traducendolo in scritture e oggetti che riflettessero il flusso della vita e dei luoghi attraversati, spesso magici e mitici: una serie di frammenti giocosi e felici che mescolano biografia con storia. Un racconto inventato e mnemonico a cui si contrappone il silenzio e l’assenza degli standards apprezzati da Emilio Prini che ha sempre indirizzato la sua attenzione estetica e linguistica sulle componenti primarie ed essenziali, quasi sempre immateriali, dell’azione e del contesto ambientale in cui la figura umana, spesso l’artista stesso, si è mossa. Le sue fotografie, quanto le sue costruzioni rivendicano un’autonomia assoluta e, quasi, solitaria, quasi entità effimere non tendono a collocarsi né a trovare un luogo, oppure come tutti gli standard si ripetono e sono ovunque.
Infine le opere di Giovanni Anselmo e di Giuseppe Penone che portano l’attenzione su motivi cosmici che si rifanno a una crescita arcaica, quanto naturale dei materiali litici e lignei: un procedere concrentato sulle origini e sugli itinerari delle sostanze che formano il mondo. Entrambi operano sul patrimonio, quasi archeologico dello spazio fisico quanto della crescita floreale del contesto naturale, sia che riguardi l’orientamento zenitale, quanto la cognizione costruttiva del nucleo fecondante, rigido quanto fluido, che danno corpo pulsante e fluttuante alla nostra sfera terrestre. Lavori che mettono in sospensione la posizione perduta di un nido o di una linea di mare, quanto il canto interiore di una trave che trova all’interno di sé il suono dell’antico albero che la ospitava. Processi di scultore, in sintonia con il cosmo, che in Gilberto Zorio si traducono in entità simboliche, come la stella o il giavellotto, strumenti di collegamento tra cielo e terra, quanto patrimonio di conoscenza sull’energia che si sviluppa dai rapporti luminosi del sistema stellare, quanto dall’irruzione in aria di uno strumento il cui movimento è provocato dall’azione umana.
Una serie di costruzioni che sono invocazioni di una potenza immaginaria dell’arte, che aspira a rifondare la sua lettura della realtà senza alcuna costrizione o senza alcuna limitazione. Una processo artistico che crea spazi e situazioni magnetiche che si inseriscono nello spazio della Triennale, a Milano, per creare un’ulteriore prova di una ritualità estetica ed energetica, tipica dell’Arte Povera.

Arte Povera 1967 – 2011
Triennale di Milano
www.triennale.org
a cura di Germano Celant
25 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012


 
Carlo Levi e il nudo Scuola Romana Roma 2011  
 
Cartografia antica a Madrid Istituto Italiano di Cultura di Madrid Madrid 2011  
 
Case Museo. Il gusto di abitare in Italia (MOSTRA 2 sede LA VALLETTA) Istituto Italiano di Cultura di Malta-La Valletta La Valletta 2011  
 
CEFALY. I Garibaldini di Cortale Palazzo Cefaly-De Rinaldis Cortale 2011  
Descrizione

“La Battaglia di Capua”, nota anche come “La Campagna del Volturno”,  opera di Andrea Cefaly, commissionata da Vittorio Emanuele II nel dicembre del 1860 per commemorare la vittoriosa battaglia, sarà esposta a Cortale dall’8 al 31 agosto 2011. La tela ad olio,   concessa dalla Pinacoteca Civica di Reggio Calabria, per la prima volta esposta a Cortale per volere dell’ all’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Francesco Scalfaro, è non solo un omaggio all’artista cortalese ma altresì la testimonianza del prezioso contributo dato dal Sud all’Unità d’Italia. 
 
Andrea Cefaly (Cortale 31 dicembre 1827 - 4 aprile 1907) prese parte ai Moti  antiborbonici e militò nelle file della Guardia Nazionale, di cui fu anche capitano.
 
Ritornato a Cortale, nel 1862, fondò qui una Scuola di Pittura,  presidente onorario  Giuseppe Garibaldi,  che guidò fino al 1875. L’artista interpretò pienamente il clima culturale della seconda metà dell’ottocento e le sue ansie risorgimentali: un combattente che dedicò il suo talento pittorico alla storia del Risorgimento e alla costruzione di un’identità nazionale. Bene ricordava Tonino Sicoli che “la rivoluzione sociale è anche una pratica pedagogica che assume i connotati di una politica culturale rivolta alla creazione di una coscienza civile...”
 
“La battaglia di Capua”, in occasione del 150° dell’Unità esposta in molte città italiane, diventa oggi un emblema di quel fervore lontano che portò tanti giovani a lottare per far diventare realtà il “sogno risorgimentale”.
 
La tela sarà esposta al pubblico da lunedì 8 agosto, dalle ore 19,  presso il palazzo Cefay De Rinaldis, in occasione del convegno “Andrea Cefaly e i garibaldini cortalesi” curato dal Circolo culturale “A. Cefaly” e patrocinato dall’amministrazione comunale di Cortale. Al convegno relazioneranno la dott.ssa Giovanna Brigandi, direttrice della Pinacoteca Comunale di Reggio Calabria, il Prof. Francesco Soverina, direttore dell’Istituto campano per la storia delle Resistenza e dell’età contemporanea, e il prof. Ulderico Nisticò. Il convegno sarà allietato dalle musiche eseguite da “Il duo di lusso”: Franco Suppa e Luca Tolone.
 
Le celebrazioni del 150°, iniziate il 17 marzo scorso con una manifestazione e “la consegna” della restaurata colonna con in cima la statua rappresentante l’Italia, avranno, così, in tale occasione, un prestigioso momento per rievocare un periodo cruciale per la nostra memoria storica.

www.ntacalabria.it


 
Cézanne. Les ateliers du Midi Palazzo Reale Milano 2011  
Descrizione

Un omaggio al grande maestro originario di Aix-en-Provence e alla sua straordinaria maniera pittorica che tanta influenza ebbe sugli artisti dei movimenti successivi come il Cubismo e il Surrealismo. Le prime opere, i magnifici ritratti, i paesaggi, le celebri nature morte, sino agli ultimi straordinari dipinti degli inizi del Novecento: circa quaranta opere, provenienti da grandi musei internazionali tra i quali il Musée d'Orsay, il Petit Palais, la Tate, l'Hermitage e la National Gallery di Washington.



Entrare nell'atelier di Paul Cézanne significa penetrare nel profondo del suo processo creativo.
Dentro lo studio ha origine la sua storia, si incrociano la vita biologica e la vita del sogno; la sua opera attinge all'unità attraverso la conoscenza. Le sue sensazioni, la percezione, la riflessione vengono sublimate; la sua poetica viene elaborata e si realizza compiutamente.
Per chi, come il grande Maestro di Aix, ha consacrato l'intera esistenza alla ricerca pittorica, lo spazio dove concentrarsi e lavorare rappresenta una dimensione fondamentale, un vero e proprio "luogo della mente e della memoria", che è sì lo spazio delimitato dentro il quale l'artista consolida il suo lavoro e costruisce le sue composizioni ma al tempo stesso si identifica con una dimensione mentale in cui il motif ovvero il mondo naturale, la sua Provenza, emblematicamente rappresentata dalla montagna Sainte Victoire, viene recepito nella sua essenza e trasformato in immagine.
In questo grande, ideale e straordinariamente unico "atelier du Midi" Cézanne elabora e sviluppa le direttrici fondamentali dell'arte moderna sia rispetto ad una linea di continuità con la grande tradizione sia in relazione al rinnovamento delle avanguardie, per le quali la sua silenziosa e caparbia ricerca risulterà un riferimento imprescindibile.

Rudy Chiappini
Basta guardare gli autoritratti per capire al volo il carattere di Cézanne: duro, testardo, determinato. Nel fisico e nel carattere, assomiglia al profilo della montagna di Sainte-Victoire, il suo panorama preferito: ostinatamente uguale a se stessa, immobile davanti al cambiare dei tempi e delle stagioni, eppure capace di cogliere le sottili variazioni della luce, di cogliere ragioni e geometrie, di misurare con calma ogni spazio.
Nella sua inscalfibile coerenza, Cézanne ha litigato con tutti: amici, letterati, pittori. Si è affacciato su Parigi, ma non l'ha amata, preferendo uno stretto e sobrio circuito di luoghi familiari; ai sigari ostentati dagli impressionisti preferisce la pazienza della pipa, ai balli popolari una partita a carte nel bar del paese, ai locali di Montmartre e ai parchi lungo la Senna una semplice casa di campagna immersa nella natura.
In questa sua rocciosa solitudine fuori moda, Cézanne è certamente il più grande e consapevole pittore della sua generazione.

Ha capito tutto: la luce e il colore, la forma e il disegno, la prospettiva e la libertà. Ha colto al volo il limite dell'Impressionismo, la parabola discendente di un movimento che si stava specchiando in se stesso, rischiando di non trovare sbocchi e sviluppi; ha restituito un senso profondo alla "storia dell'arte", recuperando temi, maestri e composizioni che troppo frettolosamente venivano ritenuti sorpassati; ha anticipato in modo clamoroso i movimenti d'avanguardia del primo Novecento con dichiarazioni secche e folgoranti, ma soprattutto con quadri di una modernità sconcertante.
In una vita inquadrata entro l'agiata borghesia di provincia, Cézanne costruisce praticamente da solo l'arte del XX secolo. La sua è un'intelligenza superiore, nel senso della capacità di comprendere le regole dell'arte, di smontarle una per una e di rimontarle in modo nuovo, straordinariamente efficace.
Lontano dai riflettori della Ville Lumière, e solo marginalmente lambito dall'attenzione dei critici, Cézanne mantiene il profilo di un "artigiano" della pittura. Solo dopo la sua morte, quando gli viene tributata una mostra retrospettiva, giovani pittori come Picasso e Matisse capiscono il debito nei confronti di un grande maestro, anzi, nei confronti di un "classico" che dà un senso nuovo all'intero corso dell'arte moderna.


Cézanne, Les Ateliers du Midi
dal 20.10.11 al 26.02.12
  PALAZZO REALE 
  Piazza Duomo, 12 - 20122 Milano

www.artpalazzoreale.it


 
Confine evanescente Fondazione Maxxi Roma 2011  
 
Dada/Futurismo. Dalle collezioni milanesi Museo del Novecento Milano 2011  
Descrizione

Dada/Futurismo. Dalle collezioni milanesi

29 settembre 2011 - 15 gennaio 2012, Archivi del Novecento Ettore e Claudia Gian Ferrari
a cura di Vicente Todolì e Italo Rota
 
Il Museo del Novecento presenta la mostra Dada - Futurismo. Dalle collezioni milanesi a cura di Italo Rota e Vicente Todolì, che propone una lettura degli scambi tra Dadaismo e Futurismo attraverso le opere di collezioni milanesi, a cui si sono aggiunti preziosi documenti conservati al centro APICE dell’Università degli Studi di Milano.
Sviluppatisi a pochi anni di distanza, rispettivamente prima e dopo la Grande Guerra, Dada e Futurismo sostennero con lo stesso tono esaltato un nuovo modo di concepire l’estetica e il ruolo dell’artista. Il debito di Dada nei confronti del Futurismo è evidente: “Avevamo inghiottito il Futurismo con tutte le sue radici, che, però, nel corso della digestione, avevamo risputato completamente” dichiarò Hans Richter. Come le “serate futuriste” anche le manifestazioni Dada mescolavano letture, musica, presentazione di oggetti artistici per scandalizzare il pubblico. Il manifesto di Tristan Tzara rifiutò le pratiche artistiche tradizionali non meno di quanto avevano fatto i manifesti tecnici del Futurismo. Affinità vi era anche nella composizione grafica di manifesti e poster e nello stile delle “parole in libertà” e dei poemi dada.

La selezione di opere proposta sarà occasione per il visitatore di ripercorrere questi due momenti fondamentali della storia dell’arte del Novecento. Dal confronto serrato tra collage, composizioni grafiche di Carrà e Depero, assemblaggi di Schwitters e fotomontaggi di Heartfield emergerà il tentativo di raccordo attuato da Futuristi e Dadaisti fra le espressioni artistiche maggiori e le cosiddette arti minori. Le opere esposte consentiranno inoltre di verificare come i Dadaisti promuovessero una creatività libera da ogni vincolo e tradizione figurativa, mentre alcuni Futuristi avevano mantenuto un legame con il passato, attraverso Neoimpressionismo e Divisionismo. Parte significativa della mostra è dedicata a libri, manifesti e cartoline dei quali si potrà cogliere tanto l’impianto grafico innovativo, quanto il tono rivoluzionario di asserzioni e dichiarazioni programmatiche, tese a intensificare la compenetrazione tra arte e vita quotidiana.
Dada - Futurismo instaura peraltro un rapporto di continuità e complementarietà con la collezione permanente del Museo.

Attività del museo - TheDialogTv


Museo del Novecento
Piazza Duomo 12
20122 Milano
tel. 02.88444061

E-mail: c.museo900@comune.milano.it
www.museodelnovecento.org


 
Dante Gabriel Rossetti Edward Burne-Jones e il Mito dell'Italia nell'Inghilterra vittoriana Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea Roma 2011  
 
DECLINING DEMOCRACY. Ripensare la democrazia tra utopia e partecipazione Centro di Cultura Contemporanea Strozzina Palazzo Firenze 2011  
Descrizione

La mostra Declining Democracy propone una riflessione critica nata dal confronto con l'attuale situazione nazionale e internazionale. Opere di dodici artisti contemporanei internazionali propongono un percorso che riflette su valori, contraddizioni e paradossi che caratterizzano la società di oggi e su come possiamo declinare i principi della democrazia in un momento in cui la loro validità sembra essere messa in discussione nel mondo contemporaneo occidentale. La mostra propone al visitatore una cornice in cui confrontarsi con grandi questioni della società di oggi e interagire con progetti di cui diviene diretto protagonista, affrontando temi come la partecipazione e la condivisione.

Le posizioni dei diversi artisti invitati a partecipare alla mostra fanno emergere tematiche come lo scontro tra individuo e collettività, la crescente distanza tra cittadini e classe politica, il potere e l'influenza delle lobby economiche e dei mass media, il problema dell'immigrazione e della condivisione o esclusione di diritti civili e politici, ma anche le nuove possibili forme di partecipazione democratica.
Proprio mentre il modello occidentale di democrazia, basato sulla libertà individuale, la libertà di espressione, l'uguaglianza e la responsabilità politica sta vivendo un periodo di crisi, la democrazia è diventata un modello per quelle rivoluzioni che stanno combattendo per affermare principi come la partecipazione egualitaria e il diritto all'autodeterminazione dei cittadini.

Seguendo la mission propria del CCC Strozzina che vuole riflettere sugli avvenimenti della nostra società attuale, Declining Democracy si pone l'obiettivo di creare una piattaforma per una riflessione critica e di dibattito che non ricerca tuttavia risposte o soluzioni definitive.

Declining Democracy è un progetto del Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, con la consulenza scientifica di Piroschka Dossi, Gerald Nestler, Christiane Feser e Franziska Nori.

INAUGURAZIONE giovedì 22 settembre 2011 ore 19.00
 
23 settembre 2011 - 22 gennaio 2012

Ufficio stampa:
 Alessandra Santerini
 alessandrasanterini@gmail.com
 Chiara Costa
 chiara.a.costa@gmail.com
 Lavinia Rinaldi, Fondazione Palazzo Strozzi
 l.rinaldi@palazzostrozzi.org
 
Centro di Cultura Contemporanea Strozzina
Fondazione Palazzo Strozzi
piazza Strozzi 50123 Firenze
T.+39 055 2645155     
www.strozzina.org


 
Dialoghi con l'antico Villa Adriana, Antiquarium del Canopo Tivoli 2011  
Descrizione

Curatore della mostra : Marina Sapelli Ragni

Villa Adriana presenta al pubblico un inedito incontro tra l’arte contemporanea e l’arte antica, in particolare con la storia dei luoghi. Infatti, molti dei reperti che ricordano i fasti di Adriano dialogano con più di cinquanta lavori di venti artisti contemporanei.

La mostra Villa Adriana. Dialoghi con l’antico, voluta dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, riconosce l’affascinante suggestione dei luoghi legati alla memoria dell’imperatore Adriano ancora viva attraverso i quadri, le sculture, i disegni e le fotografie degli artisti di oggi.

Numerosi frammenti di opere antiche, alcuni dei quali inediti, accompagnano le opere contemporanee.
Oltre che presso l’Antiquarium del Canopo, le opere sono allestite nei luoghi più significativi della Villa (Teatro Marittimo, Canopo, Pecile, Grandi Terme), a far da coronamento al normale percorso di visita.
Nello scenario ineguagliabile di Villa Adriana, tanto amato dagli intellettuali e dal pubblico comune, dagli artisti e dai visitatori di ogni parte del mondo, è sembrato utile fornire con questa esposizione un piccolo saggio della capacità di viva fascinazione e di vera ispirazione che le opere degli antichi, le architetture, le opere scultoree, i miti e le immagini, ancora conservano per gli artisti contemporanei.
Le fonti d’ispirazione più circoscritte per le opere contemporanee selezionate dal comitato scientifico -composto da Antonella Pasqua Recchia, Mario Lolli Ghetti e Marina Sapelli Ragni - sono proprio la stessa Villa Adriana e l’antro della Villa di Tiberio a Sperlonga, due dei siti archeologici più conosciuti del territorio laziale.
Le opere esposte, che si completano con le fotografie della villa tiburtina realizzate per l’occasione da Luigi Spina (collocate nella Sala del Plastico, ad integrazione del percorso di visita) e alle quali si affiancano alcuni dei reperti conservati nella villa ed appartenenti al suo apparato decorativo, costituiscono una prova della varietà degli stimoli che l’Antico è ancora in grado di fornire alle più diverse sensibilità artistiche contemporanee.

LUOGO: Antiquarium del Canopo
 Tivoli, Villa Adriana
 Via di Villa Adriana 204

www.pierreci.it


 
Donne d'Italia Palazzo Blu Pisa 2011  
Descrizione

In questi 150 anni d’Unità Italiana spesso i nomi delle donne non sono presenti. Nonostante il ruolo assunto da alcune di esse, personaggi di grande fama e fascino personale come ad esempio la principessa di Belgioioso, il loro ruolo rimane ed è sempre stato considerato subalterno: quasi non necessario. I loro nomi sono e rimarranno sempre quelli dei loro mariti e compagni, le loro figure saranno rinomate e trasfigurate soprattutto per una bellezza esteriore da cui sola sembrava a volte potesse dipendere la loro effimera fama.

In occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia abbiamo scelto di raccontare proprio la storia di queste donne, anonime anche se famose, ricercando e ritrovando, al di là dei loro padri, mariti e figli le radici di un'identità che possa contribuire ad arricchire la storia dell'Italia intera, ricomponendo le due metà dell’unità, così che questa unità, che è la realtà della storia e della vita di ciascuno, sia anche il ricordo di una data ma non solo.

Si ritrovano così la voce e l’immagine di donne determinate che con la loro forza non ostentata hanno costituito quel terreno, duro e fertile, su cui si è sviluppata la civiltà del nostro paese, la voce di quella “Metà dell’Unità” finora rimasta sommersa e quasi dimenticata, come fosse ovvia e quindi non necessaria.

Senza retorica questa mostra ricorda le voci cancellate delle tante donne che, con il loro duro lavoro nei campi, hanno permesso ai loro mariti di emigrare all’estero, alla ricerca di una vita migliore, arricchendo, essi, la nuova Italia con le loro rimesse, sobbarcandosi, loro, il peso e la fatica della cura di mogli, suocere, figli, rimasti a casa.

DONNE D’ITALIA. LA METÀ DELL’UNITÀ
Pisa, Palazzo Blu (Lungarno Gambacorti 9)
16 marzo - 26 giugno 2011
Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 10:00 alle ore 20:00
lunedì chiuso
Ingresso libero
Informazioni BLU Palazzo d’Arte e Cultura: tel. 050.916.950
Informazioni e prenotazioni gruppi per visite guidate:
Impegno e Futuro, tel. 050 28515, Fax 050 503532; info@impegnoefuturo.it
Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche
tel. 02.433403 – 02.36571438 - fax 02.481384
press@clponline.it; www.clponline.it
Comunicato e immagini su www.clponline.it


 
Eiapopeia. L'infanzia nell'opera di Paul Klee Museo Archeologico Regionale Aosta 2011  
Descrizione

L'Assessore all'istruzione e cultura, Laurent Viérin, ha inaugurato sabato 25 giugno 2011, alle ore 18, al Museo Archeologico Regionale di Piazza Roncas ad Aosta, Eiapopeia. L’infanzia nell’opera di Paul Klee, un progetto espositivo realizzato dall’Assessorato in collaborazione con il Zentrum Paul Klee di Berna e la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano, curato da Alberto Fiz.


“Sono particolarmente lieto di presentare, nell’ambito del programma espositivo 2011 dell’Assessorato, questa mostra dedicata a un grande protagonista dell’arte del Novecento, Paul Klee - dichiara l’Assessore Laurent Viérin. - L’estate culturale valdostana si arricchisce così di un’iniziativa di indiscutibile interesse e di rilievo internazionale, che si inserisce in un calendario di eventi che intendono promuovere la cultura in tutti i suoi aspetti, formando un'offerta coordinata e integrata tra siti e beni culturali, eventi e esposizioni di alto livello. L’obiettivo è quello di promuovere la nostra bella regione ed incrementare così il turismo culturale, punto di forza per lo sviluppo dell’economia locale.
La rassegna – prosegue l’Assessore - consentirà al pubblico di approfondire la conoscenza di una delle figure più rappresentative delle avanguardie artistiche del secolo scorso. È inoltre per noi un onore collaborare con il Zentrum Paul Klee di Berna, il più importante museo dedicato interamente al pittore di origine svizzera, e con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano per la realizzazione di questo inedito progetto espositivo”.
La rassegna, il cui comitato scientifico è formato da eminenti studiosi italiani e stranieri quali Pietro Bellasi, Michael Baumgartner, Guido Magnaguagno, Gabriele Mazzotta e Juri Steiner, propone un tema cruciale della poetica di Klee attraverso 120 opere tra disegni, dipinti e tecniche miste, molti dei quali mai esposti prima d’ora in Italia. L’esposizione presenta un nucleo di testimonianze fondamentali provenienti dal Zentrum Paul Klee, la più importante istituzione dedicata all’artista, completato da alcune opere provenienti da collezioni italiane e svizzere. I lavori esposti si sviluppano dal 1883, quando Klee bambino realizza i suoi primi schizzi, sino al 1940, anno della sua scomparsa. Dopo l’esposizione al Museo Archeologico Regionale di Aosta, unica tappa italiana, la rassegna approderà al Zentrum Paul Klee di Berna.

Ben lontano dall’evocare una presunta condizione di purezza, Klee considera l’infanzia una fase primordiale in cui la rappresentazione non necessita di essere filtrata dalla componente razionale. “I signori critici – scriveva lo stesso Klee – dicono spesso che i miei quadri assomigliano agli scarabocchi dei bambini. Potesse essere davvero così! I quadri che mio figlio Felix ha dipinto sono migliori dei miei.” Fondamentalmente, il segno dell’infanzia consente di andare oltre ogni forma di convenzione culturale per giungere a uno dei concetti base della sua ricerca: “L’arte non ripete le cose visibili, ma rende visibile.” La Mostra - nel titolo il termine eiapopeia evoca la ninna-nanna, ma anche la fantasia e la libertà espressiva - rappresenta un excursus originale, introdotto da un disegno eseguito da Klee all’età di quattro anni, intitolato Bambin Gesù, e si conclude con una composizione del 1940, Uomo e albero, dove l’artista, con piena consapevolezza, tende ancora verso forme elementari mantenendo intatta l’ispirazione infantile.
Ma sono molti gli aspetti dell’opera di Klee proposti nella rassegna, dove l’infanzia, come fonte di energia creativa, tocca differenti soggetti, in particolare maschere, figure, famiglie, ritratti, paesaggi, in una moltitudine di forme realizzate talvolta con ironia e sarcasmo. È lo stesso Klee a descrivere un’opera celebre come Bambola snodata del 1939, presente al Museo Archeologico: “una figura smembrata non ha bisogno d’un punto d’appoggio formale. Sta librata. Dove? Come? Una via d’accesso qui ce la possiamo ricostruire con l’immaginazione.”
La mostra, inoltre, propone un tema di fondamentale importanza come quello degli angeli (tra le opere esposte, Angelo nel giardino dell’infanzia del 1939), che per Klee non sono né immortali, né divini: i suoi angeli hanno un corpo, sono imperfetti, ma nello stesso tempo appaiono come entità mediane, raffigurati con sagome informi e disegnati come fossero bambini, che sanno scoprire i segreti nascosti delle cose e appaiono in continuo divenire.
L’esposizione al Museo Archeologico si distingue anche per una serie di letture trasversali e in tale contesto si inseriscono le marionette realizzate da Klee per il figlio Felix tra il 1916 e il 1925. Si tratta di un mondo immaginario, dove l’artista realizza i propri personaggi utilizzando ogni tipo di materiale, da frammenti di abiti usati a gusci di noce, dal cartone alle prese elettriche: un’infinita serie di assemblages che strizzano l’occhio con ironia alle avanguardie storiche, siano esse Dada o il Bauhaus. Nell’ambito della rassegna è presentata la ricostruzione del teatro delle marionette, a cura di Andrea Comotti e Beatrice Laurora, basata sul modello creato da Klee. Il corpus pittorico e grafico è inserito in un percorso multimediale che propone proiezioni dei primi cortometraggi dei fratelli Lumière sull’infanzia, in una relazione diretta con gli anni di formazione di Klee.
In effetti la figura del bambino fa la sua prima apparizione nel cinema lo stesso giorno in cui esso nasce ufficialmente, cioè nella celebre serata del 28 dicembre 1895, organizzata dai fratelli Lumière a Parigi, al numero 14 di Boulevard des Capucines.

La rassegna, che rimarrà aperta sino all’11 settembre 2011, è accompagnata da un catalogo bilingue italiano e francese, edito da Mazzotta, in cui sono riprodotte tutte le opere in mostra, accompagnate da saggi di Michael Baumgartner, Pietro Bellasi, Alberto Fiz, Osamu Okuda, Juri Steiner.

EIAPOPEIA. L’INFANZIA NELL’OPERA DI PAUL KLEE

Museo Archeologico Regionale
26 Giugno 2011 - 11 Settembre 2011
Aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00

Per ulteriori informazioni: Assessorato Istruzione e Cultura
Servizio attività espositive: tel. 0165.274401
E-mail: u-mostre@regione.vda.it
Museo Archeologico Regionale: tel.0165.275902
Internet: www.regione.vda.it


 
Ercole Drei Museo Pietro Canonica Roma 2011  
Descrizione

Mostra di opere dello scultore e pittore Ercole Drei, faentino di nascita ma romano d’adozione che a Roma ha lasciato alcune delle sue opere più note.
 
Scultore, pittore e disegnatore sensibilissimo Drei, faentino di nascita ma romano di adozione, è stato capace di esprimere con la medesima intensità il proprio temperamento sia nelle grandi opere eseguite per la committenza pubblica – alla città di Roma ha lasciato alcune delle sue opere più note – sia nelle piccole sculture apprezzate da amatori d’arte e destinate all’uso privato.
 
Del primo periodo, ancora legato al Simbolismo e al clima tardo Liberty respirato nella natia Faenza, sono esposti in mostra la statuetta in bronzo Estasi d’Amore, il Ritratto di amica e la Danzatrice con il cerchio, tutte opere all’incirca del 1913, quest’ultimo lavoro esposto a Roma alla Mostra della Secessione nel 1914.
Seguono poi Titti, un bronzo del 1921 che molto bene esprime le sue capacità di ritrattista sensibile, la più tarda Saffo (1934), il bozzetto della statua in marmo omonima inviata alla Quadriennale nel 1935, che oggi si trova a Forest Lawn, Los Angeles (USA) e le opere degli anni Cinquanta, quando Drei prosegue la propria indagine sul nudo femminile: Vanità (1954), Diana Cacciatrice (1955), La Poesia (1955), il Passo di danza (1958) e il secondo bozzetto de La Primavera (1966).
 
Non mancano le testimonianze dell’interesse dello scultore per le arti decorative con i bronzi Coppa con le rondini (1921–25) e Coppa con figura alata (1930), interesse espresso anche nella ceramica, e qui rappresentato dal Ratto di Europa realizzata dal ceramista faentino Anselmo Bucci.
Oltre a queste sculture vengono proposti alcuni dipinti scelti tra quelli più noti, quali il Ritratto della moglie in costume (1925), che ritrae la giovane moglie Margherita Montanari con abito da dama di primo Ottocento, La Famiglia (1926), Interno dello studio (1926), Il Pino di Villa Strohl-Fern (1930) e i Cancelli di Villa Borghese (1930).
 
Completano la mostra 16 disegni realizzati a matita o a carboncino dai primi del Novecento agli anni Cinquanta, nei quali l’artista indaga il nudo maschile e femminile e un video ove si possono apprezzare e identificare le sculture realizzate per la città di Roma: Il Lavoro e il Risparmio (1924), scultura posta a destra del frontone del Palazzo dei Beni Stabili a Roma in Via del Corso, la Targa per la regina Margherita in via Veneto (1927), la grande statua di Ercole allo stadio dei Marmi (1931), il Monumento a Alfredo Oriani posto in Via della Domus Aurea a Colle Oppio (1935), i quattro bassorilievi per il ponte Duca d'Aosta (1939) e la stele Il lavoro dei campi realizzata per l’E42 tra il 1940 e il 1942 ma posta in opera all’EUR solo nel 1962.

Curatore/i
 Giovanna Caterina De Feo, Bianca Maria Santese

Informazioni
 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 21.00

Organizzazione
 Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale, Sovraintendenza ai Beni Culturali, Associazione Amici di Villa Strohl-Fern
 
Con la collaborazione di
 BNL Gruppo BNP Paribas, UNICREDIT, MONTE PASCHI di SIENA, FINMECCANICA, LOTTOMATICA, Vodafone
 
Organizzazione e servizi museali Zètema Progetto Cultura

Con il contributo tecnico di
 Atac, La Repubblica

www.museocanonica.it


 
Esposizione Scipionyx Samniticus Museo Civico di Storia Naturale Milano 2011  
Descrizione

Scipionyx samniticus, noto col soprannome giornalistico di “Ciro”, è noto innanzitutto come il primo dinosauro scoperto in Italia, essendo venuto alla luce a Pietraroja (Benevento) nel 1980. Nel 1998 fu riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale come uno dei fossili più importanti nella storia della paleontologia, conquistando la copertina di Nature per il suo eccezionale stato di conservazione: il piccolo dinosauro, infatti, mostra tracce di alcuni organi interni, come il fegato e l’intestino. Ma si trattava di una descrizione preliminare, molto breve ed essenziale, che mirava soprattutto a dare un nome a questa nuova specie.


Breve storia di Ciro - Scipionyx samniticus
110.000.000 di anni fa
Il piccolo dinosauro nasce e muore nel giro di pochi giorni.
1980
Il suo corpo fossilizzato viene alla luce a Pietraroja (Benevento) tra le mani di Giovanni Todesco, che ignaro di tutto lo porta a casa, in provincia di Verona.
1993
A casa dello scopritore, viene riconosciuto come dinosauro da Giorgio Teruzzi e Giuseppe Leonardi; prende il soprannome di Cirosul settimanale Oggi.
1994-1997
Consegnato alla Soprintendenza di Salerno, viene restaurato ed esaminato nei suoi caratteri anatomici essenziali: è una specie nuova per la scienza.
1998
Battezzato ufficialmente Scipionyx samniticus da Cristiano Dal Sasso e Marco Signore, viene pubblicato su Nature con tanto di copertina.
Ne parlano 2500 giornali, radio e tv in tutto il mondo.
1999
Compare in un articolo su Science, su iniziativa di alcuni fisiologi americani.
2006-2009
Esposto in una mostra a lui dedicata presso il Museo di Storia Naturale di Milano, viene riesaminato con nuove tecniche di indagine.
2011
Cristiano Dal Sasso e Simone Maganuco pubblicano la monografia che descrive in dettaglio il suo incomparabile stato di conservazione.
 
Espressioni di Gio Ponti Palazzo della Triennale Milano 2011  
Descrizione

La Triennale di Milano è lieta di presentare una mostra su le “Espressioni di Gio Ponti”, curata da Germano Celant in collaborazione con Gio Ponti Archives e gli Eredi di Gio Ponti, per celebrare nella sua città uno degli indiscussi maestri del Novecento. Ponti oltre a essere uno dei primi architetti globali del Novecento, con edifici realizzati e progettati in Italia e in Europa, ma anche in paesi extraeuropei, da Hong Kong a Denver, da Bagdad a Caracas, da San Paolo a New York, è anche un designer riconosciuto a livello internazionale quanto un noto teorico e critico dell’architettura. Alla sua curiosità e al suo genio si devono le nascite della rivista “Domus” e della storica pubblicazione “Stile”, come un largo impegno nella ricerca dei legami tra l’architettura e le arti, compresa la loro promozione ed esposizione, che portò alla creazione della Prima Mostra Triennale di Milano nel 1933 e nel coordinamento di molte delle edizioni successive.

La mostra
Attraverso oltre 250 tra disegni e dipinti, ceramiche e maioliche, mobili e oggetti, studi e modelli di architettura, l’esposizione vuole portare all’attenzione la ricca e complessa creatività pontiana che ha inizio negli anni venti con la direzione artistica della società Richard-Ginori e si dipana per circa settant’anni nel campo dell’architettura, del design industriale, della produzione artigianale e artistica, senza dimenticare la ricerca e la comunicazione svolte nel campo delle arti.
In questo composito universo, si è voluto rendere simbolicamente esplicita la presenza di Ponti a Milano, attraverso alcuni modelli di studio e/o disegni relativi al primo edificio per la società Montecatini (1936), al grattacielo Pirelli (1956-1960), alla Chiesa progettata per l’ospedale San Carlo (1966), tra gli altri.
L’apporto dell’architetto alla sua città si completa con la rassegna di progetti italiani e internazionali con un focus particolare sull’asse Italia-America, sia attraverso il lavoro di Ponti dedicato agli arredi delle navi transoceaniche, sia attraverso la citazione della Finestra arredata, un nuovo tipo di serramento realizzato tra il 1953 e il 1954, inteso come un omaggio a Philip Johnson e prodotto in forma di prototipo dalla società newyorchese Altamira.
I legami con gli Stati Uniti sono anche forieri di commesse architettoniche realizzate o progettate, dall’Auditorium del Time & Life Building di New York (1959) al Denver Art Museum (1971), alla cattedrale di Los Angeles (1967), che in mostra si aggiungono a noti progetti quali l’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma (1954), la chiesa di San Carlo Borromeo a Milano (1966) e la Cattedrale della Gran Madre di Dio a Taranto (1970).
L’esposizione si completa con il display del modo di comunicare di Ponti attuato in scritti, dipinti, disegni raccolti in uno studio simbolico in cui si colgono i rimandi ai progetti realizzati e una dimensione intima e della persona, attraverso i filmati e le interviste.

L’allestimento è curato dallo Studio Cerri & Associati di Milano. La mostra è frutto della collaborazione con musei e collezioni pubbliche e private, italiani e internazionali, che hanno generosamente prestato il loro prezioso materiale.

Il catalogo
La pubblicazione edita da Electa che accompagna l’evento è la riedizione fac-simile di “Espressione di Gio Ponti”, la rara raccolta dei suoi progetti curata da Ponti e data alle stampe per l’unica volta nel 1954 (Daria Guarnati Editore, Milano), a cui si aggiunge un ‘giornalone’ dove sono presenti i dati della mostra, con i relativi testi ufficiali e critici corredati da immagini e dagli apparati scientifici.

Espressioni di Gio Ponti
6 maggio – 24 luglio 2011
Triennale di Milano
a cura di Germano Celant
Ingresso 8,00/6,50/5,50
Catalogo Electa
Orari:
martedì-domenica 10.30-20.30
giovedì e venerdì 10.30-23.00

In occasione delle mostre dedicate a Gio Ponti (La Triennale di Milano, Espressioni di Gio Ponti, 6 maggio - 24 luglio) e a Guido Andloviz (Museo Bagatti Valsecchi, Forme e colori di Guido Andloviz, 10 maggio - 4 luglio) il biglietto d’ingresso a una di queste esposizioni darà diritto all’entrata ridotta all’altra.


 
Fausto Melotti Casina Giustiniani Villa Borghese Roma 2011  
Descrizione

Il diploma in scultura all’Accademia di Brera dopo la laurea in ingegneria e il diploma in pianoforte costituiscono i primi strumenti, eterogenei ma efficaci, per un’indagine diretta a sondare le potenzialità dello spazio e le sue implicazioni armoniche e mentali. Versatilità e curiosità lo porteranno poi all’utilizzo di differenti tecniche e materiali che condurranno ai “Teatrini” in terracotta o in ceramica, alle sottili sculture in fil di ferro fino alle opere in ottone e acciaio.
 
I primi lavori, dalla valenza simbolica e mitologica, risentono degli influssi del gruppo degli astrattisti che anima la galleria del Milione. Il cenacolo milanese, fulcro d’attrazione di quegli artisti che intorno agli anni ’30 rifiutano la via “del ritorno all’ordine”, prosegue la sperimentazione sul linguaggio visivo, sui nuovi media e sullo spazio avviata dalle Avanguardie. Al Milione ha luogo la sua prima personale nel cui “Bollettino” Melotti definisce l’arte “stato d’animo angelico, geometrico” a prova di come il suo sia un percorso personale segnato dalla dualità di artista ed ingegnere che riesce a coniugare in creazioni di mondi multidimensionali in grado di abbracciare razionalità e intuizione.
 
Se l’esperienza della guerra segna un momento di stasi nella sua attività, dagli anni ’50 la sua ricerca riprende nel segno di una maggior soggettività e prosegue poi negli anni ’70 verso una ulteriore riduzione e leggerezza. Nascono pagine animate da un immaginario fantastico ricco di suggestioni surreali in bilico tra il gioco e l’ironia e sempre sostenute da quel intuito musicale che unisce tutta la sua produzione e che rende inscindibile il legame fra le attività a cui si dedica, dalla scultura al disegno, dalla pittura alla poesia.
 
Cenni biografici
Fausto Melotti nasce a Rovereto nel 1901. Si laurea in ingegneria nel 1924 al Politecnico di Milano, nel frattempo porta a termine gli studi musicali, conseguendo il diploma in pianoforte e intraprende lo studio della scultura, a Torino, presso lo scultore Pietro Canonica. Si iscrive poi all’Accademia di Brera di Milano, dove è allievo di Adolfo Wildt, insieme a Lucio Fontana, con il quale stringe un lungo sodalizio. Nel 1935 aderisce al movimento "Abstraction-Création", fondato a Parigi nel 1931 con lo scopo di promuovere e diffondere l’opera degli artisti non figurativi; sempre nello stesso anno partecipa alla prima mostra collettiva di arte astratta nello studio di Casorati e Paulucci a Torino mentre alla Galleria del Milione ha luogo la sua prima personale. Nel dopoguerra la sua attività si apre ad ulteriori ambiti, nel 1944 viene pubblicato un suo libro di poesie e aforismi intitolato Il Minotauro triste, inizia la collaborazione con alcuni architetti, tra cui Ponti, Bega e Borsani insieme ai quali realizza la decorazione di numerose residenze sia in Italia sia all'estero; nel ’56 ha luogo alla galleria Annunciata di Milano la presentazione di alcune sue opere pittoriche. Negli anni Sessanta la produzione scultorea si arricchisce di nuovi materiali, nascono i lavori in filo d'ottone, con frammenti di tessuto colorato o con qualche residuo di terracotta. Nel 1974 viene pubblicato Linee, raccolta di scritti e poesie dell'artista (da cui è tratto il titolo della mostra) cui seguirà nel 1978 Linee secondo quaderno. Nello stesso anno gli viene conferito il Premio Feltrinelli per la scultura e nel 1979 il Palazzo Reale di Milano ospita una sua antologica. Mostre personali e collettive si succedono sia in Italia che all’estero così come le numerose pubblicazioni che testimoniano un riconoscimento internazionale alla sua opera. Si spegne a Milano nel 1986.
 
*Linee, Fausto Melotti, Adelphi Edizioni, Milano 1981

Informazioni
L.I.Art
063202673
casinagiustiniani@gmail.com
Fondazione Archivio Afro
068080610
archivioafro@virgilio.it

Inaugurazione: venerdi 6 maggio 2011 ore 18

Casina Giustiniani
via David Lubin, 4 (Villa Borghese) - Roma
Orari: Lun - Ven dalle 16 alle 19
La mattina su appuntamento
Sabato e Domenica chiuso


 
Gaetano Pompa Palazzo Racani Arroni Spoleto 2011  
Descrizione

Mostre del Festival di Spoleto 54
a cura di Vittorio Sgarbi
 
Presidente Comitato Scientifico Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele
Direttore Scientifico Vittorio Sgarbi
Con il contributo di Fondazione Roma - Arte - Musei
 
La Sezione Arte dell'Edizione 2011 del Festival dei 2 Mondi di Spoleto presenta a Palazzo Racani Arroni, al Museo Civico e a Palazzo Pianciani le Mostre d'Arte dirette e curate dal Professor Vittorio Sgarbi. Si tratta di un progetto articolato e prestigioso, che va ad arricchire il ricco carnet delle proposte della manifestazione internazionale umbra. Quest'anno il Presidente della Fondazione Festival, Giorgio Ferrara, ha deciso di potenziare il Settore Arte del Festival, riconoscendolo come parte vitale e integrante dell'evento. Si è costituito, inoltre, un Comitato di Ricerca della Sezione Arti Visive, presieduto dal Professor Avvocato Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Roma, che ha sostenuto e sovvenzionato le mostre, mostrando così, ancora una volta, sensibilità e grande impegno nel sostenere l'arte e la cultura.
 
L´evento è stato organizzato da Promoter Arte, che ha operato in totale sinergia con gli Enti Istituzionali, interagendo, in particolare, con la Direzione e la Segreteria del Festival, con i referenti del Comune e con tutti i soggetti pubblici patrocinanti: il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Umbria, la Provincia di Perugia e il Municipio di Spoleto.
 
Gli artisti protagonisti delle Mostre D'Arte sono tutti italiani, a eccezione del russo Fedor Kuz'mic Suskov, come per sottolineare da un lato il 150° Anniversario dell´Unità d´Italia e dall'altro le Celebrazioni dell´Arte e della Cultura Russa in Italia del 2011.
A Palazzo Racani Arroni troviamo i plastici con le zucche di Daniela Severi, i paesaggi dell'artista sovietico Fedor Kuz'mic Suskov, le ceramiche multietniche di Federico Bonaldi, le pellicole fotografiche di Guido Taroni, le forme tratte dall'archeologia della psiche di Luciana Matalon, le composizioni corporee di Riccardo Mannelli e i paesaggi surreali e classicheggianti di Gaetano Pompa, è questa la grande retrospettiva in mostra.

VIDEO Omaggio all'artista Gaetano Pompa from Andrea Bastogi on Vimeo.

Al Museo Civico sono esposti gli studi plastici di Gaetano Giuffrè, i chiarori marmorei di Giuliano Vangi, le figure di Giuseppe Bergomi, i Baby Idol di Livio Scarpella e le terrecotte di Tullio Cattaneo.
Palazzo Pianciani ospiterà due virtuosismi scultorei: quello bronzeo di Giuliano Vangi e quello ligneo di Alessandro Kokocinski, nato in Italia da madre russa e da padre polacco.

Le Mostre d'Arte saranno aperte al pubblico dal 26 giugno 2011 al 10 luglio 2011

www.festivaldispoleto.com


 
Genio dei Macchiaioli, scoperte e recuperi di Mario Borgiotti Centro Matteucci per l'Arte Contemporanea Viareggio 2011  
Descrizione

A Viareggio, Centro Matteucci per l'Arte Moderna, via D'Annunzio 28. Dal 1 luglio al 13 novembre 2011

 Nel 2010 con la ricomposizione della collezione di Ugo Ojetti, il Centro Matteucci per l'Arte Moderna di Viareggio aveva avviato il suo progetto culturale: indagare, documentare e presentare l'arte moderna, in particolare il periodo che va dall'Unità d'Italia agli inizi del nuovo secolo, valorizzando il collezionismo d'epoca.

Mario Borgiotti, nato a Livorno nel 1906, ma fiorentino d'adozione, è stato, per oltre quarant'anni, il vero punto di riferimento per la conoscenza e la valorizzazione della pittura toscana di area macchiaiola. La sua azione si è sviluppata soprattutto nell'ambito delle personalità che hanno aggiornato il linguaggio di questa scuola. L'opera di Lega, Fattori, Signorini, Abbati, Borrani, Cabianca, D'Ancona e di altri protagonisti del gruppo appare oggi più definita nella sua totalità grazie al recupero di dipinti inediti o erroneamente attribuiti.
Autodidatta, Borgiotti fu personalità complessa e attraente anche per le qualità segretamente coltivate, come il dipingere e la generosità nei confronti di ogni iniziativa culturale. Era dotato, in modo eccezionale, della capacità di percepire i valori pittorici nella loro essenza, distinguendo con uno sguardo il capolavoro dall'opera comune. Anche per questo Borgiotti è stato uno degli ultimi, grandi esempi di una "razza di connaisseur" in via d'estinzione.

Del suo finissimo gusto e del suo temutissimo "occhio", sono testimonianza le opere raccolte in questa magnifica esposizione: circa una sessantina di dipinti, selezionatissimi, tutti "imprescindibili" per capire il gusto di un uomo senza il quale oggi, probabilmente, i Macchiaioli non godrebbero del prestigio e della fama di cui invece, meritatamente, godono.

Sono capolavori della pittura macchiaiola, reperiti da Borgiotti nell'arco di una vita e oggi confluiti nelle più famose raccolte italiane. Il progetto espositivo privilegia la qualità e il significato di quadri esemplari, poco noti o non più visti da tempo, e mira a ricostruire le fasi salienti di un'avventura critica scandita da pubblicazioni esemplari: I Macchiaioli, 1946, Capolavori macchiaioli, 1949, Poesia dei Macchiaioli, 1958, I Grandi pittori dell'Ottocento italiano, 1961, The "Macchiaioli", 1963, Genio dei Macchiaioli, 1964, La lezione pittorica di Fattori, 1968. Un vasto compendio bibliografico, insomma, arricchito da un prezioso apparato iconografico costituito da dipinti dei quali si era persa ogni traccia. Ed è proprio di questo compendio di indubbio valore storico-documentario, destinato, nel tempo, ad assumere sempre maggior rilievo per gli studi sulla pittura italiana del secondo Ottocento, che intende dar conto la mostra promossa dal Centro Matteucci. Nel percorso idealmente scandito dalle pubblicazioni di Borgiotti spicca l'accurata selezione di dipinti. Il visitatore ha così la sensazione di entrare nel libro, ammirando opere come La scolarina, Maremma, Episodio della campagna contro il brigantaggio e La libecciata a Castiglioncello di Fattori; L'uscita dalla messa di Puccinelli; Tra i fiori del giardino, Le rose della primavera e L'adolescente di Lega; Il Ponte Vecchio a Firenze, Uliveta a Settignano e Bimbi a Settignano di Signorini; Lido con buoi al pascolo, Mura di San Gimignano di Abbati; Case al sole, Pagliai a Castiglioncello e Scogli a Castiglioncello di Sernesi; Paesaggio pistoiese, La pittrice, Mattino sul Mugnone di Borrani; In ritorno dalla messa di Banti; Nel chiostro, Acquaiola nel castello di San Giorgio a La Spezia, di Cabianca; Riva della Senna, Portico di villa toscana e Grano maturo di De Tivoli, Il solletico di Cecioni e Via del Maglio di D'Ancona.

Il personaggio Borgiotti, indagato nei diversi aspetti della sua non comune vicenda umana, è affrontato dalla curatrice del progetto Elisabetta Palminteri Matteucci e da altri noti specialisti e studiosi quali Luciano Bernardini, Silvestra Bietoletti, Nicoletta Colombo, Laura Dinelli, Francesca Dini, Simonella Condemi Vincenzo Farinella, Nadia Marchioni, Paul Nicholls, Francesca Panconi.

"Genio dei Macchiaioli. Mario Borgiotti: occhio conoscitore, anima di collezionista"
Viareggio, Centro Matteucci per l'Arte Moderna,
via D'Annunzio 28.
1 luglio - 13 novembre 2011


Info: tel. 0584 430614; fax 0584 54977
info@centromatteucciartemoderna.it
www.centromatteucciartemoderna.it


 
Giorgio Griffa, Canone Aureo Macro, Museo Arte Contemporanea Roma Roma 2011  
 
Giuseppe Uncini Centro Italiano Arte Contemporanea Foligno 2011  
Descrizione
La mostra “I Primi e gli ultimi” di Giuseppe Uncini allestita presso il Ciac di Foligno è stata prorogata fino al 2/10/2011.
Nell’ambito della programmazione espositiva annuale del Centro Italiano d’Arte Contemporanea di Foligno, lunedì 21 giugno 2011 si aprirà al pubblico la mostra retrospettiva “Giuseppe Uncini: i primi e gli ultimi”, dedicata ai lavori del grande artista italiano scomparso nel 2008.

L’esposizione di Foligno, dopo le importanti antologiche effettuate allo ZKM di Karlsruhe (2008), al MART di Rovereto(2008-2009) e alla Neue Galerie am Landesmuseum Johanneum di Graz (2009), muovendo dal disegno critico concepito da Bruno Corà e Italo Tomassoni, direttore del Centro, pone a stretto confronto, in modo inedito le opere che segnano l’esordio dei primi Cementarmati (1957)con le opere dei cicli  Architetture e  Artifici, concepite e realizzate dall’artista negli ultimi anni della sua vita.
 
 
All’insegna di tale verifica, che mette in risalto l’attitudine di Uncini a ‘costruire’ l’organismo dell’opera – in ciò distinguendo la sua precoce intuizione dalle successive concezioni dei minimalisti, soprattutto geometriche e volumetriche - si potrà comprendere in modo chiaro come le sue Architetture e gli Artifici, siano conseguenza e declinazione di un principio di elaborazione che, sin dai Cementarmati, coniuga disegno, misura e spazio, appartenenti tanto alla pittura che alla scultura e all’architettura italiana dal Trecento al Novecento.

I Primi e gli Ultimi 21.06.11 / 02.10.11
 
Centro Italiano Arte Contemporanea via del campanile, 13 Foligno (PG) www.centroitalianoartecontemporanea.com

 
Guercino 1591-1666 Palazzo Barberini Roma 2011  
Descrizione

La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, diretta da Rossella Vodret, inaugura i nuovi spazi espositivi dedicati alle mostre temporanee situati al piano terra di Palazzo Barberini, con una grande mostra  dedicata al genio di Francesco Barbieri, detto il Guercino, uno dei maggiori protagonisti del Seicento italiano, nato e vissuto nella città di Cento e attivo a Roma tra il 1621 e il 1623.

L’esposizione, curata da Rossella Vodret e da Fausto Gozzi, direttore della Pinacoteca Civica di Cento, rappresenta insieme un significativo tributo al Guercino e un omaggio a Sir Denis Mahon, da poco scomparso, che al pittore di Cento ha dedicato gran parte dei suoi studi nel corso della sua vita centenaria.

L’esposizione, composta da opere conservate nei musei e nelle collezioni di Roma e di Cento, nonché del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, consente di ammirare, nella rinnovata cornice di Palazzo Barberini, uno straordinario corpus di dipinti, che offre la possibilità di gettare uno sguardo d’insieme sull’opera del maestro emiliano: trentasei capolavori che coprono tutto l’arco cronologico del suo lungo percorso artistico facendone emergere l’esuberante talento. Viene messa in luce l’evoluzione pittorica dell’artista, partendo dai primi dipinti, che riflettono l’influsso di alcune importanti fonti dell’arte ferrarese, come Ippolito Scarsella (1551-1620) e Carlo Bononi (1569-1632), fino alla produzione più squisitamente legata allo stile e alle idee derivate da Ludovico Carracci.

E’ stata  evidenziata la precocità pittorica del Guercino, un talento innato che gli viene riconosciuto subito anche dal suo maestro, Ludovico Carracci, che vide nel giovane artista di Cento una sorta di continuazione della sua arte, in cui rivive l’intensità  nell’azzurro dei cieli che gli è familiare e che vede rinnovarsi nelle opere del Guercino con un vigore del tutto nuovo. Certi effetti temporaleschi non si erano mai visti prima, e sono evidenti già nel precoce Sposalizio mistico di Santa Caterina alla presenza di San Carlo Borromeo, del 1614-15 e nelle più tarde tele con La Madonna della Ghiara con san Pietro, San Carlo Borromeo, un angelo e donatore e ne I santi Bernardino da Siena e Francesco d’Assisi con la Madonna di Loreto , entrambe eseguite nel 1618 e conservate nella Pinacoteca Civica di Cento.

Dopo l’intenso avvio in Patria, tra il 1621 al 1623  il pittore venne chiamato a Roma dal papa bolognese Gregorio XV Ludovisi, il quale insieme al nipote, il cardinale Ludovico, divenne il  suo principale mecenate. La decorazione del Casino Ludovisi, edificio con giardino nella zona del Pincio, è probabilmente la prima opera in ordine di tempo eseguita da Guercino a Roma; qui il pittore raffigurò nella volta della sala principale al pian terreno l’Aurora, definita la più sorprendente tra le numerose versioni del soggetto dipinte nella pittura italiana e, nella sala corrispondente al piano nobile, la Fama, l’Onore e la Virtù.

Capolavoro assoluto degli anni romani è rappresentato dalla monumentale, enorme pala raffigurante Santa Petronilla sepolta e accolta in cielo oggi alla Pinacoteca Capitolina, di cui in mostra si espone il “ricordo” di piccolo formato. Già Mahon sottolineava l’importanza dell’opera che costituisce uno spartiacque tra la produzione giovanile del Guercino e quella matura, un cambiamento di stile dovuto di
certo all’importanza della commissione, la prima di una serie per la Basilica di San Pietro, che deve aver portato l’artista a un ripensamento del proprio stile in chiave più classica.


L’improvvisa morte del papa nel 1623 e la consapevolezza di aver perso il suo principale mecenate e protettore, furono alla base  del ritorno di Guercino a Cento.

Un riflesso del profondo cambiamento in senso classico e monumentale intervenuto nelle opere successive al soggiorno romano è percepibile nel San Luca e nel San Matteo, (Galleria Nazionale d’Arte Antica) provenienti dalla collezione Barberini,  parte di una serie di dipinti raffiguranti i quattro Evangelisti.

Dopo il ritorno a Cento, il pittore eseguì alcuni quadri, richiesti da illustri committenti romani, ancora oggi conservati nella città papale, riconducibili al periodo di transizione (1623-1634) che segue il rientro in Emilia. Questo particolare momento stilistico è  ben rappresentato  dal Ritorno del figliol prodigo (Galleria Borghese) portato a termine intorno al 1627-28  o dal Ritratto del cardinal Bernardino Spada (Roma, Galleria Spada) eseguito nel 1631.

Gli anni della maturità del Guercino sono caratterizzati - soprattutto dopo la morte di Guido Reni, avvenuta nel 1642 - da una rinnovata attenzione ai modi classicisti, in particolare nella gamma cromatica, che diviene tenue e delicata, nella raffinata eleganza formale e nella progressiva semplificazione che lo porterà verso una maggiore chiarezza compositiva. Espressione di questa tendenza sono la Cleopatra davanti a Ottaviano Augusto della Pinacoteca Capitolina o lo splendido Saul contro David di Palazzo Barberini.

I nuovi ambienti espositivi di palazzo Barberini, che ospitano la mostra, si sviluppano in un'area di più di 1000 mq. e costituiscono   la seconda grande sede  espositiva  del polo museale romano, dopo quello di Palazzo Venezia.
 
La mostra è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma e dal Comune di Cento. La mostra è prodotta da Civita con la collaborazione di Start. Il catalogo è edito da Giunti Arte Mostre Musei.

GUERCINO 1591-1666
CAPOLAVORI DA CENTO E DA ROMA
16 dicembre 2011 -  29 aprile 2012
Roma, Palazzo Barberini

Info e Prenotazioni
 Tel. 0632810
www.mostraguercino.it

Ufficio stampa

Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico
e per il Polo Museale della Città di Roma
Anna Loreta Valerio
Simona Baldi
con la collaborazione di Alessandro Gaetani
tel.06 69994218 - 210
sspsae-rm.uffstampa@beniculturali.it
simona.baldi@beniculturali.it

Civita
Barbara Izzo
con Arianna Diana
Tel. 06 692050220 – 258
izzo@civita.it; diana@civita.it
www.civita.it

Foto: Courtesy of Civita press
Guercino La Sibilla Persica, 1647 Roma, Pinacoteca Capitolina



 
Guttuso e gli amici di corrente Palazzo Mediceo Seravezza 2011  
Descrizione
Organizzare a Seravezza una mostra di Renato Guttuso è un impegno non indifferente, riguardo al grande protagonista dell’arte e della cultura italiana e non solo, poiché le opere più significative e i grandi capolavori del maestro sono sparsi nei Musei più importanti d’Italia ed europei e quindi di difficile accesso per i prestiti in considerazione che molte delle quali sono già da tempo opzionate in vista della grande retrospettiva palermitana che si terrà l’anno prossimo per la ricorrenza del centenario della nascita.

 Nonostante ciò il comitato organizzatore è riuscito ad ottenere un nucleo consistente di opere, raccolte da collezioni private molto importanti, alcune delle quali saranno riproposte all’attenzione del pubblico e della critica dopo anni di oblio, ad esempio, il grande dipinto del 1951 “Sogno di un guerrafondaio”, in cui il volto del protagonista della scena è quello del Presidente degli U.S.A Eisenhower. Per questo dipinto Guttuso subì un processo in Corte d’Assise, per offesa a capo di stato straniero.

video logonews

 La selezioni dei dipinti e dei lavori grafici abbracciano l’intero viatico artistico di Guttuso: un arco produttivo che va dagli anni Quaranta agli anni Ottanta.
 A completamento dell’evento, per meglio comprendere i rapporti e le tematiche culturali, politiche ed anche sociali, che hanno visto coinvolto l’artista nel suo lungo e infaticabile percorso, si è pensato di dedicare una parte cospicua della mostra ai suoi amici più cari, appunto, quelli del gruppo di “Corrente” (Ernesto Treccani – Renato Birolli – Aligi Sassu – Giuseppe Migneco – Ennio Morlotti – Emilio Vedova), che negli anni della lotta al regime fascista furono sensibili alle sollecitazioni europee come apertura necessaria al rinnovamento dell’arte italiana e con i quali il Maestro siciliano aveva instaurato un sodalizio fortissimo, che viene anche certificato con la presenza, in questa esposizione, di un’opera di Vedova dal titolo “Cristo nei Getsemani (interpretazione da Tintoretto)”del 1942.
 Nello stesso anno Guttuso dipinse la “Crocifissione”, con la quale vinse il Premio Bergamo, una grande tela che scatenò polemiche, specialmente dal versante religioso.

 Nelle esposizioni promosse da Corrente, in qualche occasione, furono esposte anche alcune proposte dal tema religioso, dove spesso era rappresentata la passione del Cristo, in chiave di denuncia alle violenze e alla guerra.
 E non a caso in questa rassegna è presente un quadro poco noto di Treccani, “Algeria” del 1950, una pagina espressiva della storia drammatica della rivolta intrapresa dai popoli soggetti alla dominazione coloniale.
 L’esposizione è corredata da un ricco catalogo con tutte le opere illustrate e schedate a fronte di impegnativi testi critici che analizzano il percorso dell’artista nell’arco di mezzo secolo d’intensa attività artistica, evidenziandone il ruolo di straordinario e rappresentativo testimone del nostro tempo in grado di rappresentare con le opere e il suo impegno sociale, la complessità della condizione umana con le sue sofferenze, i suoi miti, le sue passioni e contraddizioni.
 La rappresentazione di quanto detto, le cui opere provengono totalmente da collezioni private, è il giusto e dovuto tributo alla lunga carriera all’impegno intellettivo e all’arco creativo dell’artista di Bagheria.
 Guttuso - Treccani - Morlotti - Migneco - Birolli e Vedova, questi nostri artisti sono tra i migliori interpreti e protagonisti della tradizione dell’arte italiana e internazionale, la loro storia e il lavoro che hanno prodotto, gli ha resi celebri e apprezzati in tutto il mondo.
 
 
SERAVEZZA - PALAZZO MEDICEO 1 luglio - 11 settembre 2011
 Inaugurazione venerdì 1 luglio, ore 18.00
 
Mostra a cura di Enrico Dei
 
Comitato Scientifico:
 Giuseppe Di Natale
 Francesca Marini
 Gioela Massagli
 Mauro Pratesi
 
Catalogo: Pacini Editore, Pisa    

 
Hans Hartung Roma, Galleria Limen otto9cinque Roma 2011  
Descrizione

Hans Hartung
Opere 1971 - 1976
a cura di Massimo Riposati
Inaugurazione mercoledì 19 ottobre 2011 dalle ore 18.30

La centralità internazionale dell’opera di Hans Hartung (1984-1989), dai suoi primi disegni del 1922 è a tutti nota ed è stata ampiamente documentata nelle grandi mostre realizzate, dalla Biennale di Venezia dove nel 1960 vinse il Gran Premio per la pittura, al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Parigi nel 1969, al Metropolitan Museum di New York nel 1975 fino alla Tate Gallery di Londra del 1996 e dalle numerose retrospettive che gli sono state dedicate nei musei di tutto il mondo, da Berlino a Madrid, da Lipsia a Pechino, da Bruxelles a Taiwan e a Nagoya in Giappone.

La mostra alla Galleria Limen otto9cinque di Roma curata da Massimo Riposati e realizzata in collaborazione con la Fondazione Hartung di Antibes e la Galerie Sapone di Nizza documenta in modo esemplare un momento che lo stesso artista definisce: “Dal 1970 ho una sensazione di rinnovamento. Come se una forza nuova, una nuova giovinezza mi siano state concesse”.
Creare armonia dalla disarmonia è la grande sfida di Hartung, e tutta la sua vita sarà improntata nella ricerca di quella regola che gli consentirà di ricondurre gli indispensabili accenti disarmonici in un equilibrio duraturo. Maturato nell’amore per Rembrandt e nell’ammirazione per Emil Nolde e Kokoschka, non si lasciò sedurre dalla Bauhaus e dalle lezioni geometriche di Kandinskij, che pure aveva incontrato a Parigi negli anni trenta ed insieme al quale espose alla galleria Pierre nel 1936.
Lontano fin dall’inizio da ogni ipotesi figurativa Hartung trovò nella regola armonica della sezione aurea il compromesso tra il suo rigore progettuale e la sua innata volontà di velocità nell’espressione, perché la pittura di Hartung abbandona l’immagine ma non la realtà e scrive: “Una realtà per me altra, ma pur sempre realtà. Quanto alla mia pittura, credo appunto che intrattenga un rapporto, anzi dei rapporti costanti seppur molto complessi, con quello che si è convenuto di chiamare la realtà esteriore” ed ancora: “Dipingere ha dunque sempre presupposto per me l’esistenza della realtà: questa realtà che è resistenza, slancio, ritmo, spinta, ma che non capisco totalmente che quando la afferro, la circoscrivo, la immobilizzo per un momento che vorrei veder durare per sempre”.
Maestro indiscusso dell’astrazione lirica Hartung, ha influenzato molte delle esperienze informali dell’immediato dopoguerra, e può essere considerato un artista europeo: tedesco di nascita e naturalizzato francese perse una gamba combattendo nella Legione Straniera contro il nazismo e dolorosamente contro il suo paese; ha viaggiato in Italia, attraversandola da ragazzo in bicicletta, ha sposato nel 1929 Anna-Eva Bergman, artista norvegese, nel ‘39 sposa la spagnola Roberta Gonzales e di nuovo, dopo un secondo divorzio, nel 1953 Anna-Eva Bergman, tornata a Parigi dalla Norvegia.
Dal 1994 la sua casa/studio è divenuta sede della Fondazione Hans Hartung e Anna-Eva Bergman, straordinario centro di studi e ricerca su uno dei Padri dell’Arte Contemporanea.

Organizzazione: C.M.R. 141 s.r.l. Catalogo: Edizioni Carte Segrete
La mostra resterà aperta dal 20 ottobre al 9 dicembre 2011

LIMEN otto9cinque
Via Tiburtina, 141 00185 Roma
info@limen895.com
info@cartesegrete.com
+39 06 94518387


 
I Colori delle Avanguardie. Arte in Romania Complesso del Vittoriano - Salone Centrale Roma 2011  
Descrizione

Dal 3 settembre al 15 ottobre 2011 il Complesso del Vittoriano ospita una mostra dal titolo “I colori delle Avanguardie. Arte in Romania 1910 – 1950”.

Attraverso 74 olii di 24 artisti provenienti da importanti musei della Romania, la mostra vuole ripercorrere la produzione dei grandi Maestri delle Avanguardie romene nel periodo che va dal 1910 al 1950.
“Anziché indulgere in una selezione pedante e purista che estrapolasse le opere dell’avanguardia dal loro contesto storico, quello variegato e ricco dell’arte romena della prima metà del XX secolo, questa mostra comprende un fenomeno storico e culturale straordinariamente denso e complesso, quello della coabitazione, della tensione, della discordia e delle influenze reciproche tra modernismo, avanguardismo e tradizionalismo nel periodo tra le due guerre mondiali.” (Erwin Kessler).
La rassegna, a cura di Erwin Kessler, promossa dall’Ambasciata di Romania in Italia, dall’Istituto Culturale Romeno e dall’Accademia di Romania in Roma, è organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.
 
La mostra è stata già allestita nel 2007 in cinque importanti musei romeni (Museo Brukenthal di Sibiu, Museo Nazionale d’Arte di Bucarest, Museo d’Arte di Timi?oara, Museo d’Arte di Constan?a, Museo d’Arte di Oradea) e nel 2009 presso il Museo Nazionale d’Arte Contemporanea di Lisbona (Museo do Chiado) e presso la Galleria Nazionale di Praga.

COMUNICARE ORGANIZZANDO
Viale Bruno Buozzi 77
 00197 Roma
 tel. 06 3225 380     
 fax 06 3224 014
info@comunicareorganizzando.it

Complesso del Vittoriano
 Via San Pietro in Carcere
 00187 Roma
 tel. 06 6780363 - 06 6780664
museo.vittoriano1@tiscali.it

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I disegni di Alchimia Istituto Italiano di Cultura di Colonia Colonia 2011  
 
Il Quirinale, dall'Unità d'Italia ai nostri giorni Palazzo del Quirinale Roma 2011  
Descrizione

Il Quirinale. Dall’Unità d'Italia ai nostri giorni
Roma, Palazzo del Quirinale
30 Novembre 2011 - 17 Marzo 2012
 
La “Casa degli Italiani” si racconta. Ci sarà un contributo specifico della Presidenza della Repubblica alle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia: dal 26 novembre 2011 al 17 marzo 2012, il Palazzo del Quirinale – tra il Cortile d’Onore e le sale del Piano Nobile – ospiterà la mostra “Il Quirinale. Dall’Unità d'Italia ai nostri giorni”.
Promossa dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica Italiana e organizzata in collaborazione con l’Associazione Civita, la mostra è curata da Paola Carucci e Louis Godart con l’allestimento del maestro Luca Ronconi.
Il 150° anniversario dell’Unificazione nazionale ha costituito l’occasione per un approfondimento storiografico e una riflessione sulle vicende storico-politiche e istituzionali che hanno segnato l’evoluzione dello Stato italiano.
Il Palazzo del Quirinale costituisce l’espressione simbolica di un percorso complesso, che ha posto l’Unità nazionale di fronte a prove durissime e a momenti di grave crisi, ma anche a significativi momenti di consolidamento dello Stato: edificato dai papi nel 1583, è diventato nel 1870 residenza dei sovrani d’Italia e dal 1946 è sede della Presidenza della Repubblica.
Il filo conduttore della mostra è costituito dalla funzione di rappresentanza dell’Unità nazionale che lo Statuto Albertino prima e soprattutto la Costituzione poi hanno conferito al Capo dello Stato, e dal modo in cui tale funzione è stata interpretata e attuata dalle diverse personalità che hanno ricoperto la più alta carica istituzionale della nazione.
La mostra intende, da una parte, illustrare il patrimonio artistico, la politica di costante acquisizione di opere d’arte da parte dei sovrani di casa Savoia, e il successivo impegno dei Presidenti della Repubblica volto allo studio, al restauro, alla scoperta, alla gestione degli edifici, dei giardini e dei tesori d’arte custoditi nel Palazzo. Dall’altra, sotto il profilo storico-istituzionale, la riflessione parte dal ruolo svolto dai Savoia (e dalle consorti dei sovrani, in particolare dalla regina Margherita alla quale è dedicata un’apposita sezione relativa alla sua Biblioteca conservata presso il Quirinale) per poi approfondire l’attività dei Presidenti della Repubblica.
Verranno, dunque, presentati oggetti del Quirinale – libri, quadri, livree –, documenti di archivio e ritagli stampa, con ampio uso di fotografie, registrazioni sonore e riprese cinematografiche e televisive.
La mostra darà ampio spazio al ruolo di “rappresentanza dell’Unità nazionale”, scolpito nell’articolo 87 della Costituzione, assolta sul piano internazionale dalle visite all’estero e dagli incontri con i Capi di Stato esteri; mentre il rapporto con la società emergerà anche dai viaggi in Italia, dalle udienze e dalle cerimonie presso il Quirinale.
La mostra, pensata per un pubblico ampio e rivolta in particolare ai giovani e al mondo della scuola, si avvale non solo delle fonti documentali conservate presso il Palazzo del Quirinale, ma anche di materiale iconografico e documenti provenienti dall’Archivio Centrale dello Stato, l’Istituto Luce, le Teche Rai e altri archivi, musei e istituzioni.

Roma, Palazzo del Quirinale
Piazza del Quirinale

30 Novembre 2011 - 17 Marzo 2012 

Orario: Tutti i giorni, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 18.30. Domenica: dalle 8.30 alle 12.00. Chiuso il Lunedì
Biglietto: Ingresso gratuito


 
Il Simbolismo in Italia Palazzo Zabarella Padova 2011  
Descrizione

Solo gli artisti, se veramente sono tali, sanno svelare i pensieri segreti, le meravigliose ambiguità, le zone misteriose e inesplorate che la realtà apparente nasconde. Vedono la spiritualità e l’interiorità anche quando esse sembrano invisibili all’occhio umano.

Ecco perché questa mostra è doppiamente interessante.
 
Interessante perché riunisce una serie incredibile e mai vista di capolavori. Intrigante ed affascinante perché sono opere, oltre che bellissime, intimamente impregnate di significati, di “simboli”, appunto.
 
Quella che si ammira a Palazzo Zabarella è una mostra leggera e densa allo stesso momento, perché è un percorso dentro l’arte ma ancora di più dentro le emozioni.
 
Più di ottanta dipinti, alcune sculture e trenta straordinari disegni sono le opere che Fernando Mazzocca, Carlo Sisi e Maria Vittoria Marini Clarelli hanno qui riunito. A documentare il meglio di un movimento artistico che traghettò l’arte, ma anche la letteratura, la poesia, la musica, dall’Ottocento alla modernità, nei quattro decenni che vanno dagli anni Ottanta del XIX secolo alla prima guerra mondiale.
 
Sono quadri – veri capolavori – ormai entrati nell’immaginario collettivo, patrimonio di grandi musei di mezzo mondo.
 
Se Segantini e Previati rappresentano le due anime del movimento, una più legata alla dimensione della realtà naturale, l’altra a quella dell’immaginazione, Pellizza da Volpedo e Morbelli confermano come il Divisionismo italiano, assolutamente all’altezza delle altre avanguardie europee, abbia raggiunto i suoi risultati più alti proprio nella sua fase simbolista.
 
La mostra è anche il racconto delle diverse ‘capitali’ di quella stagione simbolista e decadente che giungerà sino alla rivolta futurista: Roma, dove il cenacolo di artisti raccolti intorno a Gabriele D’Annunzio e Angelo Conti (Costa, De Carolis, Sartorio) traggono ispirazione dall’arte dei preraffaelliti. Quindi la Milano dei divisionisti, con Grubicy, Previati e Segantini; infine Torino, dove i temi sociali trattati da Bistolfi e Pellizza da Volpedo promuovono l’utopia di un auspicato progresso sociale e spirituale. Quindi Venezia e Trieste, quali sperimentali avamposti della cultura italiana verso i grandi movimenti contemporaneamente in atto nella Mitteleuropa.
 
Ma la mostra documenta anche i contatti dei nostri pittori con i grandi simbolisti stranieri presenti in Italia, dai ricordati preraffaelliti a Böcklin, von Stuck, Klimt, conosciuti attraverso le Biennali di Venezia. Valgono ad emblema della mostra la ricostruzione della famosa Sala del Sogno che proprio alla Biennale del 1907 rappresentò la consacrazione ufficiale del Simbolismo o il confronto di due capolavori come la Maternità di Previati e Le due madri di Segantini, che tornano vis a vis per la prima volta dopo esserlo stati per pochi mesi alla famosa Esposizione Triennale nel 1891 a Milano, considerata l’inizio del movimento.
 
La rappresentazione di alcuni capolavori di Boccioni, Balla e Casorati intende dimostrare la persistenza di suggestioni simboliste nelle opere di esordio di alcuni dei massimi protagonisti del nostro Novecento. Il tutto in una mostra cui Federico Bano, con la sua Fondazione, stava lavorando da ben cinque anni, volendo proporre non opere simboliste qualsivoglia ma proprio quelle “giuste” a dar correttamente conto di una stagione particolarmente felice dell’arte italiana tra Otto e Novecento.

Dall'1 Ottobre 2011
al 12 Febbraio 2012


Palazzo Zabarella, via degli Zabarella 14 – 35121 Padova (Italy)
 Telefono : (+39) 049 8753100 – Fax : (+39) 049 8752959
 E-mail: info@palazzozabarella.it


 
In memoria della Shoah Old Museum di Giaffa Tel Aviv 2011  
 
Italian 0 group & co. Multimedia Complex of Actual Arts Mosca 2011  
 
Jannis Kounellis Museo Kurhaus Kleve Kleve 2011  
Descrizione

Il Museo Kurhaus di Kleve espone per la prima volta in Germania una nuova serie di opere di Jannis Kounellis: pitture di grande formato con catrame su tela di lino. Questa sarà la prima mostra personale del principale esponente dell’Arte Povera che dal 1997 avrà luogo nel Land Nord-Reno-Vestfalia. Il curatore dell’esposizione è Rudi Fuchs. Gli sponsor principali che renderanno possibile la mostra sono il Ministero dell’Infanzia, della Gioventù, della Cultura e dello Sport del Land Nord-Reno-Vestfalia insieme con la Banca Popolare di Kleverland.

I nuovi lavori di Kounellis mostrano una spiccata concezione „sculturale“ della pittura, ossia la pittura percepita come scultura. Si tratta di immagini realizzate senza pennello e senza possibilità di correzioni. Un soprabito viene immerso nel catrame e poi impresso su grandi fogli di carta a mano o su tele di lino, che vengono tesi su intelaiature di acciaio. Lo straordinario calco che rimane quando il soprabito viene nuovamente rimosso, è allo stesso modo testimonianza di una immediata azione psichica così come di un atteggiamento spirituale. Con il gruppo di opere delle immagini di catrame, Kounellis da una parta apre un nuovo capitolo della sua arte e dall’altra ritorna indietro alle sue origini. Con ciò si vuole sottolineare che nella mostra viene contemplata una scelta fra le principali opere antecedenti di Kounellis, che fanno cenno alle forme esteriori e ai significati che il colore nero e i temi elementari del fuoco, del fumo e dell’arsura assumono nel lavoro dell’artista.

Jannis Kounellis è nato nel 1936 al Pireo (Grecia) e dal 1956 vive e lavore a Roma, dove ha studiato presso l’Accademia delle Belle Arti. Dal 1993 al 2001 è stato professore alla Kunstakademie di Düsseldorf. È considerato uno dei fondatori dell’Arte Povera, una corrente artistica che si serve dei materiali della quotidianità come terra, legno, lana, vetro o carbone. Kounellis utilizza questi materiali „poveri“ realizzando quadri, oggetti o installazioni composite.

L’esposizione di Jannis Kounellis al Museo Kurhaus di Kleve prosegue sulla scia della presentazione dell’Arte Povera italiana, che finora ha abbracciato le mostre personali di Mario Merz, Giovanni Anselmo e Giuseppe Penone.

Sponsor principali della mostra:
Ministero dell’Infanzia, della Gioventù, della Cultura e dello Sport del Land Nord-Reno-Vestfalia www.nrw.de
Banca Popolare di Kleverland www.volksbank-kleverland.de

Con il gentile sostegno di:
Freundeskreis Museum Kurhaus e Koekkoek-Haus Kleve e.V. www.freunde-klever-museen.de
Istituto Italiano di Cultura di Colonia / Italienisches Kulturinstitut, Köln www.iiccolonia.esteri.it
The Rilano Hotel Cleve www.rilano-cleve.de
Celina Klinker – Klinkerwerk Küsters, Kleve www.celina-kliner.de

Museum Kurhaus Kleve – Ewald Mataré-Sammlung
Tiergartenstraße 41, D-47533 Kleve
Tel. 0049 / 2821 / 7501-0, Fax 0049 / 2821 / 7501-11
www.museumkurhaus.de, info@museumkurhaus.de


Jannis Kounellis
Mostra, dal 11-09-2011 al 29-01-2012


 
Jannis Kounellis Hall museo MAXXI Roma 2011  
Descrizione

Da settembre 2011 apre al pubblico Arte Povera 2011, la mostra–evento a cura di Germano Celant, che si svolgerà contemporaneamente, fino a marzo 2012, in diverse e importanti istituzioni museali e culturali italiane, nelle città di Bologna, Milano, Napoli, Roma e Torino.

L’iniziativa, che ha come fulcro il movimento nato nel 1967 con gli artisti Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio, presenta su scala nazionale e internazionale gli sviluppi storici e contemporanei di questa ricerca distribuendo le varie fasi e i singoli momenti linguistici in differenti spazi, dal MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea di Rivoli (Torino), dal MADRE – Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma alla Triennale di Milano.

Insieme ai singoli responsabili museali, il curatore ha concepito un progetto di mostra che, mettendo insieme un alto numero di opere storiche e recenti, si proponga come un viaggio nel tempo dal 1967 a oggi e, negli spazi, attraverso diverse situazioni architettoniche e ambientali, tra gli avvenimenti che hanno avuto come protagonisti gli artisti dell’Arte povera.

PROGRAMMA

24 settembre – 26 dicembre 2011
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Bologna
“Arte Povera 1968”
a cura di Germano Celant e Gianfranco Maraniello

7 ottobre 2011
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma
“Omaggio all’Arte Povera: Jannis Kounellis, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio”
a cura di Anna Mattirolo e Luigia Lonardelli

8 ottobre 2011 – 19 febbraio 2012
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli
“Arte Povera international”
a cura di Germano Celant e Beatrice Merz

25 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012
Triennale di Milano, Milano
“Arte Povera 1967-2010”
a cura di Germano Celant

7 dicembre 2011 – 4 marzo 2012
Galleria nazionale d’arte moderna, Roma
“Arte Povera alla GNAM”
a cura di Maria Vittoria Marini Clarelli e Massimo Mininni

15 dicembre 2011
Teatro Margherita, Bari
“Arte Povera in teatro”
a cura di Germano Celant

Per maggiori informazioni sul programma Arte Povera


 
Jean Dubuffet e l'Italia LU.C.C.A. Lucca Center of Contemporary Art Lucca 2011  
 
La città degli Uffizi a Santo Stefano di Sessanio presso le sedi espositive di seguito indicate Santo Stefano di Sessanio 2011  
Descrizione

28 luglio – 30 settembre 2011 – Santo Stefano di Sessanio (AQ) – Sala Polifunzionale Comunale, le vecchie botteghe e la sede delle antiche Carceri.
 
Questa mostra della collana ‘La città degli Uffizi’ è stata allestita a Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo in segno di solidarietà nei confronti d’un luogo d’incanto, che s’era guadagnato l’ammirazione degli ospiti anche stranieri e che un destino funesto ha quasi ridotto a una silenziosa solitudine.
 
La Galleria degli Uffizi – aggredita nel 1993 dalla furia d’un attentato che avrebbe potuto farla tracollare e che ne distrusse due capolavori assoluti, guastandone molti altri – trovò nell’Associazione Amici degli Uffizi (nata giusto in seguito a quell’esplosione, come gesto d’incondizionato affetto) un grande conforto per la sua resurrezione. Quell’esperienza premurosa e intelligente (che peraltro tuttora vive ed è per il museo così proficua) ha indotto a stringere relazioni forti col Comune di Santo Stefano di Sessanio, avamposto mediceo in terra d’Abruzzo, colpito – al pari del museo fiorentino – da una tragedia inaspettata e fulminea.
 
Fondandosi sul principio della condivisione, gli Uffizi hanno deciso di portare in questi luoghi d’acerba bellezza, ventitré opere del loro patrimonio che proprio all’Associazione degli ‘Amici’ devono il restauro o addirittura l’accesso medesimo nelle raccolte della Galleria. Opere che vanno dall’antichità al Novecento, passando per i secoli grandi della tradizione figurativa, specialmente fiorentina. Opere che nel 2003 – nella ricorrenza dei dieci anni dall’esplosione mafiosa e in segno di rivincita sul male – furono in gran parte esposte agli Uffizi, nella sala delle Reali Poste, in una mostra che volli titolare Inventario d’affetti, perché si trattava per lo più d’acquisizioni nuove e dunque di nuovi numeri inventariali; e però ognuno di quei numeri corrispondeva più a un sentimento che a un manufatto. Sicché oggi, mutata l’occasione – ma pur sempre di sentimenti trattandosi – il titolo s’è di poco variato e in epigrafe s’è voluto fosse scritto: Condivisione d’affetti.
 
Il concetto, che sempre sottende le mostre della ‘Città degli Uffizi’, stavolta non verte (come in tutti gli altri casi) su dipinti o marmi delle collezioni che siano strettamente legati al posto dove la mostra stessa venga approntata. L’edizione che si concreta a Santo Stefano di Sessanio non si fonda sulla poetica fisicità di un’opera, bensì sull’astrazione d’un sentimento forte; quel sentimento giustappunto di condivisione che i drammi son capaci di far germinare in soggetti differenti e financo remoti.
 
La speranza nostra è che, nei tre mesi dell’esposizione, la luce di cui nel mondo godono gli Uffizi si riverberi su Santo Stefano: epifania bianca e rocciosa nel verde del Gran Sasso, apparizione in tutto pertinente alle contrade immaginifiche d’Italo Calvino. Il fascino del borgo abruzzese potrà di nuovo far breccia nel cuore di chi ama i luoghi di montagna, aspri e soavi insieme; luoghi peraltro toccati qui dal respiro lungo d’una storia antica e nobile. La quale fin da lontano sarà segnalata al viaggiatore dalla torre che il sisma ha annichilito e che vivamente auspico torni a svettare, identica a prima (come a un emblema s’addice), sulle cimase delle dimore di pietra aggrappate sul costone.

A cura di: Antonio Natali
www.lacittadegliuffizi.org


 
L'Italia s'è desta: 1945-1953. Arte italiana secondo dopoguerra da De Chirico a Guttuso, da Fontana MAR Museo d'Arte della città di Ravenna Ravenna 2011  
 
Mediterraneo, un'antologia per immagini. Fotografie di Herbert List e Maurizio Galiberti Certosa di San Gennaro Capri 2011  
Descrizione

Il 9 luglio 2011 si inaugura la terza edizione del Festival della Fotografia di Capri, organizzato dalla Fondazione Capri in collaborazione con Contrasto. Dopo il grande successo delle mostre dedicate al barone Von Gloeden (2009) e a Mimmo Jodice (2010), la Fondazione Capri prosegue la propria attività culturale e artistica con l’ iniziativa estiva, interamente dedicata al linguaggio, all’ arte contemporanea e alla fotografia. Capri Fotografia 2011 si presenta al pubblico con una veste rinnovata, che assume la forma di una vera e propria rassegna fotografica, arricchita di attività specifiche, dal 27 luglio a fine settembre 2011.

Il Festival presenta la mostra: Mediterraneo. Un’antologia per immagini. Fotografie di Herbert List e Maurizio Galimberti, ospitata nella meravigliosa sede della Certosa di San Giacomo, due workshop tematici con Alessandra Mauro e Maurizio Galimberti, un portfolio review aperto a tutti gli appassionati e professionisti della fotografia. La mostra si propone di definire il percorso di una trilogia dedicata alla grande fotografia classica e di cominciare una nuova esplorazione sul contemporaneo. La selezione dell’autore tedesco (Amburgo nel 1903 – Monaco 1975) conta 50 stampe in bianco e nero, provenienti dal prestigioso Estate List di Amburgo.
 
L’opera di List è una e una sola, densissima e compatta, anche quando per osservarla si sceglie di concentrarsi su un ordine limitato di soggetti, come accade nel caso di questa mostra, la cui tematica è il Mediterraneo. D’altra parte, Herbert List ha ambientato all’interno di quest’area geografica una porzione molto ampia del proprio lavoro, facendo sì che diventasse anch’essa protagonista del proprio immaginario e declinando al suo interno tutti i principali motivi della sua ricerca. E’ infatti in Grecia che realizza gran parte delle sue immagini fra il 1937 e il 1939, spostando poi il centro del suo interesse all’Italia dopo la tragica parentesi della guerra fra il 1950 e il 1961.

Mediterraneo. Un’antologia per immagini
 Fotografie di Herbert List e Maurizio Galimberti
 A cura di Denis Curti
 Certosa di San Giacomo, Stanze del Priore, Capri
 dal 9 luglio al 4 settembre 2011 (Prolungata fino al 25 settembre)
 Inaugurazione: sabato 9 luglio, 2011 ore 18.00

Fondazione Capri
info@fondazionecapri.org
www.fondazionecapri.org


 
MEET DESIGN Roma, Mercati di Traiano dal 15.09.2011 al 15.10.2 Roma/Torino 2011  
Descrizione

16 Settembre - 13 Ottobre 2011

MEET DESIGN costituisce un’inedita “piattaforma multicanale” che si è posta come primario obiettivo la divulgazione del design italiano attraverso iniziative di ampio respiro rivolte, in particolare, al consumatore finale. Nasce così un contenitore di idee e di attività in grado di veicolare i valori concettuali, progettuali, creativi e produttivi del design al fine di mostrare, ad un pubblico allargato, i protagonisti della cultura italiana dell’abitare.
MEET DESIGN 2011 si articola in tre sezioni: Meet Show, Meet Talents e Meet People.

Meet Show propone un’importante mostra storica che, attraverso un inedito taglio critico, presenta una ricca selezione di pezzi. Ne deriva uno spaccato trasversale sulle tipologie del design dal 1948 ad oggi da cui emerge con forza lo straordinario lavoro dei progettisti e degli imprenditori italiani.

Meet Talents costruisce un palcoscenico dedicato ai giovani e alla loro visione. Venti giovani designer italiani presentano in questa occasione progetti inediti e appositamente concepiti.

Meet People, organizzato con designer di fama internazionale e illuminati imprenditori, si articola in un ricco palinsesto di incontri e dibattiti ideati per divulgare e approfondire la conoscenza di questo settore dell’ eccellenza italiana

Informazioni
060608 (tutti i giorni ore 9.00-21.00)
www.meetdesign.it


 
Michelangelo Pistoletto: Da Uno a Molti/1956-1974 Museo MAXXI Roma 2011  
Descrizione

in collaborazione con Philadelphia Museum of Art
 a cura di Carlos Basualdo
 
Michelangelo Pistoletto: da Uno a Molti, 1956 - 1974, con più di 100 lavori provenienti da collezioni pubbliche e  private italiane e americane, racconta uno tra gli artisti italiani viventi più rilevanti a livello internazionale, tra i fondatori dell’Arte Povera e figura di riferimento per le giovani generazioni, considerato negli Stati Uniti un anticipatore delle pratiche artistiche di partecipazione.

La mostra affronta il percorso artistico del Maestro, da una rigorosa indagine sulla rappresentazione di se stesso fino allo sviluppo delle collaborazioni creative che caratterizzano anche la sua attuale ricerca.
 Le opere sono allestite in tre gruppi principali. I Quadri specchianti e i Plexiglass sono esposti insieme rispettando il raggruppamento concettuale pensato in origine dall’artista. Gli Oggetti in meno, gli Stracci e le opere della serie Luci e riflessi, sono disposti insieme in un unico ambiente. Uno spazio a parte è riservato alle Azioni e Performance degli artisti del gruppo teatrale Lo Zoo e ospita oggetti di scena legati alle performance, documentazioni fotografiche e video.
 
Tutte queste opere contribuiscono a raccontare il lavoro di Pistoletto nel contesto delle trasformazioni che nel dopoguerra hanno investito l’Italia, l’Europa occidentale e il Nord America, esplorando le relazioni del suo lavoro con la Pop Art, il Minimalismo e il Concettuale, e in particolare, sottolineando l’aspetto collaborativo della sua opera che ha caratterizzato la sua ricerca dalla metà degli anni Cinquanta.
 
Affianca la mostra Michelangelo Pistoletto: da Uno a Molti, 1956 – 1974, l’esposizione Cittadellarte: un focus sull’omonimo laboratorio creativo fondato Pistoletto a Biella nel 1998, dove l’arte ancor di più si fa rete, in diretta interazione con la società.

04 marzo 2011 - 15 agosto 2011
Roma, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Gallerie 2 e 3

Roma, MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Gallerie 2 e 3
via Guido Reni 4 A

www.fondazionemaxxi.it


 
Mikhail Koulakov Museo Hendrik C. Andersen Roma 2011  
Descrizione

a cura di Matilde Amaturo

In occasione dell’Anno della Cultura e della lingua italiana in Russia e della Cultura e della lingua russa in Italia, la Soprintendenza alla Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea, con la collaborazione della Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee, organizza presso il Museo H. C. Andersen una personale del pittore Mikhail Koulakov (Mosca 1933).
 
La mostra ne ricostruisce il percorso artistico a partire dalla produzione degli anni Sessanta in Russia per poi analizzare quella successiva al suo trasferimento in Italia nel 1976, ponendo in evidenza lo stretto legame esistente tra l’opera di Koulakov e la sua attività nell’ambiente artistico e culturale italiano.
 
L’esposizione di oltre 50 opere, tra disegni, collage, dipinti, oggetti ed una installazione, si articola in vari momenti. Del periodo russo sono presentati dodici disegni tratti dal ciclo Guerra per la pace del 1960 e sei dalla Divina Commedia, del 1964. Segue il periodo italiano con diversi cicli, alcuni ispirati alla terra umbra dove risiede, Sorella luna, fratello sole (omaggio alla spiritualità di San Francesco d’Assisi) del 2008 e Soffioni del 2009, altri a viaggi e luoghi arcaici, Alhambra del 2008 e Delphos del 2010, altri ancora alla metafisica taoista come Via Stellare del 1999 e Tre stati della materia del 2010.
 
Mikhail Koulakov nasce a Mosca l’8 gennaio 1933 e si laurea in scenografia all’Istituto delle Arti Teatrali di Leningrado con il pittore e regista Nikolai Akimov. Illustra le opere degli amici poeti e scrittori per la casa editrice Lenisdat e lavora per vari teatri dell’ex-Urss. Dopo un periodo di attività operata in semiclandestinità nei circoli non conformisti russi, nel 1976 si trasferisce in Italia e comincia ad esporre con mostre significative sia in Italia che in varie città europee e statunitensi. A partire dalla perestroika ha potuto esporre anche nei più importanti musei della sua patria d’origine con una serie di grandi antologiche. Attualmente vive e lavora in Umbria.
 
Catalogo: Gangemi Editore introduzione di Maria Vittoria Marini Clarelli testo critico di Enzo Bilardello
 
Servizio Comunicazione Culturale GNAM
Laura Campanelli con Valentina Filamingo
tel.+39 06 32298328      
s-gnam.comunicazione@beniculturali.it

Inaugurazione 9 marzo 2011, ore 18

Museo Hendrik Christian Andersen
Via Pasquale Stanislao Mancini, 20 – Roma
Orari di apertura: martedì - domenica dalle 9.30 alle 19.30
(ultimo ingresso alle 19.00)
Chiusura il lunedì
Ingresso Gratuito


 
Miti e moda. Una storia lunga 60 anni Museo de Arte Italiano di Lima Lima 2011  
 
Nerone Colosseo Roma 2011  
Descrizione

La mostra,  che si terrà dal 12 aprile al 18 settembre 2011, (prorogata al 15 gennaio 2012), si articola attraverso un suggestivo percorso che inizia dalla Curia Iulia con i ritratti dell’imperatore e della famiglia e la leggenda nera: Nerone nella pittura storica, con dipinti e sculture di età moderna che ne dimostrano la fama nei secoli. Si prosegue nel tempio di Romolo con un video wall dove viene proiettata un’antologia cinematografica che ha come protagonista Nerone nelle celebri interpretazioni, solo per citarne alcune, di Petrolini, Peter Ustinov e Alberto Sordi. Nel Criptoportico neroniano si affronta il tema del lusso nei palazzi neroniani e la propaganda attraverso iscrizioni e rilievi che ne raccontano le gesta. Nel Museo Palatino è illustrata la fastosità della Domus Transitoria, il palazzo costruito da Nerone prima dell’incendio, non solo attraverso reperti di fastosi marmi e affreschi, ma anche, e per la prima volta, con un video che ne ipotizza una ricostruzione in 3D. La mostra si chiude - ma può essere anche l’inizio della visita - al II ordine del Colosseo con la storia del grande incendio del 64 d.C. e la costruzione della Domus Aurea.
 Inoltre i visitatori, e questa è la grande novità, potranno avvicinarsi ai settori delle residenze neroniane ancora in corso di scavo. In particolare al cantiere sugli Orti Farnesiani, dove sono riemersi importanti resti della Domus Tiberiana, il Palazzo dove Nerone visse insieme al patrigno Claudio, che lo adottò, e alla madre Agrippina e dove fu proclamato imperatore. Inoltre sulla Vigna Barberini si potrà vedere dall’alto -  e approfondire attraverso un filmato - quanto resta della ipotizzata Coenatio rotunda, la famosa sala da pranzo girevole nominata da Svetonio, riemersa dagli scavi alla fine del 2009.

La mostra, che riunisce poco meno di 200 pezzi tra sculture, rilievi, affreschi, dipinti e reperti di recenti scavi, è curata da Maria Antonietta Tomei e Rossella Rea, e si è avvalsa di un comitato scientifico di illustri studiosi (Heinz-Jürgen Beste, Andrea Giardina, Henner von Hesberg, Clementina Panella, Marisa Ranieri Panetta, Alessandro Viscogliosi) presieduto dal Direttore generale per le antichità Luigi Malnati e coordinato dalla Soprintendente, Anna Maria Moretti.

L’idea centrale della mostra
 
Figura dalla personalità contrastante, come ben si coglie dalle testimonianze letterarie degli autori antichi ai quali è stato dato il giusto risalto nel percorso espositivo, Nerone era certamente uomo di notevole talento, di grande ingegno e di ancor più grande energia, qualunque siano state le sue innegabili e numerose colpe. Dopo la sua morte molte delle statue che lo raffiguravano furono distrutte, il suo nome fu cancellato dalle iscrizioni, la sua testa radiata sul Colosso fu sostituita con quella del rude Vespasiano. Sebbene fino ai nostri giorni si sia perpetuata l’immagine di Nerone matricida, distruttore apocalittico di Roma, mostruoso nemico di Cristo sotto il cui regno subirono il martirio i santi Pietro e Paolo, Nerone godette di un’esistenza postuma che non ha eguali nell’antichità.
 Se gli episodi più sensazionali e scandalosi della sua vita hanno colpito e interessato i posteri fino ai giorni nostri, sia pure in una luce fosca in parte aumentata da una tradizione letteraria ostile, questo è stato possibile perché lo stesso Nerone , che  “ambiva all’immortalità e alla fama imperitura”, come dice  Svetonio (Nerone, 55), ne fu in gran parte  il drammaturgo.
 È per questo che la mostra sull’ultimo imperatore giulio-claudio - che si caratterizzò nel corso del suo regno (54-68 d.C.) per un’attività edilizia straordinaria, che lasciò un segno profondo nella storia dell’architettura e dell’urbanistica - vuol far rivivere Nerone nei luoghi in cui visse e operò.  E soprattutto a Roma, nell’area del Foro romano-Palatino e nella valle del Colosseo questo è possibile, non solo perché qui si pone il centro dell’impero, ma anche perché gli scavi effettuati, e ancora in corso, stanno riportando alla luce importanti settori delle costruzioni neroniane.
 Il secondo grande tema della mostra è per l’appunto Roma, con i grandiosi programmi edilizi avviati dall’imperatore dal 64 al 68 d.C. e che hanno fortemente contribuito a ridisegnare il piano urbanistico della capitale. Il tema è affrontato in maniera esaustiva nel II ambulacro del Colosseo dove le numerose scoperte archeologiche e i recenti studi condotti sulla Domus Aurea consentono di offrire al pubblico un quadro aggiornato dello stato delle conoscenze.
 Al Colosseo sono allestiti i settori espositivi dedicati a due aspetti peculiari del regno di Nerone: il grande incendio del 64 e la costruzione della Domus Aurea, la vasta residenza rimasta incompiuta. Nell’opinione comune la Domus Aurea coincide con il solo padiglione conservatosi ai piedi del colle Oppio: lungo il percorso espositivo sarà possibile apprezzarne la reale estensione, dal colle Palatino fino all’attuale area della Basilica di S. Clemente attraverso l’altura della Velia, il colle Oppio, la valle del Colosseo e il Celio. Una dimora formata da vari nuclei, in gran parte già di proprietà del demanio imperiale, e da ampi spazi verdi aperti agli abitanti della Capitale.
 L’evolversi del disastroso incendio è seguito, sulla base del resoconto di Tacito, dal primo focolaio divampato nel Circo Massimo nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 64 fino all’estinzione, nove giorni dopo, e alla constatazione dei danni: le cospicue tracce dell’incendio rinvenute nella valle del Colosseo e lungo le pendici orientali del Palatino nel corso degli scavi condotti dal 1986 a oggi, sono per la prima volta offerte al grande pubblico. Dagli scavi è emersa una porzione di Roma, edifici pubblici e abitazioni private, i cui resti sono parte del percorso espositivo. Rimosse le macerie, Nerone avvia la costruzione della Domus, di cui sono illustrate anche le tecniche costruttive ed esposti alcuni pregevoli arredi scultorei.
 Il lusso e lo sfarzo della residenza romana caratterizzano anche le ville laziali di Nerone, ad Anzio e a Subiaco, e si riflettono, reinterpretati secondo un gusto provinciale, nella pittura pompeiana, di cui sono esposti numerosi esempi.
 Il percorso si apre e si chiude con video che propongono, all’ingresso, le più recenti ipotesi ricostruttive in 3D della Domus Aurea e, all’uscita, una selezione di immagini tratte dalla cinematografia cui si deve, in gran parte, il radicarsi nell’immaginario collettivo di un Nerone folle, istrionico, a tratti patetico.
 
In breve le sezioni della mostra:
 Curia Iulia: i ritratti/la famiglia/la leggenda nera: Nerone nella pittura storica
 Tempio di Romolo: Nerone nel cinema
 Criptoportico neroniano: il lusso del palazzo imperiale/la propaganda
 Museo Palatino: il lusso del palazzo imperiale
 Colosseo: prima, durante e dopo l’incendio/le residenze di Nerone
 
Informazioni tecniche
 
Catalogo
 Electa
 
Ufficio stampa Electa
 per la Soprintendenza speciale
 per i beni archeologici di Roma
 Gabriella Gatto
 tel. +39 06 47 497 462
 press.electamusei@mondadori.it
 
Ufficio stampa Electa
 Enrica Steffenini
 tel. +39 02 21563 433
 elestamp@mondadori.it

www.electaweb.it


 
Omaggio a Verdi Museo de Arte de la SHCP Città del Messico 2011  
Descrizione

MUSEO DE ARTE DE LA SHCP
Antiguo Palacio del Arzobispado
Moneda 4,
Città del Messico

difusioncultural@hacienda.gob.mx
www.hacienda.gob.mx/cultura


 
Pablo Echaurren - Baroque 'n Roll MACRO Roma 2011  
 
Pablo Picasso Palazzo Blu Pisa 2011  
Descrizione

Picasso
Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso

Sarà aperta al pubblico sabato 15 ottobre 2011 la terza grande mostra del ciclo dedicato ai grandi maestri del secolo scorso le cui radici culturali affondano sulle sponde del Mediterraneo, che la Fondazione Palazzo Blu ha avviato nel 2009. L'iniziativa è il frutto dell'intensa collaborazione con il Museo Picasso di Barcellona, Malaga e Antibes confermando, così, la volontà della Fondazione di intessere relazioni e legami con importanti istituzioni pubbliche che conservano le opere dei grandi maestri del Novecento.

Picasso Palazzo Blu Pisa from flywheel impresacreativa on Vimeo.

© GAMM / Dario Lotti

Fino al 29 gennaio 2012, le sale dello storico palazzo sul Lungarno pisano ospiteranno 200 opere - tra dipinti, ceramiche, disegni e opere su carta, alcune celebri serie di litografie e acqueforti, libri, tapisserie - che consentiranno al pubblico di comprendere come la volontà di essere pittore del giovanissimo Picasso nella Barcellona degli ultimi anni dell'Ottocento, lo abbia condotto, attraverso una continua manifestazione del suo genio creativo, a esplorare ogni possibile percorso artistico.

Fulcro dell'intera esposizione sarà la straordinaria e unica collezione di 59 linogravure, appartenenti al Museo Picasso di Barcellona, intorno alla quale si articolerà il percorso della mostra con opere datate dal 1901 al 1970.

Curata da Claudia Beltramo Ceppi, con la collaborazione di numerosi specialisti, la mostra, promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, con il patrocinio dell'Ambasciata di Spagna in Italia e del Comune di Pisa, si propone di rinnovare il successo di critica e soprattutto di pubblico delle due mostre precedenti, apprezzate complessivamente da oltre 170.000 visitatori.

Blu Palazzo d’Arte e Cultura
Lungarno Gambacorti, 9
56125 - Pisa
14 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012
www.picassopalazzoblu.it


 
Pier Luigi Nervi. Roma. Ingegno e costruzione Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecc Lecce 2011  
Descrizione

Inaugurata giovedì 14 luglio, nell'ambito dell'iniziativa "Salento in Festival", la mostra dedicata all'architetto e ingegnere Pier Luigi Nervi.

In mostra la sezione romana, curata da Tullia Iori e Sergio Poretti, che è stata esposta al MAXXI dal 13 dicembre 2010 al 20 marzo 2011, su iniziativa del MAXXI Architettura diretto da Margherita Guccione.

Protagoniste le opere realizzate nella capitale per le Olimpiadi del 1960: in quell'occasione, Nervi ha progettato e costruito quattro capolavori: il "Palazzetto dello Sport al Flaminio", il "Palazzo dello Sport all'Eur", lo "Stadio Flaminio", il "Viadotto di Corso Francia".

All'interno della mostra sarà presente una sezione dedicata all'esperienza di Nervi a Lecce (con la società Nervi e Nebbiosi) e, nello specifico, la realizzazione del "Magazzino per il concentramento di tabacchi greggi" e il "Sanatorio antitubercolare" costruiti tra il 1930 e il 1934 e la "Palazzina Parisi" costruita tra il 1934 e il 1935.

PIER LUIGI NERVI. Roma 1960. Ingegno e Costruzione
dal 15 luglio al 4 ottobre 2011

Per info
Ufficio stampa Provincia di Lecce: 0832.683363_ufficiostampa@provincia.le.it
Ufficio stampa Punto a Sud Est: Francesca Valenza_+39.3475299806_info@puntoasudest.it - f_valenza@yahoo.it
Museo Sigismondo Castromediano: 0832.683503

Crediti:
Mostra curata da
MAXXI Architettura, fondazione MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma

promossa da
Provincia di Lecce Assessorato alla Cultura

in collaborazione con
Istituto delle Culture Mediterranee

nell’ambito di
SALENTO IN FESTIVAL
http://www.provincia.le.it/web/provincialecce/salento-in-festival


 
Piet Mondrian. L'armonia perfetta Museo del Risorgimento, Complesso del vittoriano Roma 2011  
Descrizione

“Mondrian. L’armonia perfetta”: dall’8 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012 il Complesso del Vittoriano di Roma ospita una grande retrospettiva che, attraverso circa 70 olii e disegni del pittore olandese e oltre 40 opere di artisti che influenzano la sua evoluzione, ripercorre l’intero cammino artistico di uno dei più importanti Maestri del XX secolo valorizzando la sua coerenza nel perseguire l’obiettivo di un’arte astratta.

Complesso del Vittoriano
 08/10/2011 - 29/01/2012



sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

Promossa da:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Con il patrocinio di:
Senato della Repubblica
Camera dei Deputati
Ministero degli Affari Esteri
Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma
Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano

In collaborazione con:
Regione Lazio – Presidenza e Assessorato alla Cultura, Arte e Sport
Roma Capitale - Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico
Provincia di Roma – Presidenza e Assessorato alle Politiche culturali

A cura di:
Benno Tempel, Direttore del Gemeentemuseum dell’Aia

COMITATO SCIENTIFICO
Hans Janssen, Gemeentemuseum, L’Aia
Franz W. Kaiser, Gemeentemuseum, L’Aia
Michael White, Università di York
Frans Postma, Architetto.

Collaboratori:
Gestore dei Servizi Energetici - GSE, AXA Art, KLM, Cinecittà Luce, Rai Teche

Collaboratori tecnici:
Maggiore, Dimensione Suono2, Hotel Eden, The Duke Hotel, Hotel Splendide Royal, Progress Fineart

Partner
Il Gioco del Lotto - Lottomatica, Eni, Ferrovie dello Stato

Catalogo: Skira


 
Pizzi Cannella. Bon à tirer Galleria di Arte Moderna di Udine Udine 2011  
Descrizione

Nel contesto delle periodiche rassegne dedicate alla produzione incisoria contemporanea di artisti italiani di chiara fama organizzate dalla Galleria d'Arte Moderna di Udine e finalizzate all'arricchimento e aggiornamento della ricca collezione di grafica otto e novecentesca conservata dal Museo udinese, e che hanno visto, recentemente, la presentazione in anteprima della più recente produzione grafica di Giovanni Frangi e di Luca Pignatelli, anche quest'anno il Museo rinnova il suo incontro con le più valide espressioni della ricerca incisoria italiana, presentando la più recente produzione di Piero Pizzi Cannella.

La mostra si compone di quarantanove incisioni inedite realizzate impiegando tecniche varie (acquaforte-acquatinta, puntasecca, maniera a zucchero, carborundum) e stampate dall'artista a Udine, presso la Stamperia d'Arte di Corrado Albicocco, a partire dal 2002 e per lo più nel corso del 2010, in varia misura e anche in grande formato.
In questa sequenza l'artista propone attraverso una personale cifra linguistica i temi caratterizzanti la sua ricerca pittorica, tra evocazioni simbolico figurative, scrittura e suggestioni spaziali, imperniati su oggetti legati alla quotidianità esistenziale, spaziando dal microcosmo alla più ampia dimensione architettonica, in parallelo ai suoi cicli pittorici e grafici (le mappe del mondo, cattedrali, Chinatown etc. ) esaltando l'espressività del segno e le suggestioni del bianco e nero con il ricorso a "fondini" di carta incollata.

L'artista donerà due suoi disegni e una grafica per le collezioni del Museo proprio in occasione della mostra udinese.


Pizzi Cannella. Bon à Tirer
Incisioni dalla Stamperia Albicocco

GALLERIA D’ARTE MODERNA UDINE
GAMUD
Via Ampezzo, 2
Udine

02/07/11 > 30/09/11 - Udine

Inaugurazione: sabato 2 luglio ore 18.00
Periodo: 02/07/11 - 30/09/11

Tel. 0432 295891
E-Mail gamud@comune.udine.it
Web www.comune.udine.it


 
Premio Rothschild 2011 Palazzo Reale Milano 2011  
Descrizione

Premio Ariane de Rothschild 2011

Ludovica Carbotta ha vinto la borsa di studio messa in palio e potrà frequentare per un anno i corsi della Central Saint Martins College of Art and Design di Londra. Menzione speciale per la filmmaker Anna Franceschini
 
Milano, 6 aprile 2011 – Il Premio Ariane de Rothschild per l’arte contemporanea è stato aggiudicato quest’anno a Ludovica Carbotta. Alla giovane artista verrà assegnata una borsa di studio che le consentirà di frequentare per un anno i corsi del Central Saint Martins College of Art and Design di Londra.

Lo ha stabilito la giuria internazionale del premio presieduta dalla Baronessa Ariane de Rothschild (foto a lato) e composta da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente dell’omonima Fondazione e vice Presidente della giuria; Richard Armstrong, direttore del Solomon R. Guggenheim Museum di New York; Adam Budak, curatore dell’Universalmuseum Joanneum di Graz; Henry-Claude Cousseau, direttore dell’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi; Mark Lewis, docente presso il Central Saint Martins College of Art and Design di Londra e l’artista Francesco Vezzoli. La commissione si è riunita ieri, giorno dell’inaugurazione della mostra dedicata ai 18 artisti italiani protagonisti della V edizione del Premio Ariane de Rothschild che rimarrà aperta a Palazzo Reale fino al 1° maggio.
 
Queste le motivazioni della giuria. “È stato molto difficile per i membri della giuria prendere una decisione finale perché tutti i diciotto artisti nel loro lavoro esprimono onestà intellettuale, innovazione ed eccellenza. Siamo convinti che questa straordinaria mostra sia un mirabile esempio di ciò che l’Italia può dare al mondo attraverso la sua vitale scena artistica. Il linguaggio maturato da Ludovica Carbotta ha convinto la giuria per il modo in cui l’artista pone se stessa in relazione all’opera e allo spazio. Utilizzando materiali di recupero (l'opera premiata è la prima foto in basso), Ludovica Carbotta ci dimostra come questi possano essere messi in rapporto in modo semplice, ma al contempo realizzando qualcosa di immensamente complesso. L'artista esprime una profonda consapevolezza nell’indagare il rapporto tra il caso e l’intenzionalità artistica, riuscendo a catturare tutte le innumerevoli contraddizioni del nostro universo più vicino. Ludovica trarrà certamente un grandissimo beneficio dall’anno accademico che trascorrerà al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, avendo la possibilità di approfondire la sua ricerca teorica e di sviluppare la pratica artistica in studio. Vogliamo inoltre estendere una menzione speciale ad Anna Franceschini, per la capacità poetica con la quale l’artista è riuscita a combinare l’idea di giocosità e leggerezza con il linguaggio video. La Franceschini è capace di descrivere la semplicità dell’attimo fuggente con l’acutezza e con un’immaginazione che non conosce confini”.

Ludovica Carbotta è nata a Torino nel 1982, dove vive e lavora. Dal 2007 è co-ideatrice del Progetto Diogene, progetto collettivo di residenze internazionali a Torino, e di un centro di ricerca sulla contemporaneità; dal 2009 collabora con il duo Alis/Filliol in “00 processo espositivo”.

Anna Franceschini, filmmaker e artista visiva, è nata a Pavia nel 1979.

Fino al 1° maggio, negli appartamenti storici di Palazzo Reale saranno esposti oltre trenta lavori (fotografie, quadri, installazioni, sculture, performance e video) dei giovani artisti italiani che hanno partecipato al Premio Rothschild. Si tratta di Luan Bajraktari, /barbaragurrieri/group, Ludovica Carbotta, Rita Casdia, Danilo Correale, Alessio delli Castelli, Giulio Delvè, Cleo Fariselli, Anna Franceschini, Riccardo Giacconi, Renato Leotta, Nicola Martini, Margherita Moscardini, Caterina Nelli, Alek O., Maria Domenica Rapicavoli, Santo Tolone e Christian Tripodina.

Il Premio, curato da Laura Barreca e Marcello Smarrelli, è promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con la Fondazione Ariane de Rothschild.  

Mostra “Premio Ariane de Rothschild 2011. Alla scoperta dei giovani artisti italiani”

Palazzo Reale
dal 6 aprile al 1° maggio
Ingresso libero

www.comune.milano.it

http://prize.ariane-de-rothschild.com


 
Qualità Italia Museo MAXXI Roma 2011  
Descrizione

opening 9 giugno, ore 18.00
 fino al 10 luglio 2011
 Sala Carlo Scarpa
 concept e progetto scientifico: Maria Grazia Bellisario, Lorenzo Canova, Margherita Guccione, Alessandra Vittorini
 a cura di Alessandra Vittorini
 
Il recupero filologico di un antico borgo a Rosciolo - Magliano dei Marsi, una scuola di vetro che risparmia il 50% di energia a Bisceglie, una biblioteca che ha il suo centro in un giardino a Campobasso, una piazza per ricucire uno strappo del territorio a San Giorgio Morgeto, un giardino urbano che nasconde al suo interno nuove strutture ipogee a Matera.
Non sono solo idee progettuali ma alcuni risultati in divenire dei concorsi di progettazione del Programma Qualità Italia_Progetti per la qualità dell’architettura, promosso dalla Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione del Ministero dello Sviluppo Economico d’intesa con le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

La mostra Architettura in con/corso. L’esperimento di Qualità Italia presenterà la metodologia e le buone pratiche del programma sperimentale, il dibattito in corso e i progetti vincitori dei 12 concorsi e del premio speciale riservato ai giovani che saranno raccontati con disegni, modelli e videointerviste ai progettisti, in un percorso articolato in “camere tematiche”:
 
Spazi pubblici e piazze: Sistema di piazze a Rionero in Vulture (PZ), Albergo diffuso nel borgo di Rosciolo - Magliano dei Marsi (AQ), Riqualificazione urbanistica a S.Giorgio Morgeto (RC);
 Luoghi della cultura: Biblioteca a Campobasso, Centro culturale a Olivadi (CZ), Scuola materna a Bisceglie (BT), Campus scolastico a Quartu S.Elena (CA), Centro culturale a Montesilvano (PE);
 Nuove porte per la città: Centro intermodale a Oristano, Giardino urbano e strutture ipogee a Matera, Lungomare a Pantelleria (TP), Porto Piccolo - Lotto sud a Siracusa
 Premio Qualità Italia Giovani: il progetto vincitore per un Giardino urbano a Matera

MAXXI
Via Guido Reni, 4/A
 00196
Roma
www.fondazionemaxxi.it


 
Regioni e Testimonianze d'Italia Complesso del Vittoriano Roma 2011  
Descrizione

La Mostra è promossa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Unità Tecnica di Missione e dal Comitato dei Garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia presieduto da Giuliano Amato, in collaborazione con Roma Capitale e con la partecipazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Ministero della Giustizia, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Ministro per i Rapporti con le Regioni e Coesione Territoriale, Ministro del Turismo.
 
Hanno dato la loro adesione le Regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto (Consiglio Regionale) e Provincia Autonoma di Trento, nonché la Provincia di Roma.

Porteranno le loro Testimonianze: Aeroporti di Roma, Agenzia del Territorio, Aiscat, Assicurazioni Generali, Camera di Commercio di Roma, Enel, Eni, Ferrovie dello Stato, Fiat, Finmeccanica, Gse, Istituto Nazionale di Statistica, Poste Italiane, Società Geografica Italiana, Telecom Italia, Veneto Banca attraverso un percorso che partendo dalle radici racconterà presente e mission future.
 
Cura e consulenza storica dell’esposizione sono di Lucio Villari, Professore di storia contemporanea nell’Università degli Studi Roma Tre. Curatore della mostra “Arte e Regioni” ospitata presso il Salone Centrale del Complesso del Vittoriano è Louis Godart, Consigliere per la conservazione del Patrimonio Artistico della Presidenza della Repubblica Italiana.
 
In prossimità dei vari ingressi e sulle pareti esterne dei padiglioni, sarà realizzata una mostra storica attraverso fotografie che raccontano l’Italia dal 1861 ad oggi curata da Giuseppe Tornatore.
 
Il progetto, ideato da Alessandro Nicosia, è organizzato e realizzato da Comunicare Organizzando.
 
Collaboratori ufficiali: Rai Teche, Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, Cinecittà Luce.
 
Organizzazione generale e realizzazione:
 COMUNICARE ORGANIZZANDO

Catalogo: Gangemi
 
Regioni e Testimonianze d’Italia

Complesso del Vittoriano
Palazzo di Giustizia
Valle Giulia
Castel Sant’Angelo
Aeroporto di Fiumicino T3
 
 31/03/2011 - 03/07/2011


 
Tamara De Lempicka. La regina del moderno Museo del Risorgimento, Complesso del Vittoriano Roma 2011  
Descrizione

"Tamara de Lempicka. La regina del moderno": da domani 11 marzo, al 10 luglio il Complesso del Vittoriano di Roma ospita una delle mostre piu' complete mai realizzate sull'artista maggiormente nota e amata del periodo Deco, simbolo delle istanze moderniste degli anni Venti e Trenta.

La mostra, curata da Gioia Mori, storica dell'arte nota a livello internazionale per le sue ricerche su Tamara de Lempicka, presenta 80 dipinti e circa 40 disegni di Tamara de Lempicka, che ripercorrono il cammino artistico della "regina del moderno"; 50 fotografie d'epoca - alcune delle quali inedite - documentano il "personaggio" Tamara, ritratta quasi sempre come una diva del cinema anni '30; 2 film degli anni Trenta in cui la Lempicka si colloca davanti alla macchina da presa; 13 dipinti di artisti polacchi che frequento' in Francia e a Varsavia raccontano il rapporto con l'arte contemporanea della sua patria. La mostra, che nasce sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, e' promossa dal Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, in collaborazione e con la partecipazione di Roma Capitale - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione -, della Provincia di Roma - Presidenza e Assessorato alle Politiche culturali -, della Regione Lazio - Presidenza e Assessorato alla Cultura, Arte e Sport -, con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero degli Affari Esteri e dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

La rassegna e' organizzata e realizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia. L'esposizione vanta la collaborazione e il supporto di grandi istituzioni museali europee e americane, come il Museo Nazionale di Varsavia, il Museo Malraux di Le Havre, il Muse'e des Beaux-Arts di Nantes, il Muse'e d'Art Moderne di Saint-Etienne Me'tropole, il Blanton  Museum of Art di Austin. Oltre cinquanta i prestatori privati (Europa, Stati Uniti e Asia), tra i quali la Fondazione Victor Manuel Contreras di Cuernavaca e il Lempicka Estate di New York.
In questa esposizione Gioia Mori propone una nuova lettura delle opere della Lempicka, scaturita da ricerche inedite che costruiscono ex novo la storia di molti dipinti; documenti di un legame finora sconosciuto con Prampolini, confermato dalla storia di un dipinto in mostra; diverse opere mai esposte in Italia, tra le quali l'eccezionale prestito di cinque dipinti della collezione di Jack Nicholson; un eccezionale ritrovamento, un importante dipinto del 1923, Portrait de Madame P., finora considerato perduto, noto solo attraverso un'antica foto in bianco e nero.
Il fascino e la stravaganza del personaggio, la comunicativita' del suo linguaggio figurativo hanno reso Tamara de Lempicka l'artista piu' nota e amata del periodo De'co. Come scrive Gioia Mori: "dagli anni Settanta torna a essere quel fenomeno mondiale che fu gia' negli anni Venti e Trenta, e strappa a tutti i compagni di strada dell'E'cole de Paris il titolo di "regina della modernita'", laddove per "modernita'" si intende anche l'invenzione di formule di comunicazione e marketing che solo un artista pop come Warhol - grande ammiratore della Lempicka - sapra' applicare con uguale efficacia alcuni decenni dopo.

La mostra ospitata al Complesso del Vittoriano esplora il percorso della Lempicka dagli esordi al 1957, l'anno in cui venne ospitata a Roma una sua personale nella galleria Sagittarius, e diventera' imprescindibile per una considerazione corretta del percorso artistico della Lempicka: questo, grazie soprattutto al ritrovamento di alcune importanti opere degli anni Venti finora considerate perdute, al reperimento di importanti fonti documentarie che permettono di ricostruire esattamente le presenze espositive della Lempicka tra il 1922 e il 1957 e la risposta della critica dell'epoca, di capire la sua strategia di comunicazione in Europa e negli Stati Uniti". Tamara de Lempicka e' una personalita' complessa, mai leggibile in un solo senso: la sua cifra stilistica e' unica perche' e' anche un continuo ossimoro. "Cultrice della contemporaneita', in un'intervista del 1932 ribadisce la propria scelta di "vivere e creare in modo tale da imprimere sia alla mia vita che alle mie opere il marchio dei tempi moderni", ma poi dichiara di amare "l'antica pittura italiana" e che il suo pittore preferito e' Carpaccio. Un "gusto innato dei contrasti", che Magdeleine Dayot indica in un articolo del 1935 come punto di forza dell'arte della Lempicka: "Questo curioso me'lange di estremo modernismo e purezza classica attira e sorprende, e provoca, forse, prima di conquistare completamente, una sorta di lotta cerebrale, dove queste tendenze cosi' diverse lottano una contro l'altra, fino al momento in cui lo sguardo avra' afferrato la grande armonia che regna in queste opposizioni".

TAMARA DE LEMPICKA. LA REGINA DEL MODERNO
Roma, Complesso del Vittoriano, Via san Pietro in Carcere.
Dal 10 Marzo al 3 Luglio 2011.

Inaugurazione giovedì 10 marzo 2011 dalle ore 18.30 alle ore 20.30


 
TRA. Edge of becoming Palazzo Fortuny Venezia 2011  
Descrizione

La Fondazione Musei Civici di Venezia e la Fondazione Vervoordt presentano TRA. EDGE OF BECOMING - una mostra curata nei minimi dettagli che espone più di 300 opere presso Palazzo Fortuny, esplorando i collegamenti trasversali tra luoghi, storia, patrimonio creativo ed esperienza universale. L'esposizione sarà aperta al pubblico dal 4 giugno al 27 novembre 2011.

Seguendo la scia della trilogia ARTEMPO (2007), ACADEMIA (2008) e IN-FINITUM (2009) acclamata a livello internazionale, TRA. EDGE OF BECOMING (2011) raccoglie la ricca eredità di Mariano Fortuny, le ispirazioni wabi di Axel Vervoordt, le riflessioni del pensatore economista Bernard Lietaer, dello scienziato Eddie de Wolf e dell'architetto Tatsuro Miki (Taro), con lo scopo di creare un'esperienza estetica, intellettuale ed illuminante per incoraggiare il visitatore a guardare
La mostra trasformerà i quattro piani di Palazzo Fortuny in un percorso espositivo dove il dialogo e l'interazione tra le opere, il visitatore ed il medesimo spazio è di fondamentale importanza. Alcuni degli artisti più importanti al mondo avranno il loro posto all'interno dell'esposizione, tra questi Marina Abramovic, Miquel Barcelò, Eduardo Chilida, Fernand Léger e Kazuo Shiraga. Alcuni artisti hanno realizzato le loro opere appositamente per questa mostra, come Massimo Bartolini, Maurizio Donzelli, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Hiroshi Sugimoto, Kim Soo-Ja, Gunther Uecker e Carl Michael von Hausswolff.
L'Atelier di Mariano Fortuny, al primo piano del Palazzo, e tre sale laterali del secondo piano che saranno aperte per la prima volta per ospitare parte di questa eccezionale esposizione.

TRA-EDGE OF BECOMING - Venice Biennale 2011 di ikonotv

Il titolo della mostra
TRA è stato scelto per i suoi tanti significati. In primo luogo, può essere letto al contrario per formare la parola “art”. Se considerato preposizione, il suo significato è proprio “nel mezzo” ed “ all'interno”, ed evoca allo stesso modo qualcosa che va “oltre” o “in avanti”. TRA è termine di uso comune anche in molte parole del Sanscrito come “mantra”, “tantra”, “yantra”. Mantra è la traduzione letterale della frase “veicolo o strumento del pensiero” ovvero l'uomo pensante, e tra, ovvero strumento o mezzo. “Tantra” è l'antico sistema di conoscenza che collega l'energia sessuale e cosmica. “Yantras” sono i segni ed i disegni che fungono da canali conduttori della guarigione energetica.

TRA mette in relazione l'idea di purificazione attraverso una trasformazione rituale e creativa. Costituisce anche lo spazio tra due dimensioni ed evidenzia il momento di passaggio verso nuove esperienze. In questo senso, TRA si collega anche alla nozione giapponese di “ma” che indica il vuoto, uno spazio positivo tra due oggetti. Il sottotitolo della mostra, EDGE OF BECOMING (“Soglie del divenire”), si riferisce al vuoto che conduce ai possibili poteri dell'energia. TRA. THE EDGE OF BECOMING ricerca l'equilibrio guaritore e l'interazione creativa che spiega ogni inizio.

Gli artisti in mostra - >>>

I curatori
Il team di curatori di TRA. EDGE OF BECOMING è composto da Daniela Ferretti, Rosa Martinez, Francesco Poli ed Axel Vervoordt

La musica
Il musicista, compositore e professore belga Mireille Cappelle ha creato appositamente per TRA un'architettura sonora, ispirata dalle idee e concetti che stanno dietro l'esposizione. Collaboratore di lunga data della Fondazione Vervoordt e del Palazzo Fortuny, Cappelle ha anche creato Anello per Artempo, Naga per Academia e Sunyata per In-finitum. Riferendosi a TRA. EDGE OF BECOMING Cappelle commenta: “Le architetture sonore sono destinate ad esistere in spazi che vibrano all'unisono. Rappresentano una riflessione uditiva per tutto ciò che è presente. Ogni visitatore che entrerà in questo spazio diventerà parte di questa architettura con la sua respirazione, le sue parole, i suoi passi...”.
Un cofanetto contenente i brani musicali delle tre esposizioni sarà disponibile presso Palazzo Fortuny

Museo Fortuny
San Marco 3780 – San Beneto,
Venezia

INFO
info@fmcvenezia.it
call center 848082000 (dall’Italia)
www.museiciviciveneziani.it


 
Triennale Design Museum - IV Edizione Museo del Design Milano 2011  
Descrizione

Triennale Design Museum
Quarta edizione
Le fabbriche dei sogni
Uomini, idee, imprese e paradossi delle fabbriche del design italiano

In occasione del cinquantesimo anniversario del Salone del Mobile, Triennale Design Museum dedica la sua quarta edizione agli uomini, alle aziende e ai progetti che hanno contribuito a creare il sistema del design italiano dal dopoguerra a oggi e a decretare il
successo del Salone del Mobile nel mondo.
Attraverso una carrellata di oggetti iconici, si sviluppa un racconto che vuole, da una parte, illustrare la peculiare attività e la natura profonda di quelle che Alberto Alessi definisce “Fabbriche del Design Italiano”, che si muovono lungo una linea che oscilla tra valore funzionale, valore segnico e valore poetico delle cose prodotte, dall’altra raccontare la grande capacità e abilità di questi “laboratori di ricerca” tali da attrarre anche i designer stranieri, che scelgono di lavorare in Italia riconoscendone l’eccellenza nella produzione.


Triennale - Intervista a Silvana Annichiarico e Alessandro Mendini from designdiffusion.tv on Vimeo.


Il percorso della mostra oscilla fra due poli: da un lato un pensiero teorico preciso e approfondito che deriva dalle riflessioni portate avanti dal curatore su questi temi negli ultimi anni, dall’altro una modalità di trattazione poetica, artistica e favolistica che attinge all’immaginario di Lewis Carroll e Antoine de Saint-Exupéry.
Il progetto di allestimento di Martí Guixé è concepito come una delle avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie: gli oggetti entrano in dialogo con i progettisti e le storie dei grandi uomini di impresa si intrecciano con le loro biografie personali in un’atmosfera giocosa e ricca di emozioni e suggestioni. Un’occasione straordinaria per scoprire attraverso nuovi punti di vista alcuni fra i più celebri oggetti del design italiano.
Dopo aver risposto alla domanda Che Cosa è il Design Italiano? con Le Sette Ossessioni del Design Italiano, Serie Fuori Serie e Quali cose siamo, Triennale Design Museum, il primo museo del design italiano, conferma la sua natura di museo dinamico, in grado di rinnovarsi continuamente e di offrire al visitatore percorsi inediti e diversificati. Un museo emozionale e coinvolgente. Un organismo vivo e mutante, capace ogni anno, attraverso la sua innovativa formula, di mettersi in discussione, smentirsi e interrogarsi.

Triennale Design Museum Fondazione Cosmit Eventi
Ufficio stampa e Comunicazione Ufficio stampa
Damiano Gullì Raffaella Pollini
tel. 02 72434241 tel. 02 8065141
damiano.gulli@triennale.org press@cosmit.it
www.triennaledesignmuseum.org


5 aprile 2011 – 26 febbraio 2012
Direttore: Silvana Annicchiarico
Cura scientifica: Alberto Alessi
Progetto di allestimento e progetto grafico di mostra e catalogo: Martí Guixé
Main Partner: Cosmit
Catalogo: Electa


 
UN.It - UNESCO Italia sede di Bonn Universitätsclub di Bonn Bonn 2011  
Descrizione

150 anni dell’Unità d’Italia
Università di Bonn
luglio 2011

Giornata di studio con interventi di Maria Grazia Messina, docente di Storia dell’Arte, Università di Firenze; Rolf Petri, docente di Storia Contemporanea, Università Ca’ Foscari di Venezia; Remo Bodei, docente di Storia della Filosofia, Università di Pisa; Rudolf Lill, professore emerito di storia, Università di Karlsruhe.


 
Valentina Moncada - Odissea Contemporanea Palazzo Collicola Spoleto 2011  
Descrizione

Donato Amstutz, Richard Avedon, Tony Cragg, Carlo Gavazzeni, Anselm Kiefer, Yayoi Kusama, Donatella Landi, Francesco Mernini, Luigi Ontani, Pablo Picasso, Josè Maria Sicilia, Hiroshi Sugimoto, James Turrell, Cy Twombly, Rachel Whiteread, Chen Zhen.

Giganti dell’arte del XX secolo, accanto a giovani promesse che forse lo saranno nel XXI, molti conosciuti e scoperti da Valentina Moncada, altri collezionati o comunque incrociati nella storia della sua famiglia. Insieme in una grande mostra ODISSEA CONTEMPORANEA, un viaggio che ricompone i tasselli della storia della gallerista, curatrice e collezionista romana, un percorso entusiasmante le cui tappe, attraverso gli artisti incontrati ancora giovanissimi e diventati oggi protagonisti della scena internazionale, rivelano il suo occhio sensibile al talento e visionario nelle scelte.

Curata da Gianluca Marziani, la mostra sarà aperta a Spoleto dal 25 giugno al 30 ottobre 2011 a Palazzo Collicola Arti Visive, un museo giovane, nato infatti solo un anno fa, ma con radici profonde nella collezione che Giovanni Carandente vi ha lasciato e nella storia di una città, Spoleto, che è sinonimo del Festival, che da più di cinquant’anni porta in scena le avanguardie di tutte le discipline artistiche.

ODISSEA CONTEMPORANEA di Valentina Moncada si apre con un omaggio a Cy Twombly, rappresentato da Roman Notes, una grande opera del 1970 mai esposta prima.

Si prosegue poi nel primo dei 14 saloni del piano nobile di Palazzo Collicola, dedicati ognuno ad un artista, con l’installazione Aereoplane(1979) di Tony Cragg, artista inglese a cui Valentina Moncada ha dedicato nel 1990 una delle prime mostre nella galleria appena aperta in via Margutta. L’opera è forse l’unica di quella serie che si trova ancora in una collezione privata e che in qualche modo rappresenta l’invito ad un viaggio.

Nelle grande Galleria del palazzo saranno esposte le 27 maschere di Luigi Ontani, 14 delle quali ispirate ad importanti artisti attivi a via Margutta nei secoli passati, 13 presentate alla Serpentine Gallery di Londra lo scorso autunno e mai viste in Italia.

Fra le scoperte della gallerista forse la più emblematica è quella di Chen Zhen, di cui organizza nel 1991 la sua prima mostra personale, un artista cinese entrato poi nell’olimpo dei grandi di tutti i tempi, come anche la giapponese Yayoi Kusama di cui organizza una mostra nel 1993. Del primo sarà in mostra il totem “La Lucidità dell’agonia/distacco n.3” (1990), mentre della seconda “Shoe in Silver” (1976), opera che l’artista ha regalato e dedicato a Valentina Moncada.

Un grande amore è stato sicuramente quello per James Turrell, nome tra i più accreditati e celebrati nello scenario internazionale, lo ‘scultore della luce’, sempre alla ricerca di catturare la luce e di dare la sensazione di sospensione e di spazio infinito. A Spoleto si potrà ammirare una scultura fatta solo di luce del colore del cielo, esposta alla Galleria Moncada nel 2001, nella prima mostra personale dell’artista in Italia.

Mai esposto in Italia sarà presente nella mostra uno dei grandi libri di piombo di Anselm Kiefer, Star Book, (2003), in cui su ogni pagina è rappresentata una costellazione.

Esposta nel 1994 alla Galleria Moncada e subito acquisita dalla allora nascente Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Untitled (Ceiling) è un’opera di Rachel Whiteread, che all’epoca era esordiente mentre oggi è una degli artisti inglesi più importanti della sua generazione.

Per la prima volta in assoluto si potranno ammirare anche tre opere del fotografo giapponese Hiroshi Sugimoto e sei fotografie inedite scattate nel 1946 da Richard Avedon alla modella Theo Graham. Queste ultime sono alcune delle fotografie stampate per la prima volta da fotocolor originali ritrovati nel baule personale della modella Theo ed esposte nel 2009 nella mostra “Theo by Richard Avedon” a Villa Medici e ai Musei Capitolini di Roma.

In mostra anche un grande quadro di Josè Maria Sicilia, l’artista spagnolo ancora poco conosciuto in Italia ma molto celebrato in patria e all’estero: con una sua personale nel 1988 fu inaugurato il museo IVAM di Valencia e le sue opere sono presenti in molte importanti collezioni pubbliche, tra le quali il Museo Guggenheim e il MOMA di New York.

Uno dei saloni sarà dedicato a Donatella Landi, con la grande installazione Freihafen (1992), un’evocazione visiva e sonora del porto di Amburgo, esposta in Galleria nel 1993.

Spazio anche agli artisti più giovani come Donato Amstutz, che usa il ricamo su tela, Carlo Gavazzeni che ha recentemente esposto in una personale a Villa Torlonia e Francesco Mernini, appena trentenne, pittore e scultore.

Il viaggio si conclude con Pablo Picasso, di cui saranno esposti alcuni dei costumi che l’artista disegnò per il balletto “Parade” durante il suo soggiorno a Roma nel 1917. I tre costumi, provenienti dalla collezione del Teatro dell’Opera di Roma, sono già stati esposti alla galleria Moncada nel 2007, nell’ambito di una mostra che celebrava i 90 anni dal soggiorno dell’artista nel suo atelier di via Margutta.

Un catalogo con i testi di Valentina Moncada e Gianluca Marziani accompagnerà la mostra.

giugno 2011

SCHEDA INFORMATIVA 
MOSTRA: VALENTINA MONCADA, ODISSEA CONTEMPORANEA
CURATORE: Gianluca Marziani, direttore di Palazzo Collicola Arti Visive

SEDE: Palazzo Collicola Arti Visive
Piazza Collicola 1, Spoleto

PRESENTAZIONE ALLA STAMPA: sabato 25 giugno 2011, ore 11.00
INAUGURAZIONE: sabato 25 giugno 2011, ore 12.00

DURATA: 25 giugno – 30 ottobre 2011

INFORMAZIONI: tel. 0743-46434
www.palazzocollicola.it
UFFICIO STAMPA: Novella Mirri e Maria Bonmassar
Tel. 06.32652596;
335.6077971; 335.490311
ufficiostampa@novellamirri.it


 
A. Ligabue Firenze, Palazzo Pitti Firenze 2010  
 
Aaron Young Museo MACRO Roma 2010  
Descrizione

1 Giugno - 10 Ottobre 2010

MACRO dedica una delle proprie sale all'opera del giovane artista americano Aaron Young con una mostra personale a cura di Costanza Paissan. Chiamato a realizzare un intervento appositamente per il Museo, Young dà vita nello spazio espositivo a un ambiente dal sapore urbano, in cui convivono liberamente diversi luoghi e linguaggi espressivi.
 
In concomitanza con l'inaugurazione della mostra personale al MACRO, Young realizza nella città di Roma un'installazione monumentale in un luogo storico e centrale del tessuto urbano: il Teatro Marcello. Dialogando con le forme architettoniche e con le leggende dell'antico sito archeologico, l'artista ricrea una delle colonne dell'antistante tempio di Apollo, sovrapponendovi una scultura dorata che richiama la forma di una carrozza per turisti. Passato e presente della città di Roma si incontrano in un'opera che è insieme ironico commento alle dinamiche sociali dell'oggi e omaggio spontaneo alle forme dell'antichità.

Guarda il Virtual tour della mostra >>>

Video MACRO - installazione mostra

 
MACRO
Via Nizza, angolo Via Cagliari - 00198 Roma

tel +39 06 6710 70400     
fax +39 06 855 4090

macro@comune.roma.it
www.macro.roma.museum


 


 
Alberto Burri and America Santa Monica Museum of Art Santa Monica 2010  
 
Antologica Giuseppe Chiari Palazzo Barnaba Martina Franca 2010  
 
As Soon As Possible. Centro di Cultura Contemporanea Strozzina Firenze 2010  
Descrizione

A Firenze, dal 14 maggio al 18 luglio 2010, al CCCS - Centro di Cultura Contemporanea Strozzina - Fondazione Palazzo Strozzi è in programma la mostra AS SOON AS POSSIBLE. L’accelerazione nella società contemporanea.

L’esposizione, nata da un progetto del CCCS, diretto da Franziska Nori, affronterà la tematica del tempo all’interno della cosiddetta “high speed society”, il modello di vita caratterizzato dalla rapidità di comunicazione e produzione dettata dalle possibilità delle nuove tecnologie, attraverso il lavoro di 10 artisti internazionali: Tamy Ben-Tor, Marnix de Nijs, Mark Formanek, Marzia Migliora, Julius Popp, Reynold Reynolds, Jens Risch, Michael Sailstorfer, Arcangelo Sassolino, Fiete Stolte.

Exibart.tv:

Il tempo è il paradigma di riferimento della società contemporanea, il cui ritmo vitale è scandito dalla pretesa di una costante crescita di produttività e da orari di lavoro sempre più lunghi. L’ambizione di rendere ogni cosa più efficiente e una continua iper-attività influenzano tutti i settori della vita e non si fermano nemmeno davanti alla sfera privata, sviluppando fenomeni come lo speed dating (per la sfera emotiva), il power nap (per la rigenerazione fisica), il quality time (da dedicare alla famiglia) o il fast food (come forma di nutrizione).

La volontà di controllare e ottimizzare ogni attività della propria vita si scontra con la sensazione di una ricorrente mancanza di tempo, il quale diviene quindi bene primario di ciascuno. Una iper-velocità dettata dagli sviluppi della tecnologia, che ha portato alla straordinaria mobilità delle persone a livello globale, all’ininterrotto flusso di comunicazione, al concetto di un’economia globalizzata e in perenne espansione, all’idea di una produttività sempre in crescita. Da qualche decennio a questa parte si sta tuttavia arrivando quasi al limite di questa crescita accelerata, come si può vedere dal progressivo collasso degli ecosistemi naturali per la mancanza dei necessari tempi di rigenerazione e, per quanto riguarda l’uomo, dall’ansia e dalla depressione che rivelano il disagio di chi vive al limite delle proprie possibilità in un mondo così accelerato.

Quello che caratterizza la società di oggi è ciò che il filosofo Paul Virilio definisce come “dromocrazia”, una dittatura della velocità governata dal principio per cui “se il tempo è denaro, la velocità è potere”, evidenziando tuttavia il paradossale effetto di reale immobilità che alla fine l’uomo subisce, sommerso da nuovi e sempre più veloci mezzi tecnici, arrivando a una sclerosi culturale e di idee.

Sistematizzando posizioni di questo tipo, il sociologo tedesco Hartmut Rosa parla di “accelerazione sociale” come fenomeno tipico del mondo occidentale, in cui la velocizzazione tecnica ha prodotto la sempre maggiore rapidità in ogni fenomeno della vita sociale. La vita privata, il lavoro, ma anche le relazioni sociali o amorose sono classificate sulla base della loro connotazione temporale e non più sulla base della loro effettiva qualità.

Ciò che emerge è il costante stato di pressione e ansia che questa condizione comporta. Insicurezza e relativismo sono i pericoli evidenziati dal filosofo Zygmunt Bauman, che ha coniato il termine ‘modernità liquida’ per indicare come ogni certezza o verità del mondo sono destinate a cadere sotto i colpi della velocità corrosiva di una società consumistica che mira solo al godimento momentaneo.

Le opere degli artisti selezionati sono espressioni sintomatiche di questa condizione del mondo presente. Ciascuno di essi è stato scelto secondo la propria diversa modalità di affrontare le tematiche del tempo, della velocità, dell’accelerazione o di una controreazione a tutto ciò. La mostra creerà un percorso capace di coinvolgere gli spettatori in esperienze spazio-temporali che metteranno in evidenza le contraddizioni della nostra società ‘iper-veloce’.

Arcangelo Sassolino (Italia, 1967) interpreta la tensione dell’accelerazione moderna tramite la creazione di Dilatazione pneumatica di una forza viva, un ambiente trasparente chiuso che crea una realtà a sé stante, in cui un contenitore di vetro viene progressivamente riempito di gas fino a giungere a un’improvvisa esplosione. Tamy Ben-Tor (Israele, 1975) propone il video Normal nel quale una donna, in preda alle nevrosi e alle ansie della vita moderna, interpreta un frenetico monologo che rende partecipe il pubblico della sua corrispondenza mail, dei suoi obblighi lavorativi e del suo fitto calendario di attività. Allo stesso modo, Fiete Stolte (Germania, 1979) pone se stesso al centro di un progetto che mette in luce il contrasto tra tempo vissuto e tempo reale: egli “ruba” tre ore a ogni giorno della settimana, ricavando così un ottavo giorno e sperimentando la compressione del tempo e lo straniamento dell’uomo in costante lotta contro l’accelerazione del mondo.

Le opere di Michael Sailstorfer (Germania, 1979) si focalizzano sulla logica intrinseca di materiali e oggetti nella loro azione in spazio e tempo reali. Zeit ist keine Autobahn mostra un pneumatico che ruota ad alta velocità su un muro non spostandosi ma consumandosi sul posto, diventando così metafora del rapido deperimento delle cose in una paradossale “accelerazione immobile”. Lo scultore Jens Risch (Germania, 1973) arriva a dare una fisicità al tempo. Egli realizza sculture composte da un’infinita di nodi su fili di seta lunghi fino a un chilometro inventariando metodicamente il processo del suo lavoro nella durata degli anni.

Marnix de Nijs (Olanda, 1970) presenta l’installazione interattiva Accelerator in cui ogni visitatore sarà chiamato a mettere a confronto la reattività fisica del proprio corpo di fronte all’accelerata visione di immagini di una grande metropoli contemporanea.

La video-installazione Secret Life di Reynold Reynolds (USA, 1966) ritrae, invece, la condizione di una donna intrappolata nel proprio appartamento, dove lo scorrere del tempo diventa un’esperienza fisica e psicologica in cui tempo naturale e umano divergono profondamente, creando un mondo a metà tra realtà e immaginazione.

Con l’opera Bit.fall, Julius Popp (Germania, 1973) dà forma all’incessante inondazione di contenuti provenienti dai media: parole chiave prese da internet appariranno sotto forma di gocce d’acqua visibili, solo per un attimo, in una spettacolare cascata. Marzia Migliora (Italia, 1972) cita invece un eroe della velocità e dei media come Marco Pantani. L’artista presenta un tappeto con le sembianze di una strada su cui la frase Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia è sintomatica dell’ansia da prestazione e della tragicità di questa figura. Mark Formanek (Germania, 1967), con la collaborazione di Datenstrudel, propone Standard Time, un orologio dall’aspetto digitale ma con un “circuito umano” di settanta operai che spostano e montano continuamente minuti e ore secondo un’ironica corsa contro il tempo stesso.

Accompagna l’esposizione un catalogo bilingue (italiano-inglese; ediz. Alias – Mandragora) che presenterà un approfondimento sui temi della mostra con testi di Hartmut Rosa (docente di Sociologia all'Università di Iena) sulla nozione di accelerazione sociale e sul tempo come risorsa primaria, Andrea Ferrara (professore di Cosmologia alla Scuola Normale Superiore di Pisa) sul tempo e la sua relatività nel contesto dell’astrofisica, Alessandro Ludovico (critico e direttore della rivista Neural, dedicata alla cultura digitale) sul concetto di tempo e di accelerazione in una società sempre più virtuale e tecnologizzata, Zygmunt Bauman (sociologo, filosofo e professore emerito dell'Università di Leeds) sul concetto di vita e modernità liquida, e Sandra Bonfiglioli (docente al Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano) sulla nascita di progetti urbanistici legati alle strutture temporali delle città.

Centro di Cultura Contemporanea Strozzina
Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi, 50123 Firenze
www.strozzina.org 


 
Burri Fontana e la Pinacoteca di Brera Milano - Pinacoteca di Brera Milano 2010  
 
Caravaggio e i Caravaggeschi a Firenze Galleria degli Uffizi Firenze 2010  
 
Da Canova a Modigliani. Il Volto dell' Ottocento Palazzo Zabarella Padova 2010  
 
Da Corot a Monet. La sinfonia della natura Complesso del Vittoriano Roma 2010  
Descrizione

Dal 6 Marzo al 29 Giugno 2010 il Complesso del Vittoriano di Roma ospiterà una mostra che ha come tema il rapporto tra natura e arte: "Da Corot a Monet. La sinfonia della Natura".
Non a caso, proprio nell'anno che vede come protagonisti il tema della crisi ambientale e dell'ecosostenibilità, è stato scelto dal Complesso del Vittoriano di realizzare una mostra sull'impressionismo francese come avanguardia nel campo dell'ecologia.

In esposizione circa 170 opere tra dipinti, opere su carta e fotografie d’epoca, l’esposizione propone un’analisi originale ed interessante dell’evoluzione della rappresentazione della natura nell’intera pittura impressionista, con la straordinaria mostra di Corot, Monet, Sisley e Pissarro.

Opere su carta, dipinti e fotografie per ricordare l'Ottocento francese e le sue avanguardie. L'evoluzione della pittura francese, dal periodo classico e tradizionalista della Scuola di Barbizon, il cui esponente principale è Corot (pittore paesaggista), alla rivoluzione dei canoni attuata dagli impressionisti, esaltando il vigore cromatico dei quadri di Monet.


"Da Corot a Monet. La sinfonia della Natura"
Mostra a Roma
Complesso del Vittoriano
Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali)

Dal 6 Marzo al 29 Giugno 2010
Orari: lunedì - giovedì 9.30-19.30; venerdì e sabato 9.30-23.30: domenica 9.30-20.30
Infoline: 066780664

 Video ReteSole:


 
Da Fattori a Casorati. Capolavori dalla Collezione Ojetti Centro Matteucci per l'Arte Contemporanea Viareggio 2010  
Descrizione

Per molti versi quella che prende il via il 25 giugno al Centro Matteucci per l'Arte Modena di Viareggio è una mostra-manifesto dell'attività della nuova associazione culturale fondata e voluta da Giuliano Matteucci, conoscitore della pittura italiana dell'Ottocento. Tra i principali obiettivi del Centro: indagare, documentare e presentare l'arte moderna, in particolare il momento tra Otto e Novecento, valorizzando il collezionismo d'epoca.
 
Banco di prova, davvero complesso, è il tentativo di ricomporre un'importante collezioni, quella del noto scrittore e critico Ugo Ojetti, per trent'anni responsabile delle pagine culturali del Corriere. Un'impresa ai limiti dell'impossibile in ragione dell'impegno necessario per ricostruire uno spaccato il più possibile rappresentativo di quanto egli aveva riunito nella magnifica villa Il Salviatino sui colli di Settignano.
Si è trattato di andare a ritroso, alla ricerca di ciò che lo scrittore, giornalista e critico acquistò, molto oculatamente, in decenni di ricerche e frequentazioni di artisti e galleristi. Già all'indomani della morte, infatti, il suo patrimonio fu oggetto di una dispersione che si completò con la cessione della villa, trasformata in albergo. Arredi, opere d'arte, ma anche il grande archivio, vennero ceduti in momenti e ad acquirenti diversi, rendendo difficile risalire all'intero compendio artistico-documentario.
 
Le ricerche condotte in previsione della mostra hanno consentito di ridare innanzitutto forma ai documenti d'archivio (molti dei quali inediti e inesplorati) e, grazie a questi, risalire all'ingente collezione. Il lungo lavoro ha evidenziato come i nuclei originari e fondanti risultino le ricche raccolte dell'Ottocento e del primo Novecento, in cui trovavano posto sezioni monografiche dedicate ai Macchiaioli tra cui Giovanni Fattori, a Oscar Ghiglia e Libero Andreotti. Le raccolte di pittura e scultura erano arricchite da un'imponente corpus di grafica, prevalentemente otto e novecentesca.
 
Sulla base delle testimonianze fotografiche e d'archivio è cominciata quindi la ricerca delle opere, spesso passate più volte di mano e quindi difficilmente rintracciabili.
 
Il risultato di questo lungo lavoro è godibile nella mostra "Da Fattori a Casorati. Capolavori dalla Collezione Ojetti" dal 25 giugno al 12 settembre, nelle sale restaurate della palazzina liberty sede del Centro Matteucci e, dal 25 settembre al 28 novembre nella Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.


Viareggio
 Centro Matteucci per l'Arte Moderna
 Via D'annunzio, 28
 26 giugno – 12 settembre 2010

 
Tortona
 Pinacoteca Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona
 Palazzetto Medievale, Corso Leoniero, 6
 25 settembre – 28 novembre 2010



CENTRO MATTEUCCI PER L'ARTE MODERNA
via G. D'Annunzio, 28 | 55049 Viareggio (LU)
Tel +39 0584 430614
fax +39 0584 54977
www.centromatteucciartemoderna.it


 
Da Jacopo della Quercia a Donatello. Complesso museale Santa Maria della Scala Siena 2010  
Descrizione

Aprirà i battenti il prossimo 26 marzo la mostra curata da Max Seidel “Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento” che avrà come sede principale il Complesso Museale di Santa Maria della Scala ma che porterà il pubblico a godere di itinerari particolari alla scoperta di una Siena che nei primi decenni del Quattrocento visse, parallelamente a Firenze, una straordinaria stagione artistica, che vide il trascorrere dal Gotico al Rinascimento.

306 opere in mostra, una ventina di polittici ricostruiti per l’occasione, 25 restauri effettuati, prestiti dalle più prestigiose istituzioni museali del mondo e da collezionisti privati, nuovi spazi che aprono al pubblico per la prima volta, 10 saggi scritti dai massimi studiosi internazionali della materia, uno straordinario percorso espositivo che porterà il visitatore in 3 diversi ambienti tra i più suggestivi e inediti della città: Siena prepara così la più imponente mostra finora dedicata alle arti del primo rinascimento.

La mostra si apre con una sezione monografica dedicata a Jacopo della Quercia (Siena, 1371 ca. – 1438), il grande scultore che seppe essere il più rilevante artista della città nel primo Quattrocento e esponente di spicco del Gotico “internazionale” europeo. La carriera di Jacopo è ripercorsa fin dagli inizi, con la monumentale Madonna della melagrana destinata alla Cattedrale di Ferrara (1403-1408), per passare ad alcuni dei marmi scolpiti per la Fonte Gaia a Siena (1414-1419), fino alle sculture in legno policromo, come l’Annunciazione della Collegiata di San Gimignano (1421-1426) e la Madonna col Bambino del Louvre. Accanto a Jacopo si fanno apprezzare anche gli altri primi attori della scultura senese di quel tempo: dal leggiadro Francesco di Valdambrino al severo Domenico di Niccolò “dei cori”.

Il percorso prosegue quindi con due sezioni tematiche, che introducono il visitatore alla pittura. L’una è dedicata alla fortuna della quale continuarono a godere presso i pittori senesi del Quattrocento certi prototipi messi a punto nel secolo precedente dai fratelli Lorenzetti e da Simone Martini: un fenomeno che ha il suo manifesto nella pala di San Pietro a Ovile in cui Matteo di Giovanni, ormai nel terzo quarto del secolo, ricopia fedelmente la celeberrima Annunciazione di Simone del 1333. L’altra sezione presenta i maestri forestieri che, lavorando in città nel corso degli anni venti, giocarono un ruolo fondamentale nell’evoluzione dell’arte senese verso il Rinascimento. Tra questi Lorenzo Ghiberti e Donatello, coinvolti insieme con Jacopo e altri, nel cantiere del nuovo Fonte battesimale, al quale apparteneva il bellissimo Spiritello tamburino del Bode Museum di Berlino del 1429 e che torna per la prima volta a Siena dopo qualche secolo. La Madonna dell’umiltà (Pisa, Museo Nazionale di San Matteo) racconta del passaggio senese di Gentile da Fabriano, autore nel 1425 di una perduta immagine mariana in Piazza del Campo, che fu determinante per la nuova generazione che si stava imponendo sulla ribalta pittorica cittadina.
Era la generazione del “Rinascimento umbratile”, che ha i suoi campioni in Giovanni di Paolo (del quale si è ricostruito, per quanto possibile, il giovanile polittico destinato nel 1426 all’altare Malavolti della chiesa di San Domenico), in Stefano di Giovanni detto il Sassetta (di cui si sono raccolti per la prima volta tutti i frammenti della pala dipinta nel 1423-1424 per l’Arte della Lana, insieme con altri capolavori) e nei suoi stretti seguaci: da Pietro di Giovanni d’Ambrogio, al Maestro dell’Osservanza (ben rappresentato dalla pala eponima e quasi dall’intera serie delle famose Storie di Sant’Antonio Abate) e Sano di Pietro (del quale si mostra il restaurato polittico dei Gesuati del 1444). Chiude il gruppo Domenico di Bartolo: un senese atipico che, come dimostra la Madonna dell’umiltà firmata e datata 1433, seppe essere più fiorentino degli stessi fiorentini, tanto da poter confrontare le sue opere con quelle di Filippo Lippi e Luca della Robbia.
La successiva sezione illustra il peso avuto da Donatello, nei decenni a cavallo della metà del secolo, su nuovi protagonisti dell’arte senese come Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta e Matteo di Giovanni. Questo fil-rouge donatelliano, iniziato negli anni venti con il lavoro al Fonte battesimale e proseguito all’aprirsi degli anni cinquanta con la lastra tombale del vescovo Pecci per la Cattedrale, sarebbe culminato con l’ultimo soggiorno del maestro fiorentino a Siena (1457-1461), che coincise con l’ascesa al soglio pontificio del senese Pio II (1458). Lo spettacolare accostamento tra il bronzeo San Giovanni Battista lasciato alla Cattedrale da Donatello, i Santi Pietro e Vittore scolpiti dal Vecchietta e dal Federighi per la Loggia della Mercanzia e la luminosa pala di Spedaletto, dipinta dallo stesso Vecchietta per una grancia prossima a Pienza, testimoniano i formidabili esiti di questa combinazione di eventi.
Dopo l’esperienza del percorso cronologico, la mostra offre la conoscenza dell’universo artistico del primo Rinascimento senese attraverso alcuni altaroli e dipinti per devozione privata, cofani, cassoni e un significativo nucleo di codici miniati, oltre che una serie di preziosi e rari manufatti tessili quattrocenteschi.
Nel procedere verso l’uscita si transita infine attraverso il colorato ambiente della sagrestia vecchia dell’ospedale, affrescato dal Vecchietta tra il 1446 e il 1449 con un ciclo di Articoli del Credo per poi giungere alla sala del Pellegrinaio (istoriato tra il 1440 e il 1444 dal Vecchietta, Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia) con una serie di Episodi della storia e della vita dell’ospedale che rappresentano il maggiore ciclo di affreschi della Siena quattrocentesca.
Una catena di articolate appendici prolunga la mostra a pochi passi di distanza dal Santa Maria della Scala. L’accesso al Duomo permette di conoscere il tempio cui furono destinate diverse testimonianze artistiche ammirate nel percorso espositivo, mentre nel vicino Museo dell’Opera è allestita una sezione dedicata alla sopravvivenza del Gotico nella Siena dei primi decenni del Quattrocento (protagonisti Gregorio di Cecco, Domenico di Niccolò “dei Cori” e altri).
Scendendo nella così detta “cripta”, al di là dell’atrio decorato con emozionanti pitture murali duecentesche, si scopre il mondo dell’oreficeria senese del Quattrocento: intorno alla paradigmatica Lupa di Giovanni di Turino ruotano calici, croci e reliquiari luccicanti d’oro, d’argento e di smalti.
Infine si raggiunge il Battistero e qui, al di sotto della volta affrescata dal Vecchietta ancora una volta con un ciclo di Articoli del Credo (1450-1453), si innalza il grandioso Fonte battesimale:monumento per eccellenza della scultura toscana del primo Quattrocento.

INFORMAZIONI UTILI:

Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento
a cura di Max Seidel

26 marzo - 10 luglio 2010
Siena
Santa Maria della Scala, Opera della Metropolitana, Pinacoteca Nazionale

Organizzazione generale
Vernice Progetti Culturali srlu
Banchi di Sotto, 34
53100 Siena
www.verniceprogetti.it
info@verniceprogetti.it

Complesso museale Santa Maria della Scala
Piazza Duomo, 2
53100 Siena
Tel. 0577 534511- 534501
Fax 0577 534510
infoscala@sms.comune.siena.it
www.santamariadellascala.com


 
Dal Sepolcro al Museo. Storie di saccheggi e di recuperi Complesso del Vittoriano Roma 2010  
 
De Chirico, Max Ernst. Magritte, Balthus. Uno sguardo nell'invisibile Palazzo Strozzi Firenze 2010  
 
Emilio Isgrò. Disobbedisco. Sbarco a Marsala e altre Sicilie. Ex Convento del Carmine Marsala 2010  
Descrizione

Al Convento del Carmine di Marsala per vedere l'Unità d'Italia attraverso le opere di Emilio Isgrò

L'11 maggio 1860 Garibaldi sbarcava a Marsala e il 14, a Salemi, dichiarava di assumere la dittatura della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele. Era l'avvio della campagna che portò l'intero Regno delle Due Sicilie ad unirsi al Piemonte e all'Italia.
Marsala, la città che accolse Garibaldi in Sicilia, ricorda quello storico avvenimento con una mostra certamente "fuori schema", lontana da agiografie e rimembranze pur legittime. Protagonista dell'esposizione è infatti un artista siciliano di oggi, Emilio Isgrò, che per la prima volta qui riunisce, in un unico percorso, le sue opere dedicate alla Sicilia e al suo essere siciliano.
La mostra "Emilio Isgrò. Disobbedisco. Sbarco a Marsala e altre Sicilie", curata da Sergio Troisi, resterà aperta al pubblico, nelle sale del Convento del Carmine a Marsala, fino al 19 settembre 2010.

Quel "Disobbedisco!", che per assonanza richiama l'affermazione opposta che Garibaldi pronunciò nel 1866, non vuol essere una dichiarazione antirisorgimentale, semmai, chiarisce Isgrò, un rifiuto verso chi lo spirito di quel grande momento ha fuorviato o tradito.
Quello che Isgrò propone al Carmine è un itinerario concepito per deviazioni, scarti e ritorni, in cui ogni sala manifesta una voce e una declinazione differenti. A chiuderlo sarà "Sbarco a Marsala", l'installazione espressamente concepita per il 150° anniversario dell'impresa garibaldina, in cui la ricorrenza storica diventa occasione per il racconto, sorprendente e sospeso, della sfaccettata identità dell'isola.

Da quasi 50 anni l'opera di Emilio Isgrò assume il linguaggio come elemento fondamentale di riflessione, verifica e apertura immaginativa dei processi della comunicazione. Un itinerario singolarmente coerente in cui la pratica della cancellatura, lo sconfinamento dei tradizionali ambiti disciplinari, il cortocircuito tra parola e immagine e l'ibridazione con lo spazio del teatro pongono, quali assunti centrali, il rapporto di verità e falsificazione, di memoria e attualità, di storia e di presenza mitica. All'interno di questo percorso e con gli strumenti specifici del suo operato, Isgrò, sin dai suoi esordi, ha interrogato più volte da una postazione originale e feconda la storia e la cultura della Sicilia, mettendone in discussione i nodi più problematici e complessi, compiendo ogni volta un movimento di ritorno verso l'isola in cui è nato. Dalle cancellature operate sulle carte geografiche dalla fine degli anni Sessanta al monumentale "Seme d'arancia" realizzato per la sua città natale, Barcellona Pozzo di Gotto, dalla reinvenzione in lingua siciliana della "Orestea" di Eschilo andata in scena con un allestimento epocale sui ruderi di Gibellina alla "Rotta dei catalani" dove i tragitti delle formiche restituivano le contaminazioni e gli incroci dello spazio del Mediterraneo, Isgrò ha interpretato, attraverso il linguaggio e al di là di ogni malinteso localismo, il gioco di specchi e di rimandi che si è sedimentato in Sicilia.

INFO
Marsala - Convento del Carmine (Piazza del Carmine,1)
Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 19 alle 21. Chiuso il lunedì
Biglietto d'ingresso: € 3,00. Catalogo Silvana Editoriale
Tel. 0923/711631; Fax 0923/713822
Web www.pinacotecamarsala.it
Email: info@pinacotecamarsala.it


 
ENERGIA : ARTISTI = PREMIO : PAN Museo PAN Napoli 2010  
Descrizione

14 aprile 2010 - 02 maggio 2010
PAN | Piano Primo

ENERGIA : ARTISTI = PREMIO : PAN
(Giulio Delvè + Mauro Folci)


Da giovedì 15 aprile a domenica 2 maggio al PAN – Palazzo delle Arti Napoli - sarà visibile la mostra ENERGIA : ARTISTI = PREMIO : PAN (Giulio Delvè + Mauro Folci), a cura di Gianluca Marziani e Cristiana Collu. Una selezione di opere dedicate all’energia e all’ambiente di Giulio Delvè e Mauro Folci, i due artisti vincitori del Premio Speciale del Comitato Galleristi per le categorie Megawatt e Gigawatt del Premio Terna 02 “Energia : Umanità = Futuro : Ambiente. La proporzione per una nuova estetica”.

Il Premio Terna, giunto quest’anno alla seconda edizione, si conferma come un’importante piattaforma culturale del nostro Paese e si pone l’obiettivo principale di sostenere gli artisti e l’arte contemporanea al fine di creare un nuovo rapporto tra aziende, mondo dell’arte e Istituzioni.
Il Premio, ogni anno, chiama gli artisti emergenti e quelli affermati ad esprimere la propria creatività sui diversi aspetti del tema dell’energia con l’intento di coinvolgere tutta la popolazione ad una seria riflessione su tematiche che riguardano il futuro di tutti gli abitanti del pianeta.

Un tema riproposto al PAN da Giulio Delvè e Mauro Folci che richiamano, attraverso una serie di complesse installazioni, l’attenzione dei cittadini nei confronti dell’ambiente e dello smaltimento dei rifiuti. Temi che riscuotono un forte interesse e sono di grande attualità, in particolare per il capoluogo campano.


Nel 2009, per promuovere un dialogo più costruttivo tra gli artisti e il mercato, il Premio Terna 02 ha collaborato con l’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea (ANGAMC) con cui, dopo aver individuato cinque gallerie tra le più rappresentative nel panorama dell’arte contemporanea in Italia, ha istituito il comitato dei Galleristi. Coordinato dall’art consultant Francesco Cascino, il comitato dei Galleristi è composto da: Oredaria Arti Contemporanee di Marina Covi Celli (Roma), Studio Trisorio di Laura Trisorio (Napoli), Galleria Alberto Peola di Alberto Peola (Torino), Galleria Curti & Gambuzzi di Paolo Curti e AnnaMaria Gambuzzi (Milano) e Studio La Città di Hélène de Franchis (Verona). La mostra al Pan nasce proprio grazie a questa preziosa collaborazione.

Giulio Delvè, 26 anni, napoletano, propone tre installazioni sviluppate sulle urgenze attorno alla natura e ai suoi ritmi funzionali. Un percorso esperienziale in cui il visitatore dialoga e interagisce con le opere “Utopistiche finestre d'ambra”, “Hotel Tritone”, “Stadio di adattamento ad un graduale venir meno dell’adattamento” e dove la natura è l’occasione per un confronto empatico con il mondo.

 
Mauro Folci, 50 anni, aquilano, espone tre installazioni dedicate al tema della natura come contesto ambientale e culturale: “Noia”, “Penultimità” e “Lettere morte”. All’origine e al centro delle opere si trovano personaggi singolari - ritagliati dalla quotidianeità, dalla cronaca, da documentazioni, testimonianze e libri - per i quali la facoltà di linguaggio è dominante e con cui

l’artista crea dei ritornelli-leitmotiv.

 
“La tappa presso il Pan di Napoli conferma la nostra vocazione articolata e plurisonora - dichiarano Gianluca Marziani e Cristiana Collu, curatori della mostra - quasi fossimo una composizione d’orchestra in cui molteplici strumenti ricreano l’armonia del suono finale. Ci interessava ribadire la natura aperta del nostro Premio, quel carattere dinamico in cui il concorso resta una delle molte piattaforme che compongono la natura progettuale. Per la seconda edizione abbiamo dialogato con un comitato di importanti galleristi, coinvolti nella natura culturale del progetto e assieme abbiamo sostenuto i due artisti vincitori, elaborando alcune finalità dal valore reale e funzionale”.

 
La mostra ENERGIA : ARTISTI = PREMIO : PAN (Giulio Delvè + Mauro Folci) conferma la vocazione del Premio Terna, nato per sostenere gli artisti e l’arte contemporanea con un programma articolato e un supporto duraturo nel tempo.

PAN - Palazzo delle Arti di Napoli
Museo napoletano delle arti contemporanee, nelle sue molteplici forme (pittura, scultura, architettura, fotografia, design, cinema, video-art, fumetto, ecc.). Nella bella sede del settecentesco Palazzo Roccella, ospita esposizioni permanenti e temporanee di artisti nazionali e internazionali, conferenze, un centro di documentazione delle arti contemporanee, spazi per attività didattiche e una mediateca, oltre a servizi accessori.

Indirizzo: Palazzo Roccella - Via dei Mille, 60
www.palazzoartinapoli.net


 
Et Ecce Gaudium. Museo Ebraico di Roma Roma 2010  
Descrizione
Et ecce gaudium. Gli ebrei romani e la cerimonia di insediamento dei pontefici (Museo Ebraico di Roma, 17 gennaio – 11 marzo 2010)

ROMA - A Roma esiste una comunità ebraica ininterrottamente da oltre duemila anni. Gli ebrei romani hanno visto nascere e poi cadere l’Impero, ed erano già da tempo sulle sponde del Tevere quando iniziò la diffusione del Cristianesimo, e poi quando la città si assoggettò al governo del suo vescovo: il Papa. Con il Medioevo l’elezione dei Pontefici fu regolata da un cerimoniale che si andò evolvendo nel corso dei secoli, ma che comunque prevedeva una solenne cavalcata dal Vaticano al Laterano. Tutti i dignitari e i cittadini di rilievo erano fieri di avere una parte nella cerimonia: all’interno del corteo papale, oppure lungo il percorso, dove alla nobiltà, le corporazioni ed altre associazioni veniva affidato l’onore e l’onere di allestire archi trionfali ed altri apparati effimeri per la celebrazione di questo evento straordinario. Anche la venerabile Universitas Hebraeorum, così si chiamava allora la Comunità Ebraica, aveva un ruolo nel cerimoniale, con diverse modalità a seconda dei periodi. Nella seconda metà del Seicento e per tutto il Settecento fu loro assegnata stabilmente la porzione del percorso compresa fra l’Arco di Tito e il Colosseo: due monumenti, per gli ebrei romani, densi di ricordi e di significati simbolici. L’Università degli Ebrei doveva addobbare la via con arazzi e tessuti preziosi, che facevano da sfondo a grandi tabelle decorate con figure simboliche e motti, in ebraico e in latino, inneggianti al Pontefice. Si pensava che questi apparati effimeri, che erano di carta e concepiti per durare solo per la cerimonia, fossero andati perduti. E invece quattordici di loro, relativi ai pontificati di Clemente XII (1730), Clemente XIII (1758), Clemente XIV (1769) e Pio VI (1775), sono stati rintracciati nell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma. In essi compaiono figure umane, animali e oggetti di ogni genere. Una giovane donna inneggia a Papa Corsini dicendo “nel cor s’inalza la letizia mia”, mentre su altri pannelli compaiono api ed aquile, una Minerva sul carro trainato da civette, arcobaleni e colonne, scogli nel mare, l’Aurora Rospigliosi e addirittura una corsia d’ospedale dove i malati si alzano dal letto risanati dal suono di una cetra. Il tutto accompagnato da citazioni delle Scritture: Pentateuco, Profeti, Salmi, calligrafate in ebraico fiorito con traduzione latina. Il Museo Ebraico di Roma espone ora questi dipinti insieme a una selezione di oggetti e di documenti che riportano alla luce un capitolo affascinante delle relazioni fra il papato e la comunità ebraica: relazioni che furono senz’altro complesse, perché all’interno di una legislazione non troppo favorevole agli ebrei, chiusi in un ghetto e privati dei diritti civili, ma che comunque, proprio anche con l’inclusione nelle cerimonie del “possesso” papale, garantirono nel Settecento alla comunità ebraica un ruolo all’interno della società romana nel suo complesso. Nel secolo successivo la cerimonia, e con essa l’omaggio degli ebrei romani al Pontefice appena eletto, muteranno profondamente, e in mostra ve ne è testimonianza in alcuni splendidi doni offerti al Papa dalla Comunità Ebraica di Roma. La mostra è stata organizzata in occasione della visita di Papa Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma, il 17 gennaio 2010, e sarà inaugurata dal Pontefice e dal Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni. Resterà aperta sino all’11 marzo. (Inform).

Titolo
Et Ecce Gaudium Gli ebrei romani e la cerimonia di insediamento dei pontefici
Ente promotore
Comunità Ebraica di Roma
Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma
Museo Ebraico di Roma
Sede e organizzazione
Museo Ebraico di Roma, Lungotevere Cenci (Tempio)
Apertura
17 Gennaio - 11 Marzo 2010
Sito internet
www.museoebraico.roma.it

A cura di
Daniela Di Castro

Comitato scientifico
Silvia Haia Antonucci, Daniela Di Castro, Riccardo Di Segni, Olga Melasecchi, ClaudioProcaccia, Giancarlo Spizzichino

Catalogo
Araldo De Luca Editore, in italiano e inglese

Segreteria della mostra
Museo Ebraico di Roma
Olga Melasecchi cat@museoebraico.roma.it
Ghila Ottolenghi info@museoebraico.roma.it

Ufficio Stampa Museo Ebraico di Roma

Irit Levy com@museoebraico.roma.it

Comunità Ebraica di Roma

Ester Mieli ester.mieli@romaebraica.it
 
Exhibition Exhibition Castello di Rivoli Rivoli 2010  
Descrizione

a cura di Adam Carr
21 settembre 2010 – 9 gennaio 2011

Exhibition, Exhibition si spiega già dal nome: doppio. Un tema, quello del dualismo, della contrapposizione, dello specchio, che è al centro della nuova mostra al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli. Un’esposizione, come si dice in gergo, “site specific”: il curatore, Adam Carr, ha voluto pensarla negli spazi complessi della Manica Lunga. Complessi perchè alternativi al concetto di “white cube”, di luogo neutro in cui l’opera d’arte spicca senza interferenze esterne. La Manica Lunga è un corridoio stretto, di quasi 150 metri. Ed è in questo spazio angusto che il concetto della simmetria trova il suo sfogo. Le opere infatti appaiono così riflesse una nell’altra – sia quelle “ospiti”, sia quelle realizzate appositamente per l’evento – dando allo spettatore la sensazione di trovarsi all’interno di una camera ottica, di un caleidoscopio in cui ogni visione è accompagnata da un’altra visione, opposta o complementare.

Il tema, si diceva, è quello del doppio. Non solo nell’apparato espositivo, nelle modalità di installazione, nella location. Ma anche nei concetti stessi insiti nelle opere d’arte, nei messaggi degli artisti invitati. Un’ispirazione che arriva da lontano – Strindberg, Pirandello – e giunge fino ai giorni nostri – Calvino e il suo Visconte Dimezzato, ma anche Pessoa o il visionario Philip K. Dick – e dalla letteratura travasa nell’arte. Dalla separazione tra opera d’arte e sua copia (Andy Warhol), allo sdoppiamento esistenziale (Alighiero Boetti), dal “furto” e successiva riproduzione di un’opera altrui (Maurizio Cattelan) fino all’interpretazione metafisica e concettuale, due fotografie identiche che rappresentano un bicchiere, che può essere, ovviamente, mezzo pieno o mezzo vuoto (Ceal Floyer). Questi alcuni esempi del dualismo di Exhibition, Exhibition. Per gustarsi gli altri, bisogna andare a Rivoli

www.castellodirivoli.org

Torino Web Nest - video:

Attraverso l’uso di un formato espositivo inedito, la mostra EXHIBITION, EXHIBITION,specificatamente concepita per gli spazi della Manica Lunga,riflette sulla percezione e sull’esperienza del guardare l’arte e le mostre. Il percorso espositivo include opere dagli anni Sessanta ai giorni nostri di artisti internazionali emergenti o affermati come:
Tauba Auerbach (1981, vive e lavora a New York e San Francisco), Nina Beier (1976, vive e lavora a Berlino), Pierre Bismuth (1963, vive e lavora a Bruxelles), Alighiero e Boetti (1940-1994), Marcel Broodthaers (1924-1976), Liudvikas Buklys (1984, vive e lavora a Vilnius), Maurizio Cattelan (1960, vive e lavora a Milano e New York), Gintaras Didžiapetris (1985, vive e lavora a Vilnius), Jason Dodge (1969, vive e lavora a Berlino), Michael Elmgreen e Ingar Dragset (1961 e 1968, vivono e lavorano a Londra e Berlino), Zhang Dali (1963, vive e lavora a Pechino), Lara Favaretto (1973, vive e lavora a Torino), Ceal Floyer (1968, vive e lavora a Berlino), Claire Fontaine (vive e lavora a Parigi), Hreinn Fridfinnsson (1943, vive e lavora a Amsterdam), Simon Fujiwara (1982, vive e lavora a Londra e Berlino), Ryan Gander (1976, vive e lavora a Londra), Carsten Höller (1961, vive e lavora a Colonia e Stoccolma), Roni Horn (1955, vive e lavora a New York), Douglas Huebler (1924–1997), On Kawara (1932, vive e lavora a New York), Louise Lawler (1947, vive e lavora a New York), Kris Martin (1972, vive e lavora a Gent), Jonathan Monk (1969, vive e lavora a Berlino), Alek O. (1981, vive e lavora a Milano), Giulio Paolini (1940, vive e lavora a Torino), Giuseppe Penone (1947, vive e lavora a Torino e Parigi), Michelangelo Pistoletto (1933, vive e lavora a Biella), Wilfredo Prieto (1978, vive e lavora all’Avana e Barcellona), Dan Rees (1982, vive e lavora a Berlino), Mandla Reuter (1975, vive e lavora a Berlino), Pamela Rosenkranz (1979, vive e lavora a Zurigo), Tino Sehgal (1976, vive e lavora a Berlino), Andreas Slominski (1959, vive e lavora ad Amburgo), Matthew Smith (1976, vive e lavora a Londra), Mungo Thomson (1969, vive e lavora a Los Angeles), Kerry Tribe (1972, vive e lavora a Los Angeles e Berlino), Tris Vonna-Michell (1982, vive e lavora a Southend), Ian Wallace (1943, vive e lavora a Vancouver), Andy Warhol (1928-1987), Lawrence Weiner (1942, vive e lavora a New York), Christopher Williams (1959, vive e lavora a Los Angeles), Aaron Young (1972, vive e lavora a New York).



 
Expo Shanghai 2010 Urban planning Exhibition Center - SUPEC Shanghai 2010  
 
Gerhard Richter Centro di Cultura Contemporanea Strozzina Firenze 2010  
Descrizione

Gerhard Richter - La dissolvenza dell'immagine nell'arte contemporanea

Firenze - dal 19 febbraio al 25 aprile 2010

Organizzata in collaborazione con la Kunsthalle di Amburgo, l’esposizione mette a confronto il lavoro di Gerhard Richter, uno dei più importanti artisti della seconda metà del Novecento, con quello di sette artisti contemporanei, legati da una profonda sfiducia nei confronti dell’immagine come veicolo di verità.

Il tema dell’esposizione è la dissoluzione dell’immagine, e si pone come ideale continuazione della mostra del CCCS “Realtà Manipolate”, che ha esplorato la relazione esistente tra la realtà e la sua rappresentazione mediante la fotografia e il video. Gerhard Richter, uno dei pionieri nel portare all’estremo la dissoluzione sia della figura che della tecnica pittorica stessa, dipinge sopra fotografie originali o usa una particolare tecnica di pittura sfocata. Ben consapevole del potere delle immagini, egli si sforza di rompere o piuttosto di mettere in dubbio la loro chiarezza, facendo emergere o scomparire le immagini stesse. Gioca con la realtà e la sua apparenza e converte le immagini figurative in astratte, focalizzando la sua attenzione su dettagli minori o su soggetti comuni e casuali. Egli ha posto come base del suo lavoro l’uso di immagini esistenti, sia per poter trasferire le caratteristiche da un medium a un altro, sia per utilizzare differenti generi su uno stesso piano.

Il CCCS ha invitato a entrare in dialogo con il lavoro di Richter sette artisti contemporanei che nella loro carriera si sono concentrati sul tema della dissoluzione dell’immagine. Il lavoro di ciascuno verrà presentato in uno spazio proprio, permettendo così, pur all’interno del contesto unitario della mostra, di mantenere le specificità delle rispettive ricerche. Xie Nanxing (Cina, 1970) unisce insieme video, fotografia e pittura per creare immagini che riflettono sulla condizione umana del nostro presente, così dominato dall’estetica dei media. Lorenzo Banci (Italia, 1974) studia i confini tra la rappresentazione e l’astrazione, dipingendo forme in dissolvenza tratte da fotografie di luoghi apparentemente marginali in cui la luce è la principale protagonista. Il lavoro concettuale di Scott Short (USA, 1964) si basa sul fotocopiare centinaia di volte lo stesso foglio bianco, fino a quando si generano, in maniera casuale, dei segni che creano un’immagine accidentale poi tradotta in un dipinto. Roger Hiorns (Gran Bretagna, 1975) crea installazioni di carattere scultoreo in cui componenti chimiche innescano processi di trasformazione che generano nuove forme evanescenti, sorprendenti e autonome dall’intervento diretto dell’artista. Marc Breslin (USA, 1983) usa la superficie pittorica come un palinsesto, in cui segni, graffi e tracce su diversi strati di pittura creano una metafora della mente umana e della sovrapposizione o annullamento di ricordi ed eventi. Il lavoro di Antony Gormley (Gran Bretagna, 1950) si pone come un’arte sociale che si muove tra figurazione e astrazione, creando installazioni che evocano il tratto del disegno astratto ma che sono il risultato di un processo di dissolvenza della figura umana. Wolfgang Tillmans (Germania, 1968) sperimenta le possibilità e i limiti della fotografia, lavorando su vari generi e spingendosi fino all’astrazione con immagini create direttamente sul negativo.

Mentre Richter rimane fedele al medium della pittura, portando all’estremo le sue possibilità e arrivando quasi a metterle in dubbio, gli artisti contemporanei in dialogo con le sue opere assumono come loro cifra espressiva la difficoltà (e a volte, l’impossibilità) di arrivare, oggi, a una chiara definizione del mondo attraverso l’immagine.

Centro di Cultura Contemporanea Strozzina
Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi, 50123 Firenze
www.strozzina.org 


immagine:
Gerhard Richter,
Porträt Liz Kertelge,
1966, Oil on canvas, 65 x 70 cm,
Courtesy Collection Böckmann, Berlin at Hamburger Kunsthalle


 
Gesù. Il corpo e il volto nell'arte Reggia di Venaria Venaria Reale 2010  
 
Giuseppe De Nittis Musée des Beaux Art de la Ville de Paris Paris 2010  
Descrizione

Giuseppe De Nittis (1846 - 1884) è la figura di maggior spicco tra gli artisti italiani che vissero a Parigi nella seconda metà dell'Ottocento. Contemporaneo di Boldini e dei macchiaioli, fu amico di Caillebotte, di Manet e Degas.

Questa mostra, promossa in collaborazione con la Pinacoteca di Barletta, città natale di De Nittis, situata nelle vicinanze di Bari, in Puglia, comprende oltre 110 oli e pastelli, appartenenti a collezioni pubbliche e private italiane, francesi e statunitensi, alcuni dei quali mai prima presentati al pubblico.

E' un percorso tematico e storico nell'arista che espose ai Saloni del 1869 e del 1884 e che partecipò alla prima esposizione impressionista organizzata nell'atelier del fotografo Nadar nel 1874.

Pittore della vita moderna, De Nittis è interessato alla vita dei boulevards, ai cantieri parigini, alle corse ippiche d'Auteuil o di Longchamp, attento osservatore delle toilettes femminili e dei modi di un pubblico elegante. E' un paesaggista sensibile, abilissimo nel trasporre i contrasti luminosi del suo paese natale quanto i cieli brumosi dell'Ile de France, o le nebbie londinesi.
Con Manet e Degas, è tra i primi a sperimentare la tecnica del pastello nelle opere di grave formato ed è tra i migliori esponenti del "giapponesismo" in pittura, sapendo, soprattutto nelle sue opere ultime, proporre particolari arditezze nella composizione delle sue tele

Giuseppe De Nittis (1846 - 1884)
La modernité élégante
Petit Palais, Musée des Beaux-arts de la Ville de Paris
21 octobe 2010 au 16 janvier 2011


GIUSEPPE DE NITTIS — La modernité élégante di paris_musees

Informazioni utili:
Indirizzo: Parigi, Petit Palais, Musée des Beaux-arts de la Ville de Paris
Avenue Winston Churchill 75008 Paris
www.petitpalais.paris.fr

Curatori:
Emanuela Angiuli, direttore della Pinacoteca "Giuseppe De Nittis" di Barletta
Gilles Chazal, conservateur général, directeur du Pertit Palais
Dominque Morel, consevatoeur en chef au Petit Palais


 
Gli Ultimi Samurai Palazzo Fortuny Venezia 2010  
Descrizione

Armature, elmi e accessori dai Samurai, casta militare che per oltre sette secoli ha governato il Giappone, sono in mostra a Palazzo Fortuny dal 27 marzo al 18 luglio. Al secondo piano del palazzo che fu dimora dell'artista catalano Mariano Fortuny saranno esposti oggetti provenienti dalla Collezione Koelliker di Milano, unica nel suo genere in Europa sia per numero che per qualità dei pezzi.


Tutti i pezzi in esposizione, realizzati tra il periodo Azuchi Momoyama (1575 – 1603) e il periodo Edo (1603 – 1867), appartenevano a samurai di alto rango o a signori feudali e testimoniano come l’abbigliamento da guerra dei Samurai sia sempre stato molto curato in quanto simbolo di comando e di condizione sociale. Tutti gli elementi dell'armatura sono infatti di pregevole fattura, impreziositi da ornamenti e curati fin nei minimi dettagli. Grazie alla mostra potrete conoscere la storia di questi oggetti preziosi, imparare quali sono gli elementi da cui è formata un'armatura (dô, menpô, kote, haidate ecc), scoprire le tecniche costruttive e le principali scuole di armaioli
 
Si potranno ammirare tosei gusoku (“armatura moderna”) e kawari kabuto (“elmi straordinari”) dalle forme e dagli ornamenti eccentrici e spettacolari, generalmente ispirati a oggetti sacri o a elementi della natura (draghi, animali, frutti...).
 
A cura di Giuseppe Piva, la mostra è prodotta in collaborazione con la Fondazione Mazzotta e il Comune di Milano. 
 

Labiennale tv - intervista a Giuseppe Piva -- Samurai


Palazzo Fortuny
San Marco 3958,
30124 Venezia

Tel. ++39041 5200995
Fax. ++39041 5223088

www.museiciviciveneziani.it

PRIMAVERA A PALAZZO FORTUNY
27 marzo - 18 luglio 2010

FRANCESCO CANDELORO, CITTÀ DELLE CITTÀ
piano terra

MARIANO FORTUNY LA SETA E IL VELLUTO
primo piano

SAMURAI
secondo piano


 
Igor Mitoraj Piazza Castromediano Cavallino 2010  
 
Il Fascino d'Oriente nelle collezioni e nei Musei d'Italia Museo Tuscolano - Scuderie Aldobrandini Frascati 2010  
Descrizione

Nelle seicentesche Scuderie Aldobrandini di Frascati, fresche del restauro di Fuksas, resterà aperta fino a domenica 27 febbraio 2011 la mostra “Il fascino dell’Oriente nelle collezioni e nei musei d’Italia”.

L’esposizione rientra nel programma delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e presenta alcune delle collezioni formate da illustri famiglie, viaggiatori, missionari, consoli, ambasciatori, borghesi ed amateurs, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento a Roma (Wurts, Castellani, Campana, Barracco, Caetani di Sermoneta) e nei principali centri italiani (Torino, Venezia, Firenze, Bologna), analizzando anche i fenomeni precursori del collezionismo ottocentesco, muovendo dalle prime collezioni di antichità orientali in epoca rinascimentale. Per l’importanza storico documentale della mostra, che ha ottenuto il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito una medaglia di rappresentanza, poiché ricostruisce «attraverso un ampio e suggestivo itinerario espositivo, la plurimillenaria eredità artistica del mondo orientale, le profonde e costanti relazioni con la civiltà occidentale e le reciproche influenze che hanno inciso sui rispettivi percorsi evolutivi». “L’esposizione che presentiamo alle Scuderie Aldobrandini è un unicum nell’attuale panorama espositivo italiano e attesta l’ammirazione che, da sempre, l’Oriente ha suscitato presso gli appassionati dell’antico, amanti del bello e artisti come Ingres, Delacroix, Kandinsky, filosofi come Shopenhauer e Nietzsche” ha dichiarato il sindaco Stefano Di Tommaso. «La scelta espositiva delle Scuderie Aldobrandini, già sede di importanti mostre su Luigi Canina e sul Marchese Campana, si è rivelata fondamentale — dichiara l’Assessore alle Politiche Culturali Armanda Tavani -. È la sede ideale per esporre materiali orientali collezionati attraverso i secoli da illustri famiglie nobiliari, alcune delle quali hanno avuto a Frascati le loro prestigiose ville (Farnese-??Falconieri, Altemps-??Ludovisi-??Torlonia, Borghese, Aldobrandini, Bonaparte), rievocate in mostra dalle splendide incisioni del 1671 di Atanasius Kircher, al quale si deve anche una veduta della città di Tuscolo».
 
Info: 06 9417195

www.scuderiealdobrandini.hochfeiler.it


 
Il mistico profano. Omaggio a Modigliani MAGa - Museo d'arte di Gallarate Gallarate 2010  
Descrizione

Il prossimo 20 marzo verrà inaugurata la nuova sede del MAGA- Museo d’arte contemporanea di Gallarate (VA). Il museo raccoglie il patrimonio e le attività della storica Civica Galleria d’Arte Moderna dedicata, sin dal 1949, alla ricerca artistica italiana contemporanea.

In particolare, il Dipartimento Educativo del MAGA progetta e conduce attività dedicate alle scuole di ogni ordine e grado, nella convinzione che l’incontro con l’opera d’arte sia un’importante opportunità di crescita per bambini e adulti, in grado di favorire una relazione più libera e creativa con la realtà. Un museo di arte contemporanea ha un onere aggiunto che è proprio quello dell’attualità: il MAGA supporta l’avanzamento culturale di quanti partecipano alle sue attività, sollecitando maggior attenzione nella qualità del vivere, nelle potenzialità espressive, in tendenze e orientamenti del gusto, in sensibilità e consapevolezza sociale.
Per questa ragione l’offerta didattica si presenta ricca ed articolata, aperta alle richieste dei docenti, e propone non solo percorsi per gli studenti, laboratori e stage ma anche corsi di formazione per insegnanti, cicli di conferenze aperte al pubblico, incontri con gli artisti, visite guidate alle mostre e tutta una serie di iniziative ed eventi in grado di far vivere il museo come luogo di cultura aperto e ricettivo.  

Per ogni ulteriore informazione è possibile visitare il sito www.museomaga.it




Il mistico profano. Omaggio a Modigliani
 19 marzo – 19 giugno 2010
 
MAGA, Museo Arte Gallarate
 Fondazione Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Silvio Zanella
 Via De Magri 1 21013 Gallarate
 Tel/fax 0331.791266
 
Soci fondatori
 Comune di Gallarate
 Ministero per i Beni e le Attività Culturali
 Partner istituzionali
 Regione Lombardia
 Provincia di Varese
 Sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica
 Con il patrocinio di
 Presidenza del Consiglio dei Ministri
 Senato della Repubblica
 Camera dei Deputati
 
Soci sostenitori
 Yamamay, SEA, BPM, Special Partners, Air italy, Electa, Trenitalia – LeNord

Catalogo: Electa Mondadori
Coordinamento della mostra: Cinzia Chiari
 
Sponsor tecnico
 Ferrari Promotions
 Sponsor istituzionali
 Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus
 Fondazione Cariplo
 Media Partner
 Corriere della Sera
 
Orari martedì-domenica 9.30-19.30
 Lunedì chiuso
 Prezzo del biglietto Euro 8 intero, Euro 5 ridotto
 Infoline 24h/24 02542757
 

 Ufficio Stampa: Carlo Zasio, Tel. 0667232580, carlo.zasio@beniculturali.it
 Ufficio Stampa:
 Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net www.studioesseci.net


 
Il pittore e la modella da Canova a Picasso Casa dei Carraresi - Fondazione Cassamarca Treviso 2010  
 
Italian Way of Seating: 50 years of Italian chairs Queensland Performing Art Center Brisbane/Sydney 2010  
 
La campagna romana dai Bamboccianti alla Scuola Romana. Complesso del Vittoriano, Salone Centrale Roma 2010  
Descrizione

La Campagna Romana dai Bamboccianti alla Scuola Romana

Dal 23 gennaio al 14 febbraio 2010 il Complesso del Vittoriano ospita una mostra che vede protagonista Roma e la suggestiva Campagna Romana nell’arte figurativa attraverso la pittura di genere della seconda metà del Seicento, passando per le rappresentazioni degli artisti presenti nella capitale in occasione del Grand Tour, fino ad arrivare ai XXV della Campagna Romana dei primi del Novecento e ai grandi pittori della Scuola Romana in un percorso che si snoda tra circa 140 opere tra olii, acquarelli, disegni e incisioni provenienti da Collezioni private e per la maggior parte esposte per la prima volta al pubblico.
Promossa dalla Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali -, la mostra si avvale di un importante Comitato Scientifico composto da Fabrizio Lemme, Clemente Marigliani, Francesco Petrucci e sarà inaugurata venerdì 22 gennaio alle ore 18.30 presso il Complesso del Vittoriano. La rassegna è organizzata e realizzata dall’Associazione Culturale Coriolano in collaborazione con Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.


La mostra
“… Attraversammo queste campagne deserte, questa solitudine immensa che circonda Roma fino a parecchie leghe di distanza. Il paesaggio è magnifico: non è una pianura piatta, la vegetazione è rigogliosa e il panorama è qua e là dal rudere di un acquedotto o di antiche tombe, che imprimono alla campagna romana un carattere di grandezza veramente incomparabile. Le bellezze dell’arte raddoppiano l’effetto delle bellezze naturali, evitando quella sazietà che procura il piacere di ammirare paesaggi”. Così Stendhal nel 1827.
La Campagna Romana, quel territorio che, circonda Roma estendendosi a nord sino a Civitavecchia, il Soratte e la riva destra del Tevere, e a sud sino a Terracina lungo il litorale e nella fascia interna dai monti Tiburtini ai Lepini e agli Ausoni, appare già ai pittori del Seicento, del Settecento fino ai protagonisti del Gran Tour e anche oltre, come la terra della solitudine e del silenzio: paludi, prati con orizzonti segnati dal dolce profilo di colline, ampie distese disabitate punteggiate da ruderi, catene montuose fitte di boschi, antichi acquedotti incastonati nei prati. Già nel Seicento molti artisti colgono atmosfere e luci della Campagna Romana, ma è con il razionalismo illuminista che teorizza il paesaggio come precisa trascrizione dell’osservazione naturale che la Campagna Romana diviene oggetto e soggetto dell’interesse diretto degli artisti.
La luce e i colori delle terre intorno a Roma affascinano un po’ tutti gli artisti stranieri attivi a Roma nella prima metà dell'Ottocento. Nei secoli XVIII e XIX, visitare l’Italia è considerato dalle classi colte europee parte essenziale della educazione di ogni giovane gentiluomo. Il termine Grand Tour compare per la prima volta nella traduzione in francese del “Voyage or a Compleat Journey through Italy” dell’inglese Richard Lassels, pubblicata nel 1670 come guida per studiosi, artisti e collezionisti d’arte in visita all’Italia. Il nostro paese viene considerato una tappa obbligata in quanto ricco di testimonianze del vagheggiato passato classico – greco e romano – di paesaggi bucolici e di attestati preziosi della cristianità. Ecco Chateaubriand esclamare: “Appena vedete qualche albero, ma dovunque si levano rovine di acquedotti e di tombe: rovine che sembrano essere le foreste e le piante indigene d’una terra composta dalla polvere dei morti e dai frantumi degli imperi”.
La mostra “La Campagna Romana dai Bamboccianti alla Scuola Romana” vuole essere anche preziosa testimonianza di un “tempo che fu”, un suggestivo viaggio nel tempo e nella memoria che prende il via dai Bamboccianti, scuola pittorica del Seicento che ha come punto di riferimento e maestro Pieter van Laer noto anche con lo pseudonimo di Il bamboccio per il suo aspetto deforme e fanciullesco. Tipico di questa scuola è ritrarre scene popolari di vita comune della Roma papale con particolare attenzione a quel mondo che vive ai margini della società come ruffiani, ladri, giocatori e bari, prostitute e mendicanti. Sulla meditazione di idee caravaggesche quali la libertà compositiva, la maestria nell’usare luci e ombre, i Bamboccianti utilizzano un realismo antiretorico, di vena prevalentemente narrativa, con minute descrizioni di vita popolare e quotidiana.
La Campagna Romana continua ad esercitare un incredibile fascino anche nei secoli successivi. In mostra si possono ammirare le struggenti immagini di Roma, Albano, Ariccia, Nemi, Frascati, Genzano, Anzio, Nettuno solo per citare alcune delle cittadine intorno alla capitale e le rovine romane disseminate nella Campagna Romana. Nell’esposizione figura un’importante tela di Philipp Peter Roos detto Rosa di Tivoli (1657–1706) che ama inserire nelle sue composizioni di pecore e capre le figure di pastori trattati con un’esecuzione raffinata. Pittore di notevole importanza, rappresentato in mostra, è sicuramente Hubert Robert (1733-1808) specializzato nella pittura di rovine e capricci architettonici con figurine guizzanti e fantastiche visioni.
Nella prima metà dell’Ottocento Roma esercita nel panorama artistico europeo un influsso notevole nella costituzione e nello sviluppo delle importanti collezioni d’Europa. La capitale pontificia resta il centro indiscusso della formazione artistica internazionale. Presenti molti artisti stranieri. In mostra figura un importante olio di Martin Verstappen (1773-1853), belga originario di Anversa, autore di pittoresche vedute del lago di Albano e dei dintorni della capitale, attivo a Roma negli anni Venti dell’Ottocento e maestro di Massimo D’Azeglio.
In una mostra sulla Campagna Romana non può certo mancare Bartolomeo Pinelli (1781-1835), Pittor de Roma. Lo scenario rappresentato dall’artista è soprattutto quello della Campagna laziale, delle osterie romane popolate dai personaggi vestiti di costumi popolari.
Da segnalare in mostra la presenza di molti disegni inediti di Charles François Knébel (1810-1877) divenuto “romano” per affetto e “per aver egli da molti anni di lodato esercizio nell’arte, tratto quasi sempre il soggetto de’ suoi quadri dai grandiosi e mirabili punti di vista che i dintorni di Roma offrono tanto frequenti quanto difficili a chiunque non abbia come lui lo studio e la pratica delle lontane prospettive e degli infiniti riflessi di luce a cui danno luogo” (Campello, 1865).
Un capitolo a parte merita l’attenzione verso il costume popolare a partire dalla seconda metà del Settecento. Particolarmente interessante è la riflessione del Gregorovius nel suo peregrinare per la Campagna Romana. “È assai strano che, persino i più piccoli paesi, in Italia si differenzino tanto l’uno dall’altro sia nel costume che nel carattere e nel modo di vestire, come delle piccole repubbliche. Così ogni cittadina costruita sia sui monti che lungo il mare, forma un popolo a sé. Per formarsi un’idea precisa del pittoresco costume nazionale di questi nettunesi bisogna assistere ad una delle loro feste religiose, perché nei giorni feriali ci accorgiamo solo di particolari dettagli come un bellissimo modo di dividere la chioma a metà del capo, attorcigliando i capelli lungo la testa, senza farne una treccia, ma annodandoli con nastri, verdi le ragazze, rossi le donne e neri le vedove, di modo che uno sa sempre come distinguere le zitelle dalle maritate”.
I XXV della Campagna Romana, gruppo di artisti nato nel 1904 con il proposito di rinnovare la tradizione pittorica nella raffigurazione “dal vero” dei luoghi nei dintorni di Roma e che prosegue la sua attività fino al 1930, dedicarono tutta la loro vita allo studio della Campagna Romana intesa nel suo più vasto significato, cioè quel grande scenario della  natura che si estende fra i Colli Albani ed il Soratte sino a comprendere l’agro viterbese e le regioni montagnose e paludose che dalla Sabina, con un grande arco corrono sino a Terracina ed al Circeo. In mostra: Ettore Ferrari (1845-1920), Enrico Coleman (1846-1911), Onorato Carlandi (1848-1939), Paolo Ferretti (1864-1937), Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Dante Ricci (1879-1957), Alessandro Morani (1859-1941), Filiberto Petiti (1845-1924), Carlo Montani (1868-1936), Filippo Anivitti (1876-1955), Umberto Coromaldi (1870-1948), Filiberto Corelli, (1886-1969), Lorenzo Cecconi (1863-1947), Enrico Ortolani (1883-1971), Napoleone Parisani (1856-1932), Alberto Carosi (1891-1967), Edoardo Gioja (1862-1937).
La mostra si conclude con i pittori della Scuola Romana, gruppo vasto ed eterogeneo dai linguaggi espressivi anche molto differenti accomunati però da un atteggiamento di opposizione sia nei confronti degli intellettualismi delle avanguardie, sia nei confronti della revisione linguistica in senso classicista promossa dai gruppi novecentisti che proliferano numerosi nel generale clima di “ritorno all’ordine” degli anni ‘30: Dante Ricci (1879-1957), Carlo Levi (1902-1975), Edoardo Navone (1844-1912), Giovanni Stradone (1911-1981), Carlo Quaglia (1903-1970), Orazio Amato (1884-1952), Giulio Turcato (1912-1995), Corrado Cagli (1910-1976), Francesco Trombadori (1886-1961). In queste opere colpisce come il rigore formale lasci il posto a un’emozionalità fantastica e visionaria, accentuata dai caldi toni bruni rossastri.
Ad Ugo Attardi (1923-2006) e Valeriano Ciai (1928) sono affidate le ultime immagini della rassegna con due olii sui ponti lungo il Tevere, il fiume che per eccellenza segna Roma e la campagna circostante sin dagli albori.

Catalogo: De Luca Editore

INGRESSO LIBERO
Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 –19.30
L’accesso è consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura
Per informazioni: tel. 06/6780664

Ufficio Stampa Comunicare Organizzando: Paola Saba
tel. 06/3225380, fax 06/3224014
cell. 329/9740555
e-mail: p.saba@comunicareorganizzando.it

con la collaborazione di:
Caterina Mollica
tel. 06/3225380, fax 06/3224014
c.mollica@comunicareorganizzando.it


 
La maiolica italiana e lo stile compendiario Museo dell'Arte della Ceramica Ascoli Piceno 2010  
Descrizione


La Maiolica Italiana di Stile Compendiario "I Bianchi"

Dal 30 gennaio all’11 aprile 2010, negli spazi espositivi del Museo dell’Arte Ceramica di Ascoli Piceno, si terrà una mostra dedicata ai “bianchi”, ovvero alla Maiolica Italiana di Stile Compendiario. L’esposizione si sposterà successivamente a Faenza, dov’è in programma al Museo Internazionale delle Ceramiche dal 23 aprile al 22 agosto 2010 e anche a Roma, dove verrà ospitata nei Musei Capitolini, dal 16 settembre al 28 novembre 2010.

La mostra è promossa, ideata e prodotta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno che ha inserito il progetto nel Piano Pluriennale 2008/2010 approvato dall’Organo di indirizzo il 26 ottobre 2007, impegnando complessivamente risorse pari ad € 210.000,00. La mostra, oltre alla rilevante valenza scientifica, ha lo scopo di promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio locale, favorendo momenti di confronto attraverso il dibattito culturale e la presenza di personalità di chiara fama.
Alla realizzazione della Mostra partecipano la Regione Marche, la Provincia e il Comune di Ascoli Piceno, con la collaborazione dei Musei Civici di Ascoli Piceno.
L’evento si avvale di un ampio e prestigioso Comitato Scientifico composto dai maggiori studiosi della materia. Il coordinamento organizzativo è stato affidato a Civita.

La mostra - curata da Vincenzo De Pompeis, direttore del Museo della ceramica di Castelli della Fondazione Raffaele Paparella Treccia - intende analizzare la produzione ceramica che ha avuto il maggior successo sia in Italia che in Europa. Con il termine “bianchi” si indica infatti quella innovativa produzione di maioliche bianche e polite - da una definizione del Garzoni del 1588 – che fiorì a Faenza negli anni quaranta del Cinquecento e si diffuse, in pochi lustri, in gran parte del territorio nazionale e all’estero. Le innovative caratteristiche dei “bianchi” – rivoluzionari per forma, decori e tipo di smalto utilizzati – li resero molto apprezzati oltre che in Italia anche in varie località dell’Europa, dove sorsero specifiche produzioni, talvolta direttamente avviate da ceramisti italiani emigrati. Fuori dai confini nazionali, i “bianchi” faentini hanno assunto una notorietà tale da dar luogo al famoso neologismo faience per maiolica,
a dimostrazione del successo riscosso da questi prodotti anche tra gli stranieri.
 
La loro caratteristica superficie bianca, corposa e coprente per via dell’uso di uno smalto più spesso e più bianco rispetto al passato, permetteva di coprire il biscotto, conferendo alla maiolica brillantezza, luminosità ed un maggior senso di pulizia e di igiene.
Nel Cinquecento i più importanti centri di produzione erano localizzati in Italia Centrale, mentre nel Seicento si ebbero importanti produzioni con caratteristiche stilistiche autonome in altre regioni italiane, tra
cui la Puglia. I “bianchi” si caratterizzavano anche per il maggior movimento delle forme, che si arricchivano di ornamenti plastici ed assumevano un maggiore risalto rispetto al passato.
Infatti, oltre a forme tradizionali derivate dal tornio, venivano prodotte forme opulente e dinamiche, spesso derivate da stampi ed ispirate a modelli in metallo e in vetro, influenzate dal Manierismo. Invece, i decori erano molto più sobri e stilizzati di quelli rinascimentali. Un’ulteriore caratteristica distintiva dei “bianchi” era data da una tavolozza limitata, con ornati generalmente eseguiti usando non più di tre colori, soprattutto il giallo, il blu e l’ocra.
Il momento culminante della produzione dei “bianchi” italiani si ebbe tra la seconda metà del XVI secolo e la prima metà del XVII secolo, mentre successivamente, in quasi tutte le regioni, la produzione proseguì su livelli inferiori sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

Il primo studioso che utilizzò il termine “compendiario” per indicare un particolare stile della maiolica fu Gaetano Ballardini, che si avvalse di un termine usato dagli archeologi per definire un tipo di pittura della Roma imperiale. Lo stile pittorico “compendiario” è uno stile riassuntivo, tecnicamente eseguito con rapide pennellate che portano a raffigurazioni essenziali e stilizzate.

La scelta di dedicare la mostra alla sola produzione dei “bianchi” deriva dalla notevole eterogeneità ed ampiezza della produzione di maiolica italiana di stile compendiario, che sarebbe difficile documentare in modo esaustivo in un'unica mostra. La manifestazione intende rappresentare le tappe e le ragioni del successo dei bianchi, attraverso l’esposizione di circa 130 maioliche, realizzate nelle diverse aree di produzione italiane.
Il percorso espositivo si articola in una sezione introduttiva sul Compendiario e sulla rivoluzionaria produzione dei bianchi e in successive sezioni organizzate per aree geografiche di produzione, a partire da quella che è dedicata al territorio dell’Emilia Romagna su cui insiste Faenza, che costituisce il primo e il più antico centro di produzione dei bianchi di stile compendiario. Le altre sezioni sono dedicate alle aree geografiche necessarie a delineare la storia dei bianchi in Italia: Trentino, Lombardia, Veneto, Liguria, Marche, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Calabria, Molise, Basilicata, Sicilia e Sardegna.
Accanto a opere di celebri botteghe e maestri, saranno esposti lavori meno noti, ma utili a documentare la capillare diffusione dei bianchi in tutta Italia.

fonte:
Ufficio Stampa Civita
Barbara Izzo tel.06 692050220
cell.348-8535647
e-mail izzo@civita.it
Arianna Diana tel.06 692050258
diana@civita.it
www.civita.it – sala stampa


Informazioni Evento:

Data Inizio:30 gennaio 2010
Data Fine: 11 aprile 2010

Ascoli Piceno, Museo dell’Arte Ceramica
Piazza San Tommaso Ascoli Piceno (AP)


 
La natura secondo de Chirico Palazzo delle Esposizioni Roma 2010  
 
L'artista, il poeta Museo della Permanente Milano 2010  
Descrizione


L’artista, il poeta  propone un percorso parallelo fra arte e poesia, attraverso le opere di alcuni tra i maggiori artisti italiani del Novecento che più o meno continuativamente si sono espressi anche attraverso la parola poetica, indagando forme e cadenze della stessa o, più semplicemente, utilizzando la scrittura come uno studio preparatorio, un bozzetto.

Venticinque artisti per una straordinaria rassegna che spalanca le porte alla produzione lirica e non solo pittorica.

Tra temi storici, allegorici e poetici la rassegna ripercorre in modo attento e affascinante la dimensione inesplorata dell’inconscio poetico dei maggiori artisti italiani, pittori e scultori del secolo scorso, che hanno attinto non solo al sentimento e all’estro artistico ma anche all’intelletto della poetica letteraria.
«L’artista, il poeta» propone un percorso parallelo fra arte e poesia, attraverso le opere di alcuni tra i maggiori pittori e scultori italiani del Novecento che si sono espressi anche attraverso la poesia persino utilizzando la scrittura come studio preparatorio. L’esposizione, curata da Flaminio Gualdoni e Alberto Pellegatta, si snoda tra 80 sculture, dipinti e disegni nonché tra tantissimi manoscritti inediti e testi difficilmente attingibili.

Protagonisti di «L’artista, il poeta» sono artisti del calibro di: Vicenzo Agnetti, Luigi Bartolini, Umberto Bellintani, Renato Birolli, Umberto Boccioni, Luigi Broggini, Francesco Cangiullo, Carlo Carrà, Ugo Carrega, Bruno Cassinari, Filippo De Pisis, Farfa, Fillia, Alberto Ghinzani, Renato Guttuso, Mino Maccari, Arturo Martini, Fausto Melotti, Francesco Messina, Regina, Franco Rognoni, Ottone Rosai, Roberto Sanesi, Aligi Sassu, Ruggero Savinio, Toti Scialoja, Scipione, Ardengo Soffici, Emilio Tadini, Ernesto Treccani, Emilio Villa.

In esposizione, circa 80 opere tra sculture, dipinti e disegni, oltre a manoscritti assolutamente inediti e testi dispersi in edizioni introvabili, per riconoscere in questi versi l’arte pittorica e scultorea di alcuni fra gli autori più singolari e straordinari, giunti fino a noi attraverso le più importanti collezioni sia pubbliche sia private, e qui nelle sale della Permanente proposti in un percorso espositivo che rispecchia diligentemente il periodo cronologico stilistico cui le opere si riferiscono.
A testimonianza  del lavoro e della ricerca di questa originale rassegna, unica nel suo genere per modalità di proposta,  la scelta di accompagnare l’esposizione non con un semplice catalogo ma con una vera e propria antologia. (Edizioni Skira)


informazioni tel. 02.6551445
www.lapermanente-milano.it

catalogo mostra: “L’artista, il poeta “, Skira
 

Ufficio stampa mostre
Studio de Angelis - tel. 02 324377 - 02 3270133 - stampa@deangelispress.it

Ufficio stampa Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente
Cristina Moretti - tel. 02 6551445 - ufficiostampa@lapermanente-milano.it


 
Michelangelo Merisi da Caravaggio Scuderie del Quirinale Roma 2010  
Descrizione


Caravaggio non dipinse molto in vita sua. Perché la vita prese spesso il sopravvento sull’arte. E nonostante ciò, nel corso dei secoli sono state attribuite a Michelangelo Merisi molte opere. Per alcuni troppe, per altri semplicemente dubbie.
 
La mostra alle Scuderie del Quirinale  vuole offrire al pubblico solo e soltanto la produzione certa, la  summa  indiscutibile del Maestro. Una carrellata di quadri straordinari, perché straordinaria è la tecnica, la visione e l’innovazione di Caravaggio nell’arte che ne hanno  fatto un pittore unico, perché nessuno prima e dopo di lui ha saputo “dare luce al buio”.

L’esposizione è Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, organizzata dall’Azienda  Speciale  Palaexpo  in  coproduzione  con MondoMostre, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale di Roma, con il supporto di Cariparma.

L’intera carriera artistica di Caravaggio sarà rappresentata lungo i due piani espositivi delle Scuderie in un percorso che non sarà strettamente cronologico, ma teso ad esaltare il confronto tra tematiche e soggetti uguali. Così accanto a  Ragazzo con il canestro di frutta,  una delle più importanti opere giovanili, si vedrà il Bacco degli Uffizi, dove Caravaggio dipinse un’altra eccelsa natura morta, due opere che mai sono state messe prima a confronto diretto, senza contare l’eccezionale presenza della Canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana, mai uscita prima dalla sua sede.
 
Questo  confronto diretto tra  soggetti caravaggeschi vuole essere il  fil rouge  della mostra. E quindi ancora, in ambito sacro, si vedranno, messe a confronto alcune delle grandi  pale  d’altare romane e altre del periodo siciliano, tra cui il  Seppellimento di Santa Lucia, quasi dipinta  in articulo mortis, e che rappresenta il punto estremo della tragica parabola esistenziale del Merisi.

Sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica
In collaborazione con: Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Soprintendenza Speciale
per il Polo Museale Romano
Promotori: Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Azienda Speciale Palaexpo, Fondazione Roma, MondoMostre

Organizzazione: Azienda Speciale Palaexpo e MondoMostre

Sede: Roma, Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio, 16

Periodo: 20 febbraio 2010 – 13 giugno 2010
Orari: da domenica a giovedì 10.00-20.00; venerdì e sabato 10.00-22.30.


Sito internet: www.scuderiequirinale.it e www.mondomostre.it

Curatori: Rossella Vodret, Francesco Buranelli
Ideata da: Claudio Strinati

Catalogo: Skira

Main sponsor: Cariparma
Sponsor: Skira
Sponsor tecnici: Bettoja Hotels, Pierreci, Roma Multiservizi; Dimensione Suono 2
Vettura ufficiale: Toyota
Partner tecnologico: Accenture

Ufficio stampa: Azienda Speciale Palaexpo
Barbara Notaro Dietrich
Tel. 06.48941212 - Cell. 366.6608600
E-mail: b.notarodietrich@palaexpo.it
Piergiorgio Paris
Tel : 06.48941206
E-mail : p.paris@palaexpo.it
Segreteria: Dario Santarsiero
MondoMostre
Sveva Fede
Tel. 06.6893806 - Cell. 336.693767
E-mail: ufficiostampa@mondomostre.it
Con
Rossano Borraccini
Tel. 06.6893806 - Cell. 346.2396029
E-mail: ufficiostampa@mondomostre.it


 
Modigliani, ritratto dell'anima Castello Ursino Catania 2010  
 
Novecento a Napoli, 1910/1980, proposta per un museo Castel Sant' Elmo Napoli 2010  
Descrizione

NOVECENTO A NAPOLI (1910-1980) PER UN MUSEO IN PROGRESS

Conferenza stampa

Napoli, Castel Sant'Elmo

4 marzo 2010 - ore 12.00

  

Nato da un progetto di Nicola Spinosa, il Museo intende documentare, attraverso una selezione condotta con metodo storico-critico, quanto realizzato a Napoli nel corso del Novecento, entro i limiti cronologici indicati, nel campo della produzione artistica; in particolare, da quanti si applicarono, in quegli anni, soprattutto o quasi esclusivamente,  in pittura, scultura e in varie sperimentazioni grafiche. Così da costituire uno strumento indispensabile, ma in città fino a oggi del tutto assente o quasi, perché dell' arte a Napoli nel secolo scorso possano essere adeguatamente evidenziati, come per altri aspetti e momenti della precedente vicenda artistica documentati in vari musei napoletani, ma non solo, tendenze e scelte, ruoli e incidenze, nel campo più vasto delle diverse esperienze condotte in altri ambiti culturali, sia locali che nazionali e internazionali.

Per questo  nuovo  Museo, che si aggiunge alle altre strutture affini dipendenti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli, realizzato, intenzionalmente e significativamente negli spazi del Carcere Alto di Castel Sant'Elmo adiacenti la Biblioteca e la Fototeca di Storia dell'Arte aperte al pubblico, sono state selezionate ed esposte circa 170 opere realizzate da 90 artisti napoletani, ma con l'aggiunta anche di alcune presenze di artisti non napoletani, che con ruoli diversi furono attivi in città.

Si tratta di un nucleo notevole di dipinti, sculture, disegni o incisioni costituito integralmente con opere provenienti dalle stesse raccolte museali della Soprintendenza, dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, dal Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e, soprattutto, con donazioni o con la formula del 'comodato', oggi sempre più diffusa in Italia e da tempo all'estero, di generosi artisti e collezionisti privati. Con il programma o l'auspicio che si tratti solo di un primo nucleo, che, con gli anni a venire, possa ulteriormente accrescersi, così da documentare altri, diversi e successivi aspetti della produzione artistica napoletana, ma non solo, del secolo scorso, per i quali al momento si è ritenuto più opportuno sospendere ogni giudizio critico non basato su sempre indispensabili basi storiche.

La scelta degli artisti e delle opere è stata curata da Angela Tecce, direttrice del complesso di Castel Sant'Elmo, con la costante collaborazione dello stesso Nicola Spinosa, mentre la realizzazione del Museo si è resa possibile per il diretto coinvolgimento nel progetto della Regione Campania-Assessorato al Turismo e Assessorato ai Beni Culturali, con l'utilizzo dei fondi disponibili grazie al co-finanziamento dell'Unione Europea POR- FESR Campania 2007-2013.

La Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte Contemporanee ha concorso, per conto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali,  alla realizzazione dei relativi apparati didattici, informativi e audiovisivi. Con il contributo di Italcoat, Metropolitana di Napoli, Seda Group.

'Novecento a Napoli' si articola attraverso un percorso cronologico suddiviso per sezioni: dalla documentazione della Secessione dei ventitré (1909) o del primo Futurismo a Napoli (1910-1914) al movimento dei Circumvisionisti e del secondo Futurismo (anni Venti-Trenta); dalle varie testimonianze su quanto si produsse tra le due guerre alle esperienze succedutesi nel secondo dopoguerra (1948-1958), dal Gruppo 'Sud' al cosiddetto Neorealismo, dal gruppo del M.A.C. all'Informale o al Gruppo '58. Seguono le sezioni riservate agli anni Settanta, con particolare riferimento, ma non solo, alle Sperimentazioni Poetico-visive e all'attività dei gruppi legati alle esperienze condotte nel campo del sociale. Fino all'ultima sezione, dove è documentata l'attività di quanti, pur continuando a operare dopo l'80 sperimentando linguaggi diversi, si erano già affermati in città in quel decennio, prima che il terribile sisma del 23 novembre colpisse e segnasse nel profondo realtà e prospettive di Napoli e di altre aree meridionali.

Sono state, pertanto, selezionate ed esposte opere di: Carlo  Alfano,  Enrico Baj, Mathelda Balatresi, Renato Barisani, Guido Biasi, Andrea Bizanzio, Giovanni Brancaccio, Giannetto Bravi, Emilio Buccafusca, Enrico Bugli, Francesco Cangiullo, Giuseppe Capogrossi, Luciano Caruso, Guido Casciaro, Giuseppe Casciaro, Luigi Castellano (Luca), Raffaele Castello, Alberto Chiancone, Vincenzo Ciardo, Francesco Clemente, Carlo Cocchia, Mario Colucci, Mario Cortiello, Salvatore Cotugno, Luigi Crisconio, Edgardo Curcio, Renato De Fusco, Lucio del Pezzo, Crescenzo Del Vecchio Berlingieri, Armando De Stefano, Gianni De Tora, Fortunato Depero, Giuseppe Desiato, Bruno Di Bello, Gerardo Di Fiore, Carmine Di Ruggiero, Baldo Diodato, Salvatore Emblema, Francesco Galante, Saverio Gatto, Vincenzo Gemito, Manlio Giarrizzo, Edoardo Giordano (Buchicco), Franco Girosi, Emilio Greco, Raffaele Lippi, Nino Longobardi, Luigi Mainolfi, Antonio Mancini, Giuseppe Maraniello, Tommaso Marinetti, Stelio Maria Martini, Umberto Mastroianni, Rosaria Matarese,  Elio Mazzella,  Luigi Mazzella, Emilio Notte, Mimmo Paladino, Maria Palliggiano, Franco Palumbo, Rosa Panaro, Edoardo Pansini, Guglielmo Peirce, Augusto Perez, Mario Persico, Giuseppe Pirozzi, Gianni Pisani, Carmine Rezzuti, Clara Rezzuti, Paolo Ricci, Guglielmo Roehrssen di Cammarata, Errico Ruotolo, Corrado Russo, Mimma Russo, Quintino Scolavino, Domenico Spinosa, Bruno Starita, Federico Starnone, Tony Stefanucci, Guido Tatafiore, Ernesto Tatafiore, Giovanni Tizzano, Ennio Tomai,  Raffaele Uccella, Maurizio Valenzi,  Antonio Venditti, Gennaro Villani, Eugenio Viti, Elio Waschimps, Natalino Zullo.      

Il Museo dispone, inoltre, di un catalogo edito da Electa, con le presentazioni del Presidente della Giunta Regionale Antonio Bassolino, del Direttore Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l'Architettura e l'Arte Contemporanee Roberto Cecchi e del Soprintendente  Lorenza Mochi Onori; una premessa di Nicola Spinosa, una introduzione della Direttrice Angela Tecce; e con saggi critici di Maria Antonietta Picone Petrusa, Angela Tecce, Mario Franco e Aurora Spinosa, Katia Fiorentino.   

Organizzazione Civita

Didattica: Le Nuvole\Pierreci\Progettto Museo

Video di Mario Franco

Informazioni:848 800 288  


Ufficio stampa:

Soprintendenza, Simona Golia tel.081 2294478 fax 081 2294498; polomusna.uffstampa@arti.beniculturali.it    

Civita, Barbara Izzo, Arianna Diana  tel. 06 692050220-258;  izzo@civita.it

Electa Enrica Steffenini tel.02 21563433;  elestamp@mondadori.it;

Carolina Perreca tel.081 4297435; comunicazione.napoli.electa@mondadori.it


 
Ottocento Veneziano - Veneziano Contemporaneo Museo Nazionale di Villa Pisani Stra 2010  
 
Vincent van Gogh. Campagna senza tempo - Città Moderna Museo del Risorgimento Roma 2010  
 
Zaha Hadid Museo MAXXI Roma 2010  
 
Alighiero Boetti. Mettere l'arte al mondo Museo MADRE Napoli 2009  
 
Amedeo Modigliani - Dessin a boire Villa Mazzarosa Capannori 2009  
 
Barock. Ritorno al Barocco. Museo MADRE Napoli 2009  
 
Burri e Fontana. Materia e Spazio Fondazione Puglisi Cosentino – Pal. Valle Catania 2009  
 
CapoDioMonte Museo di Capodimonte Roma 2009  
 
Chagall e il Mediterraneo Palazzo Blu Pisa 2009  
 
Costanti del Classico nell'arte del XX e XXI secolo Fondazione Puglisi Cosentino – Pal. Valle Catania 2009  
 
Da Afro a Vedova Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba Addis Abeba 2009  
 
Donne di Roma Auditurium Parco della Musica Roma 2009  
 
Emma Ciardi 1879 - 1933 Museo Nazionale di Villa Pisani Stra 2009  
 
Extreme Beauty Palazzo della Ragione Milano 2009  
 
F.T. Marinetti = Futurismo Fondazione Stelline Milano 2009  
 
Filippo e Filippino Lippi. Il Rinascimento a Prato Musée de Luxmbourg Parigi 2009  
 
Francesco Clemente Museo MADRE Napoli 2009  
 
Futurismo Scuderie del Quirinale Roma 2009  
 
Futurismo 1909-2009. Velocità+Arte+Azione Palazzo Reale Milano 2009  
 
Futurismo Dada. Da Marinetti a Tzara. Casa del Mantegna Mantova 2009  
 
Genio, arte e follia. Il giorno e la notte dell'artista Complesso di Santa Maria della Scala Siena 2009  
 
Giotto e il trecento. Il più sovrano maestro stato in dipintura Complesso del Vittoriano Roma 2009  
 
Gli Ospiti di Mariano Fortuny Palazzo Fortuny Venezia 2009  
 
Granet. De Rome à Paris, le plein-air romantique Accademia di Francia Roma / Milano 2009  
 
I Classici del Contemporaneo Museo Nazionale di Villa Pisani Stra 2009  
 
I Fori di Roma. La storia, le storie Visitor Center Roma 2009  
 
I Macchiaioli. Maestri del Realismo italiano. Tokyo Metropolitan Teien Art Museum Tokyo 2009  
 
I maestri di Terrae Motus: Ernesto Tatafiore Palazzo Reale di Caserta Caserta 2009  
 
I Paesaggi e la Natura dell’Arte Museo Arcos Benevento 2009  
 
Il fiore del meraviglioso. Casa dei Teatri, Villino Corsini Roma 2009  
 
La riscoperta di Dada e Surrealismo Complesso del Vittoriano Roma 2009  
 
Lo Zoo di Pinocchio. Disegni di Filippo Sassoli Museo Boncompagni Ludovisi Roma 2009  
 
Love Letters MACRO Roma 2009  
 
Maestri Italiani del XX secolo Palazzo Corvaja Taormina 2009  
 
Mapping the Studio Palazzo Grassi e Punta della Dogana Venezia 2009  
Descrizione


Mapping the Studio: Artists from the François Pinault Collection
dal 6 giugno 2009 fino al 10 aprile 2011 a Palazzo Grassi

Punta della Dogana, l'antica Dogana da mar all'imboccatura del Canal Grande, edificio simbolo della città di Venezia abbandonato da 30 anni, ha riaperto le porte dopo l'importante restauro affidato all'architetto giapponese Tadao Ando da François Pinault ospitando, in qualità di nuovo centro di arte contemporanea della François Pinault Foundation, la mostra Mapping the Studio: Artists from the François Pinault Collection, a cura di Alison M. Gingeras e Francesco Bonami.
 
Distribuita tra gli spazi di Punta della Dogana e Palazzo Grassi, la mostra ospita 200 opere di 60 artisti. Intitolando l'esposizione Mapping the Studio, i curatori si propongono di comunicare l'instancabile vitalità e il tenace spirito di scoperta che nel corso degli anni hanno animato la formazione di una delle più grandi collezione di arte contemporanea del mondo, testimoniando l'analogia tra la dimensione intima dello studio degli artisti e l'appassionata visione personale del collezionista.
 
Questo parallelismo diventa punto di partenza per un dialogo tra le opere di artisti affermati e la produzione delle generazioni più giovani. La mostra propone infatti capolavori dell'arte contemporanea di Jeff Koons, Sigmar Polke, Cindy Sherman, Richard Prince, Cy Twombly, Takashi Murakami, Jake & Dinos Chapman, che costituiscono l'asse portante della raccolta, a cui si affiancano opere di talenti emergenti come Matthew Day Jackson, Adel Abdessemed, Wilhelm Sasnal, Rob Pruitt, Richard Hughes, Nate Lowman, Mark Bradford, Kai Althoff.

Ulteriori informazioni

www.palazzograssi.it

Interviasta a Monique Veaute - Palazzo Grassi / Punta alla Dogana:


Gli artisti in mostra
Biografie artisti - Mapping the Studio

Adel Abdessemed
Nato nel 1971 a Constantine (Algeria). Vive e lavora a Parigi.
Kai Althoff
Nato nel 1966 a Colonia (Germania). Vive e lavora a Colonia.
John Armleder
Nato nel 1948 a Ginevra. Vive e lavora a Ginevra.
Michaël Borremans
Nato nel 1963 in Belgio. Vive e lavora a Gand (Belgio).
Christoph Büchel
Nato nel 1966 a Basilea (Svizzera). Vive e lavora a Basilea.
Mark Bradford
Nato nel 1961 a Los Angeles (California, Stati Uniti). Vive e lavora a Los Angeles (California, Stati Uniti).
Glenn Brown
Nato nel 1966 a Hexham (Regno Unito). Vive e lavora a Londra.
Daniel Buren
Nato nel 1938 a Boulogne-Billancourt (Francia). Vive e lavora a Parigi.
Maurizio Cattelan
Nato nel 1960 a Padova (Italia). Vive e lavora tra Milano e New York.
Jake e Dinos Chapman
Nati rispettivamente nel 1966 a Londra e nel 1962 a Cheltenham (Regno Unito). Vivono e lavorano a Londra.
Matthew Day Jackson
Nato nel 1974 a Panorama City (California, Stati Uniti). Vive e lavora a New York.
Marlene Dumas
Nata nel 1953 a Città del Capo (Sudafrica). Vive e lavora ad Amsterdam (Paesi Bassi).
Erro
Nato nel 1932 a Olafsvik (Islanda). Vive e lavora a Parigi.
Urs Fischer
Nato nel 1973 a Zurigo (Svizzera). Vive e lavora tra Los Angeles, Zurigo e Berlino.
Fischli & Weiss
Nati rispettivamente nel 1952 e nel 1946 a Zurigo (Svizzera). Vivono e lavorano a Zurigo.
Dan Flavin
Nato nel 1933 a Jamaica (New York). Morto nel 1996 a Riverhead (New York).
Lucio Fontana
Nato nel 1899 a Rosario de Santa Fe (Argentina). Morto nel 1968 a Milano (Italia).
Tom Friedman
Nato nel 1965 a Saint-Louis (Missouri, Stati Uniti). Vive e lavora a Leveret (Massachusetts, Stati Uniti).
Gelitin
Collettivo di artisti: Florian Reither, Tobias Urban, Wolfgang Gantner e Ali Janka. Vivono e lavorano a Vienna.
Robert Gober
Nato nel 1954 a Wallingford (Stati Uniti). Vive e lavora a New York.
Felix Gonzalez-Torres
Nato nel 1957 a Guáimaro (Cuba). Morto nel1996.
Mark Grotjahn
Nato nel 1968 a Pasadena (California, Stati Uniti). Vive e lavora a Los Angeles.
David Hammons
Nato nel 1943 a Springfield (Illinois, Stati Uniti). Vive e lavora a Brooklyn.
Mark Handforth
Nato nel 1969 a Hong Kong. Vive e lavora a Miami.
Rachel Harrison
Nata nel 1966 a New York. Vive e lavora a New York.
Richard Hughes
Nato nel 1974 a Birmingham (Regno Unito). Vive e lavora a Londra.
Mike Kelley
Nato nel 1954 a Detroit (Stati Uniti). Vive e lavora a Los Angeles.
Martin Kippenberger
Nato nel 1953 a Dortmund (Germania). Morto nel 1997 a Vienna.
Jeff Koons
Nato nel 1955 a York (Pennsylvania, Stati Uniti). Vive e lavora a New York.
Barbara Kruger
Nata nel 1945 a Newark (New Jersey, Stati Uniti). Vive e lavora a New York e a Los Angeles.
Yayoi Kusama
Nata nel 1929 a Matsumoto (Giappone). Vive e lavora a Tokyo.
Francesco Lo Savio
Nato nel 1935 a Roma. Morto nel 1963.
Nate Lowman
Nato nel 1979 a Las Vegas. Vive e lavora a Brooklyn.
Lee Lozano
Nata nel 1930 a Newark (New Jersey, Stati Uniti). Morta nel 1999 a Dallas (Stati-Uniti).
Paul McCarthy
Nato nel 1945 a Salt Lake City (Stati Uniti). Vive e lavora ad Altadena (California, Stati Uniti).
Otto Muehl
Nato nel 1925 a Grodnau (Austria). Vive e lavora a Faro (Portogallo).
Takashi Murakami
Nato nel 1962 a Tokyo. Vive e lavora a Tokyo.
Bruce Nauman
Nato nel 1941 a Fort Wayne (Stati Uniti). Vive e lavora a Galisteo (Stati Uniti).
Cady Noland
Nata nel 1956 a Washington. Vive e lavora a New York.
Raymond Pettibon
Nato nel 1957 a Tucson (Arizona, Stati Uniti). Vive e lavora a Hermosa Beach (Los Angeles).
Huang Yong Ping
Nato nel 1954 a Xiamen (Cina). Vive e lavora a Parigi.
Michelangelo Pistoletto
Nato nel 1933 a Biella (Italia). Vive e lavora a Biella.
Sigmar Polke
Nato nel 1941 a Olsenica (Polonia). Vive e lavora a Colonia (Germania).
Richard Prince
Nato nel 1949 a Panama (Stati Uniti). Vive e lavora a New York.
Pruitt Early
Rob Pruitt e Jack Early formavano un collettivo di artisti negli anni ‘80 prima di separarsi negli anni ‘90.
Rob Pruitt
Nato nel 1964 a Washington. Vive e lavora a New York.
Charles Ray
Nato nel 1953 a Chicago. Vive e lavora a Los Angeles.
Martial Raysse
Nato nel 1936 a Golfe-Juan (Alpi-Marittime, Francia). Vive e lavora ad Issigeac (Dordogne, Francia).
Wilhelm Sasnal
Nato nel 1972 a Tarnow (Polonia). Vive e lavora a Cracovia (Polonia).
Thomas Schütte
Nato nel 1954 ad Oldenburg (Germania). Vive e lavora a Düsseldorf (Germania).
Cindy Sherman
Nata nel 1954 a Glen Ridge (New Jersey, Stati Uniti). Vive e lavora a New York.
Rudolf Stingel
Nato nel 1956 a Merano (Italia). Vive e lavora a New York.
Hiroshi Sugimoto
Nato nel 1948 a Tokyo. Vive e lavora a New York.
Jean Tinguely
Nato nel 1925 a Friburgo (Svizzera). Morto nel 1991 a Berna (Svizzera).
Luc Tuymans
Nato nel 1958 a Mortsel (Belgio). Vive e lavora ad Anversa (Belgio).
Cy Twombly
Nato nel 1928 a Lexington (Virginia, Stati Uniti). Vive e lavora a Roma e a Lexington.
Piotr Uklan´ski
Nato nel 1968 a Varsavia (Polonia). Vive e lavora a New York.
Franz West
Nato nel 1947 a Vienna. Vive e lavora a Vienna.
Rachel Whiteread
Nata nel 1963 a Londra. Vive e lavora a Londra .


 
Mostra-Atelier "Enzo Cucchi" Triennale Bovisa Milano 2009  
 
Napoli, la Città della Musica/ Naples, City of Music Istituto Italiano di Cultura Los Angeles 2009  
 
Nei Labirinti della Memoria Museo Naz. Palazzo Venezia Roma 2009  
 
Piero Manzoni: A Retrospective Gagosian Gallery New York 2009  
 
Pietro Geranzani. Ombre Ammonitrici Palazzo Ducale Genova 2009  
 
Poiesis Ospedale di Santa Maria del Buon Gesù Fabriano 2009  
 
Raffaello e Urbino Galleria Naz. Delle Marche Urbino 2009  
 
Risonanze 3 - Michelangelo Pistoletto & Giovanni Sollima Auditorium Parco della Musica Roma 2009  
 
Serie e Fuori Serie Triennale Design Museum Milano 2009  
 
Un Mondo Visivo Nuovo L.U.C.C.A Museum Lucca 2009  
 
Usa 1929-1939. Dalla crisi al New Deal Fondazione Mazzotta Milano 2009  
 
 
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